Le favole possono essere uno strumento potente per aiutare i bambini a superare le paure perché attraverso la metafora, l’immaginazione e l’allegoria, permettono ai piccoli di confrontarsi con situazioni difficili o spaventose in un ambiente sicuro. Inoltre, le favole offrono spesso risoluzioni positive in cui i protagonisti riescono a superare le loro difficoltà, mostrando che le paure possono essere affrontate e superate. I personaggi di molte favole incontrano circostanze che inizialmente sembrano spaventose, ma trovano modi per risolvere i problemi e dimostrare coraggio. Le storie danno ai bambini la possibilità di esplorare situazioni simboliche, dove ciò che li spaventa nella realtà viene rappresentato in modo più gestibile nel racconto. Ad esempio, una storia che narra di un super eroe che ha paura di parlare, può aiutare un bambino a non sentirsi debole a causa della sua difficoltà. Attraverso l’identificazione con i personaggi delle favole, i bambini imparano a vedere le cose dal punto di vista dell’altro, sviluppando empatia, comprensione e coraggio.
Le favole quindi non solo offrono un rifugio immaginario, ma possono anche insegnare ai bambini strategie per affrontare e gestire le proprie paure nella vita reale. Ecco allora una favola inventata in studio, insieme ad una bambina con Mutismo Selettivo.
C’era una volta un bambino di nome Leo, dolce e gentile. A casa era un gran chiacchierone, amava giocare e ridere, ma quando si trattava di parlare con gli altri, si sentiva come se una nuvola pesante si posasse sul suo cuore. Ogni volta che doveva dire qualcosa, il suo cuore batteva forte, la sua bocca si chiudeva come una porta blindata e il suo corpo diventava rigido. Per questo, Leo preferiva stare in disparte e guardare gli altri.
Un giorno, mentre si trovava nel parco, vide un gruppo di bambini giocare insieme. Si divertivano, ridevano e chiacchieravano tra di loro. Leo desiderava tanto stare con loro, ma quando provava ad avvicinarsi, la paura gli stringeva la gola, non riusciva a dire una parola e gli tremavano le gambe. — “Vorrei tanto giocare con loro,” pensava Leo, ma la sua ansia lo fermava ogni volta.
Un pomeriggio, mentre camminava da solo sotto un grande albero, incontrò un animale curioso: un Gufo dal piumaggio morbido e grigio, l’eroe del bosco. Il Gufo lo guardò e, con una voce dolce e ferma, gli disse: — “Ciao Leo! Ti vedo spesso camminare da solo. Perché non ti unisci agli altri bambini? “
Leo abbassò lo sguardo, sentendo il solito nodo nella gola. — “Vorrei tantissimo, ma non riesco a parlare con loro. Quando provo a dire qualcosa, la mia voce non esce. La paura mi blocca.”
Il Gufo lo guardò con simpatia e rispose: — “Sai, io non sono mai stato bravo a volare come gli altri gufi. Mi faceva paura alzarmi in volo. Ma poi ho capito una cosa: se non provavo, non avrei mai imparato a volare. La paura può essere un segno che stai per fare qualcosa di grande.”
Leo guardò il Gufo incuriosito, il Gufo eroe del bosco continuò: “Se all’inizio provi a fare anche solo un piccolo sorriso o un saluto con la mano, vedrai che il cuore si sentirà meno pesante.”
Il giorno seguente, mentre Leo camminava nel parco si accorse che i bambini avevano perso la palla ed era finita proprio vicino a lui. Senza pensarci, “Eccola!” disse Leo a Sofia che era venuta a cercarla, poi chiuse le labbra. Sofia felice di riavere la palla, si mise a conversare con lui come se l’amico avesse sempre parlato. Leo un po’ impaurito e un po’ incuriosito, pensò che era il momento di vincere la paura. Con l’aiuto di Gufo e degli altri amici che aveva conosciuto nel bosco, come la civetta Sissi e il riccio Richi, iniziò a comunicare con i bambini, prima attraverso un saluto timido, un sorriso, un suono o un verso imparato dal Gufo e infine con una piccola parola come: “Eccola” che gli usciva molto bene. Ogni volta che riusciva il suo cuore si riempiva di gioia e coraggio e desiderava provare ancora.
Col tempo, Leo scoprì che parlare non era così spaventoso come pensava, ma anzi molto divertente, ora poteva chiacchierare e ridere insieme a tutti.
Emanuela Iacchia – Psicologa e psicoterapeuta, Direttore del Comitato scientifico Aimuse