Facciamo sport? – Lo sport e il mutismo selettivo

Praticare uno sport fa bene, è una cosa che tutti sappiamo, e sicuramente ci permette di sentirci meglio.

Lo sport è fonte di crescita: supporta il fisico e la mente, insegna a faticare, convivere e gestire la gioia della vittoria, la tristezza della sconfitta. Aiuta a prendersi delle responsabilità, mostrarsi agli altri per quel che si è, essere “osservati”, sentirsi fieri e orgogliosi di se stessi.
In più permette di imparare a mettersi in gioco, partecipare, vivere situazioni non consuete, incontrare persone, condividere e fare il tifo per i compagni di squadra, partecipare a competizioni oppure semplicemente fare esercizio insieme a coetanei. E non solo, chi fa sport può provare l’emozione di tenere alta una coppa, portare al collo una medaglia, cadere e rialzarsi, relazionarsi con un mondo diverso da quello della scuola e imparare sempre più a gestire l’ansia. Tutto questo può servire ad un ragazzino con mutismo selettivo?
Può avere un valore ancora maggiore per i nostri bambini oppure può essere una fonte ulteriore di ansia?
Abbiamo chiesto ad alcuni genitori e ragazzi di raccontarci la loro esperienza, e vi presentiamo questa raccolta di esperienze.

Mio figlio e l’Hockey – Mio figlio ha sofferto di mutismo selettivo per tre anni, dall’inizio della scuola dell’infanzia fino all’inizio della seconda elementare. A sei anni, dopo aver provato alcuni sport senza un grande interesse, un giorno è arrivato a casa tutto contento sventolando un volantino che aveva preso da scuola… e da qui, da questo suo grande entusiasmo, è iniziato il suo importante percorso sportivo e di crescita.
L’hockey, il suo sport. Lo ha iniziato a sei anni, e lo pratica ancora adesso, con grande impegno, grandi emozioni e grandi soddisfazioni.

Da subito abbiamo capito, sia io che lui, che quella sarebbe stata la sua strada!
Non è stato tutto facile, ci sono state varie difficoltà da affrontare, difficoltà che già ci possono essere normalmente, ma con un bambino muto selettivo, ancora di più. Le novità, i cambiamenti, le prime lezioni di scuola hockey, l’inserimento in un contesto più grande, il passaggio di categoria, persone nuove con le quali approcciarsi, il doversela cavare da solo nello spogliatoio, le regole e l’impegno che questo sport richiede, i primi tornei, le vittorie, le sconfitte, le emozioni da gestire, vivere e dividere lo spogliatoio con altri bambini…
Ma grazie alla sua passione per l’hockey e grazie al suo allenatore, che abbiamo conosciuto alla sua prima lezione e che abbiamo avuto la grandissima fortuna di avere come persona di riferimento sempre, per tutti gli anni seguenti, che lo ha accolto, gli ha dato fiducia e ha saputo conquistarsi la sua (impresa difficile con un bambino ms), che lo ha aiutato ad inserirsi nel gruppo, facendogli sentire che era importante per la squadra, lasciandogli anche i suoi tempi per abituarsi ai cambiamenti, che lo ha accompagnato e seguito con sensibilità nel suo percorso sportivo e soprattutto di vita, aiutandolo ad affrontare le piccole e grandi difficoltà che ha incontrato…piano piano il mio bambino ha acquistato sicurezza, si è sentito a suo agio, forte e sicuro, tanto da poter uscire dal suo mondo silenzioso e vivere finalmente con la spensieratezza che un bambino si merita.

Secondo me, sia nel contesto scolastico sia in quello sportivo, non vale la pena sprecare tempo cercando di spiegare il ms a qualcuno che non ha né la voglia, né la capacità e nemmeno la sensibilità per comprenderlo, in questo caso il rapporto con il bambino sarebbe “forzato” e difficilmente riuscirà a fare progressi.
La cosa più importante è trovare qualcuno che abbia la sensibilità per seguirlo, se si ha questa grande fortuna, come è stato per noi, il bambino potrà fare grandi progressi!

La sua forza, la sua determinazione, la sua passione per l’hockey e il suo allenatore, sono stati fondamentali per dargli la sicurezza necessaria ad uscire dal suo mondo silenzioso…e per fargli vivere e affrontare la vita e le novità, adesso, con una serenità e una tranquillità da fare invidia!

