Perché è fondamentale e come praticare un buon esempio come strumento educativo?
Nessuno è perfetto, ma i bambini osservano con attenzione ciò che vedono in casa, a scuola e nella comunità. Il buon esempio dei genitori, degli insegnanti e degli adulti di riferimento non è solo una guida morale, ma è uno strumento potente per formare abitudini, carattere e modi di interagire con gli altri. Cerchiamo insieme di esplorare, attraverso esempi concreti e quotidiani, perché dare il buon esempio a chi sta crescendo, è così importante.
Un pomeriggio, ero in studio e stavo parlando con dei genitori di un bambino con mutismo selettivo, dell’importanza di aprirsi con le altre famiglie della classe del figlio, frequentare i parenti, l’oratorio o i laboratori creativi organizzati dalla scuola. Quei genitori, visibilmente mortificati e tristi, dopo le mie parole, mi confidarono che erano molto impegnati nel lavoro e avevano poco tempo “per stare con gli altri”.
Che peccato perdere le opportunità di far sperimentare al figlio delle relazioni arricchenti attraverso l’esempio. Che peccato non riuscire ad essere, un esempio di apertura e socializzazione per lui.
Ma perché l’esempio è così importante?
Perché i bambini apprendono molto osservando gli adulti, replicando i loro gesti, le reazioni emotive e i modi di risolvere problemi. Quando quello che diciamo in famiglia, coincide con ciò che facciamo, i nostri figli si fidano e interiorizzano i valori in modo più autentico rendendoli concreti piuttosto che solo concetti astratti.
Se poi creiamo una linea educativa tra casa e scuola, i bambini potranno interiorizzare gli stessi valori e i comportamenti degli adulti di riferimento che incontrano anche nell’ambiente scolastico.
Bowlby, psicologo e medico britannico già negli anni 70 scriveva che è proprio sulla base dell’esperienza infantile, che si costruiscono le previsioni per il futuro. Il mondo può allora apparire accogliente o minaccioso, facile o difficile, aperto o chiuso.
Quando poi i bambini crescono, le loro esperienze devono ampliarsi e anche gli esempi devono adattarsi all’età e alle situazioni. Oltre ai genitori e agli insegnanti, anche i nonni, gli zii, gli allenatori sportivi, i maestri di musica, tutti coloro che ruotano attorno ai ragazzi, possono offrire esempi positivi e complementari. Ognuno con l’attenzione di non predicare una cosa e farne un’altra, ma con la cura di essere credibile senza bisogno di mostrare un’eccessiva perfezione. È importante farsi vedere come adulti strategicamente imperfetti. Voler mostrare solo la parte di noi più luminosa, può far sentire i ragazzi impauriti di fronte ai fallimenti e dare a loro il messaggio che non è ammissibile sbagliare. È utile discutere gli errori come opportunità di apprendimento, quando c’è un errore, concentrarsi su cosa imparare da esso e come rimediare.
Concludendo possiamo affermare che dare il buon esempio a chi sta crescendo non è una questione di perfezione o un modo per celebrare sé stesso, ma un impegno quotidiano a vivere in modo coerente i propri valori. L’effetto a volte è lento, ma duraturo: crea fiducia, modella l’autostima e offre una bussola morale che accompagna i bambini e gli adolescenti nel loro cammino verso l’età adulta. Ogni adulto può scegliere di investire nel proprio comportamento, nelle proprie parole e nelle proprie abitudini in modo concreto per dare a chi sta crescendo gli strumenti necessari per prendere decisioni etiche, per avere coraggio, per pensare criticamente e non avere paura. In fondo, il miglior insegnamento è quello che non solo si sente, ma si vede: i figli e gli studenti imparano prima di tutto da ciò che siamo, non solo da ciò che diciamo.
Emanuela Iacchia – Psicologa e psicoterapeuta, Direttore del Comitato scientifico Aimuse