Maria: il nuoto e la danza – Io da piccola non è che abbia fatto molti sport, un po’ perché comunque sono sempre stata piuttosto pigra, diciamo. E non c’è mai stato nulla che mi ha appassionato davvero.
Ho fatto un anno e mezzo di nuoto quando ero alle elementari, che poi ho abbandonato per un motivo banale ma che per me, che ero muto selettiva, non lo era affatto: l’istruttrice mi aveva ripresa durante un esercizio in acqua che non mi era riuscito molto bene. Mi ero sentita mortificata, mi ero messa a piangere e da lì in poi non sono più andata a nuoto. Penso che nonostante non avessi una forte passione per lo sport, avrei forse continuato, perché comunque era un ambiente diverso da quello scolastico e avevo l’opportunità di stare insieme ad altri bambini, era più stimolante per me sicuramente.
Poi provai danza moderna. Anche quella durò poco. Ero sempre alle elementari e la abbandonai sempre per il fatto che ero un po’ pigra e poi avevo un’insegnante che era troppo rigida. Mi metteva angoscia e quindi lasciai perdere. Però il fatto di stare in un gruppo era molto bello anche lì. Avrei continuato se non fosse stato per queste cose. (Con il mutismo selettivo ci si concentra sempre sulla scuola, che è la parte più difficile secondo me. Bisognerebbe iniziare da ambienti esterni, più rilassanti e meno stressanti. La scuola è l’ultimo scoglio.)
Per anni non ho più fatto sport. Quando avevo 13 anni ripresi a fare danza. Ed è durata stavolta 5 anni. Una mia compagna di classe mi propose se volevo iscrivermi. Era un’associazione sportiva, la Pgs. (Polisportive giovanili salesiane.) Facevamo danza nell’oratorio di questa chiesa, che aveva il teatro all’interno ed era stupendo. Le insegnanti erano giovani e con il gruppo mi sono trovata molto bene. Mi sono sentita subito accolta. Ho fatto anche delle gare con loro ed è stato molto emozionante. Mi è servito molto. Ho imparato tanto. Soprattutto quando andavamo fuori a fare le gare, ho imparato a stare lontano da casa e distaccata dalla mia famiglia anche se erano quattro giorni. Ho imparato a rendermi autonoma un po’ di più. Ho affrontato anche la paura di stare lontano da casa e da tutte le cose e persone alle quali ero affezionata. Perciò è stato molto di aiuto. E mi divertivo un sacco, eravamo un bel gruppo.
Poi c’è stato l’anno della maturità e il nostro gruppo è stato chiuso… per via del fatto che era l’ultimo anno di superiori e quindi nessuna ci andava più (eravamo divise per età) perché c’era tanto da studiare. Io avrei anche continuato, onestamente. Però non è dipeso da me. Ed è un’esperienza che, se tornassi indietro, rifarei altre mille volte

Mari vola sul ghiaccio – Ho 12 anni e sono sempre stata un tronco: a ginnastica non riesco a fare le capriole, da piccola non riuscivo a correre, fare le flessioni, saltare. Ancora oggi ho l’incubo della pallavolo e del dodgeball: al mio fisico ci tengo e se mi faccio male è un guaio! Poi tutti mi guardano e mi sento una schiappa, mi sembra che tutti mi guardano e ridono, nella palestra della scuola.
Però sono brava a fare altre cose, che vi racconto.
Da piccola un giorno sono andata a pattinare su ghiaccio in un villaggio di Natale. Si fa per dire… non era pattinare ma camminare tenendomi alla balaustra, cercando di non cadere. Avete idea di quanto sia scivoloso il ghiaccio? Sembrava burro e le gambe andavano dappertutto.
Ma lì, quel giorno, la mamma ha preso il bigliettino di un insegnante e mi ha detto che qualche lezione mi avrebbe permesso di imparare a stare in piedi e divertirmi di più.
Ho conosciuto quindi Benjamin, che è un ragazzo tasticofan e che mi ha insegnato a pattinare. Lui era un campione e mi ha portata a fare artistico in un grande palazzetto di Milano. E’ stato il mio allenatore per due anni ma poi è andato via.
Sono passata ai corsi ma non mi divertivo molto… era noioso, sempre fermi, sempre a fare le stesse cose… con quelle con la puzza sotto il naso… io sono più sportiva, non mi piace fare le mosse e i balli.

Quelli nella pista di sotto si divertivano mooooolto di più. Ci andava mio fratello, avevano dei pattini lunghissimi e filavano veloci, con le tute strette e il casco… meglio del mio costumino triste…
Un giorno mi hanno invitata a provare… io mi sono innamorata e non ho smesso più. Lo short track è il pattinaggio di velocità su ghiaccio. Ho fatto tante cose in questi anni: tante gare, anche in Francia e il prossimo anno farò quelle ancora più importanti.
Pattinare mi fa sentire libera, veloce, felice. So che non tutti sono capaci quindi mi sento brava in qualcosa. Poi bisogna fare attenzione, essere svegli, superare gli altri, non cadere. Ho fatto tanti amici, e tante amiche anche se non abitano a Milano ma a Torino o nei posti di montagna! Le incontro sempre alle gare. Riesco a parlare, anche se qualche volta gli allenatori (sono tutti maschi!) mi mettono un po’ a disagio. Uno è bravissimo è stato l’allenatore della Arianna Fontana che è il mio idolo e ha vinto le Olimpiadi. Con lui faccio un po’ fatica a parlare… anche se è buono.
A me lo sport piace, io sono felice quando pattino, mi sento libera e penso che tutti dovrebbero provare a correre veloci come il vento.

Tanti sport ma sempre in silenzio – Mia figlia ha fatto nuoto, pallacanestro e pallavolo. Nonostante ottimi allenatori e degli splendidi compagni di squadra, l’attività sportiva non ci ha aiutato col nostro problema. Ci andava volentieri: scarpe, tuta e via. Ma una volta in palestra… testa bassa. Esecutiva. Bravissima. Qualche leggero sorriso davanti ai complimenti di allenatori e compagni. Mai dato il 5 a nessuno. Mai interagito in spogliatoio. A pallavolo doveva dire qualche cosa a voce alta (forse prima di lanciare la palla in battuta) e non c’è stato verso. Mi viene in mente ora.. che quest’inverno ha vinto la campestre del nostro comune. È arrivata prima nella sua categoria. Medaglia stretta di mano da parte di non so chi. Torna a casa e noi le facciamo una grande accoglienza fatta di bravissima sei stata la numero uno.. e lei negava. Ci ho impiegato settimane perché accettasse il fatto di essere arrivata prima su tutte le bambine delle classi del comune. Diceva di aver vinto solo contro le sue compagne. Settimane perché gioisse della sua vittoria. È dura a volte.

Roberta, gli ostacoli e il dialogo con Gadget – Roberta ora ha 15 anni ed ha provato nuoto, ginnastica artistica e tennis. Parlava pochissimo coi coetanei e ancor meno con gli istruttori e diceva che a lei nessuno diceva: “Brava!”
Effettivamente aveva un congelamento anche fisico quindi non brillava in scioltezza e coordinazione.
In prima media ha iniziato equitazione, inizialmente la cosa positiva era la relazione che aveva con il cavallo e la disinvoltura che aveva a sellarlo pulirlo e metterlo nel box… Parlava dicendo a stento sì e no alle istruttrici e pochissimo con le coetanee che però non erano fisse quindi cambiavano ad ogni lezione.

Dopo il primo anno aveva paura di non essere all’altezza di affrontare i primi ostacoli da saltare… ma i “Brava Roby!!” delle insegnanti le hanno dato l’autostima sufficiente per affrontare la situazione e (anche se con ansia) le prime gare…
Adesso dopo quasi 4 anni risponde alla sua insegnante ma non inizia mai una conversazione e non pone domande.
Quando monta a livello fisico è sciolta e sicura anche quando è sopra a cavalli molto grandi.
Questo sport le ha dato molta autostima e serenità… non vuole saltare nessun allenamento e la vedo a suo agio.Questo le da modo di parlare con le sue amiche e i conoscenti di questa sua passione
Dato che a scuola, a causa del MS, ha poche soddisfazioni, sopra il cavallo si sente coinvolta in un rapporto dove ognuno deve dare il meglio senza parlare… anche se spesso parla a Gadget quando sono soli!

Daniele e la pallavolo – Daniele ha praticato, dai 5 ai 10 anni, il karate che lo ha aiutato a prendere coscienza di sé, del suo corpo, di come muoversi in modo meno impacciato. Con i compagni ha iniziato a parlare quasi subito, con gli insegnanti c’è voluto un po’ più di tempo ma loro non avevano fretta, hanno saputo aspettare.
A 8 anni ha voluto provare la pallavolo, l’approccio è stato diverso anche perché si era già sbloccato un po’. Si è integrato molto bene, sia con chi conosceva già, sia con i nuovi compagni. Ora ha deciso di praticare solo la pallavolo, non è un super campione ma gli piace tanto, è felice e a noi interessa questo. A fine scuola, questo è il terzo anno, frequenta per una settimana lo sport camp, dove i ragazzi vengono messi a contatto con i vari tipi di sport che si possono nella nostra zona: equitazione, volley, calcio, basket, hip hop, rugby, atletica, pallanuoto. Gli piace molto anche se gli sport dove puoi avere uno scontro fisico con l’avversario, non sono i suoi preferiti. Comunque in questo ambito si è sempre trovato bene, ha sempre parlato con tutti bambini e adulti. Sicuramente è una esperienza positiva!

Marica ama la danza – Mia figlia fa danza (classico moderna tip tap) ha sostenuto anche gli esami : abbiamo presentato i documenti per chiedere che non le venisse chiesto di salutare e rispondere all’appello agli esami, questo non l’ha esentata dalla valutazione sull’espressione facciale. Le sue insegnanti di danza l’hanno assecondata in questi anni per non avere effetti opposti. Ora che ha iniziato a parlare in classe a scuola, è migliorata anche nella danza. A una lezione di danza è venuta la maestra di scuola e l’ha fatta parlare e visto che una bambina del corso di danza è sua allieva, ha dato delle dritte a questa bambina su come fare partecipare Marica al gruppo. Le insegnanti di danza hanno visto Marica parlare, quindi ora le chiedono di parlare, non necessariamente davanti alle altre bambine se la vedono impacciata.

Mattia piccolo calciatore – A Mattia il calcio ha aiutato tantissimo. Sarà che è proprio portato, ma lì ha sempre parlato. Gli è servito per migliorare l’autostima. Il calcio è la sua passione… anche x il rapporto con gli amici, lo stimano tanto e per loro il mutismo passa in secondo piano.

Ilenia ha scoperto la danza moderna – Ilenia pratica danza moderna da settembre. Sul palco è molto disinibita e a suo agio. Ieri si è svolto il suo secondo saggio e il presentatore ha chiesto a tutto il gruppo, bambina per bambina, di presentarsi dicendo il proprio nome al microfono. Mia figlia era la prima… ha praticamente rotto il ghiaccio e mai mi sarei aspettata di sentirla pronunciare il suo nome a voce alta di fronte a un pubblico numeroso.

Miriam e le gare di danza contemporanea – Miriam 9 anni , ms da 5 anni, fa danza contemporanea. Premetto che aveva il terrore della musica alta… beh in seconda elementare ci siamo trasferite e ha voluto iscriversi a danza con le sue amiche. Siamo al terzo saggio e ha gia fatto 8 gare vincendo quasi sempre il primo posto anche se quando chiedono il suo nome lei sorride solo… ed è tanto.

Luca, giocatore di basket – Luca, 9 anni, ha iniziato a praticare basket da quando aveva 4 anni . I primi tempi sono stati duri perché lui partecipava alle attività ma si bloccava quando c’era da parlare. Piano piano è diventato sempre più disinibito, ha iniziato a parlare con i compagni, a migliorare le sue prestazioni e a compiacersi della sua bravura. Io ho sempre pensato che a lui lo sport ridava nuova linfa vitale, lo riportava in una dimensione in cui era finalmente felice e (quasi) spensierato.

Dopo 5 anni continua a frequentare basket, non ha mai voluto provare altro, non parla con gli istruttori ma si è sbloccato con i compagni e i genitori dei compagni. Adora partecipare ai tornei, alle partite con gli spettatori , far vedere quello che sa fare e ha imparato a perdere anche con dignità! In questi anni, davvero, in certi momenti ho pensato che lo sport fosse la sua principale valvole di sfogo e non riesco nemmeno ad immaginare il nostro percorso senza.

Aurora e la danza – Aurora … 11 anni, danza. Da quando aveva 4 anni ed è stata la sua fortuna… ha alzato il suo livello di autostima, ha trovato delle nuove amiche (che non l’hanno mai etichettata) ed è riuscita ad esprimersi senza parlare. Non è stato semplice all’inizio, ma ora è l’unica cosa che riesce a calmarla dall’ansia della scuola!!!

Lucia e l’equitazione – Mia figlia Lucia, 5 anni e mezzo, ha iniziato da poco equitazione ma devo dire che ha avuto un impatto molto positivo; da subito ha risposto alle domande dell’istruttrice che mi ha detto che se non le avessi parlato del ms, non avrebbe notato nulla di strano. Ha acquisito piu sicurezza, da premettere che mia figlia è molto paurosa… e lì fa cose che non avrei mai creduto potesse fare con i cavalli! il contatto con gli animali in generale lo vedo molto positivo, lo stare all’aria aperta è importante per loro. L’esperienza positiva della lezione di equitazione le ha dato più fiducia anche nel provare a fare giochi di cui aveva paura (tipo scivolo ai gonfiabili) insomma le ha dato un po di coraggio nel provare.

Il pattinaggio a rotelle – Mia figlia fa pattinaggio a rotelle. Le insegnanti sono bravissime ma con il suo ms non l’ha aiutata, non dice una parola neanche con le altre bambine che si avvicinano.

Tanti sport – Danza, pattinaggio, pallavolo e infine ginnastica artistica… la sua propensione allo sport le ha aumentato considerevolmente l’autostima e fatto fare progressi con la parola e i compagni. Direi sì, fare sport aiuta.

Un grazie speciale a tutte le mamme e alle ragazze che hanno raccontato la loro esperienza, quella dei loro figli, nell’attesa di ricominciare un nuovo, bellissimo anno sportivo!

Daniela Conti

Spazio giovani. Il primo spettacolo

Il primo spettacolo

Se il silenzio è suono, io posso dire di essermi approcciata per la prima volta a questa forma di silenzio quando frequentavo la prima media. In quel periodo espressi il mio desiderio di voler imparare a suonare uno strumento musicale, in questo caso la chitarra. Desideravo suonare la chitarra inizialmente per curiosità: credevo sarebbe stato interessante esserne capace. In seguito il mio desiderio non riguardò più solo la mia curiosità, ma anche la volontà di superare l’ostacolo che mi ritrovo costantemente davanti. Questo desiderio accrebbe quando, al corso di chitarra, mi convinsero che appena fossi salita sul palcoscenico e avessi suonato il mio brano musicale, sarei riuscita ad abbattere l’imponente montagna sempre fissa dinanzi a me.

Arrivò il giorno dello spettacolo finale ed ero così agitata (agitatissima!) all’idea di riuscire a superare finalmente  il mio ostacolo, che mi sudavano così tanto le mani da non riuscire a trovare il plettro della mia chitarra e di conseguenza non riuscii a controllare che fosse accordata correttamente.

Mano a mano che si avvicinava il momento di salire sul palcoscenico l’ansia aumentava a dismisura, tanto da rendermi conto di non riuscire a ricordare il brano musicale che avrei dovuto suonare in seguito. Quando salii sul palcoscenico e iniziai a suonare il brano che avevo scelto, l’ansia cominciò a diminuire fino a scomparire completamente. Riuscii a suonare la composizione musicale e incominciai a sentirmi a mio agio sul tanto atteso e temuto palcoscenico.
La serenità però svanì non appena mi resi conto che non era cambiato niente, che il grande ostacolo che mi ero tanto ripromessa di superare era ancora lì, proprio davanti a me. I sentimenti iniziali furono d’agitazione per essere salita su un palcoscenico, di amarezza per aver creduto fino in fondo di essere in grado di scalare l’insormontabile montagna e di delusione, per non esserci riuscita. Ero talmente tanto arrabbiata che non volevo più avere nulla a che fare con la chitarra o qualsiasi altro strumento musicale. Ero arrivata al punto di volerla addirittura vendere.

Tuttavia dopo il primo momento iniziale di rabbia, agitazione e amarezza, compresi che non poteva bastare salire solo una volta su un palcoscenico per poter finalmente liberarmi dal mio stato di timidezza, ma era stato un piccolo passo, una sfida con me stessa che ero riuscita a vincere. Mi resi conto che, nonostante tutto, avevo trascorso un’importante serata, ricca di emozioni e sensazioni particolari, indescrivibili a parole.

G.

Eventi Futuri

Eventi febbraio – aprile 2018

 

16 febbraio 2018 – CALABRIA

Rose (CS) presso l’Istituto Comprensivo in Viale Italia
ore 15:30
Relatrice Dott.ssa Paola Ancarani.
Parteciperanno all’evento il sindaco e la dirigente scolastica.
Durante l’incontro interverranno specialisti in musicoterapia e pediatria.

 

19 febbraio 2018 – PUGLIA

Casarano (LE) presso l’Istituto Comprensivo Polo 3 “Galileo Galilei”
ore 16:00
Evento per genitori e insegnanti: “Quando le parole non escono: conoscere il mutismo selettivo per saperlo affrontare a casa e a scuola”

Dopo i saluti della dirigente scolastica Augusta Primiceri e della Dr.ssa Mina D’Amuri, refrente provinciale di A.I.Mu.Se, interverranno la Dr.ssa Marta Colella, Psicologa psicoterapeuta “Caratteristiche e criteri diagnostici del Mutismo Selettivo” e la Dr.ssa Michela Francia, psicologa, psicoterapeuta con “Strategie per aiutare il bambino a casa e a scuola”. Chiuderà la testimonianza della docente Angela Taurisano del Secondo Istituto Comprensivo Francavilla Fontana (BR).  A seguire dibattito aperto

 

24 Febbraio 2018 – LAZIO

Roma, presso l’Hotel NH Leonardo da Vinci, Via dei Gracchi 324
Tavola Rotonda  “Mutismo Selettivo: Discussione sui casi di studio”
Appuntamento formativo di secondo livello per specialisti – previa iscrizione, a numero chiuso.
Per info: http://www.aimuse.it/2018/01/roma-24-febbraio-2018-tavola-rotonda-specialisti-mutismo-selettivo-discussione-studi-di-caso/

 

3 marzo 2018 – EMILIA ROMAGNA

Bologna (BO) presso il Centro civico “Lino Borgatti” in Via Marco Polo, 51
ore 10:00
Con il Patrocinio del Quartiere Navile di Bologna
Incontro genitori: confronto, aiuto, condivisione parlando di Mutismo Selettivo. Con la Dr.ssa Caterina Mirella Donato – Psicologa psicoterapeuta della Rete A.I.Mu.Se.

 

4 marzo 2018 – VENETO

Padova (PD) presso ex sala comunale Quartiere 2 Nord in Via Curzola, 15
ore 15:00
Incontro genitori: Momento di ascolto e condivisione parlando di Mutismo Selettivo. Con la Dr.ssa Denise Farlati Pinton – Psicologa clinica della Rete A.I.Mu.Se. e la Dott.ssa Silvia Rattin Psicologa Psicoterapeuta della Rete A.I.Mu.Se.

 

13 marzo 2018 – SARDEGNA

Cagliari (CA) presso il MEM Mediateca Mediterranea in Via Goffredo Mameli, 164
ore 15:00
Relatrice Dr.ssa Anna Biavati-Smith, psicologa e logopedista

 

23 marzo 2018 – LOMBARDIA

Milano (MI) presso METIS in Corso Buenos Aires, 64/D
ore 18:00
Conferenza: “Mutismo Selettivo: il disturbo d’ansia che blocca la parola”

Incontro divulgativo per genitori e insegnanti
Parteciperanno all’incontro Elisa Marchio, Presidente A.I.Mu.Se.
Dr.ssa Emanuela Iacchia, Psicologa Psicoterapeuta e membro del Comitato scientifico A.I.Mu.Se.

 

13 aprile 2018 – TRENTINO ALTO ADIGE

Bolzano (BZ) presso il Liceo Classico Carducci

Primo seminario formativo in Trentino: “Dare voce al mutismo selettivo: il disturbo d’ansia che blocca la parola”

 

20 aprile 2018 – EMILIA ROMAGNA

Castelfranco Emilia (MO) presso Istituto Comprensivo Guinizelli in Via Risorgimento, 58
ore 17:00
“Un silenzio da ascoltare. Riconoscere e affrontare il Mutismo Selettivo a scuola e a casa” Seminario per insegnanti, genitori e quanti interessati

Relatori: Dr. Giuliano Cuoghi – psicologo psicoterapeuta, Centro Terapia Cognitiva di Bologna, docente presso la Scuola Bolognese di Psicologia Cognitiva
Loretta Finch, docente scuola primaria
Dr.ssa Caterina Mirella Donato, psicologa psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza, e insegnante.

Delegazione Toscana
Numerosi incontri di auto-aiuto tra genitori, gestiti dai referenti provinciali e soci-volontari della delegazione Toscana Aimuse.
Per le date e i luoghi di incontro nel mese di febbraio, clicca qui:  http://www.aimuse.toscana.it/

Prossimi eventi settembre – ottobre 2017

30 Settembre 2017  – Lugano

Seminario gratuito rivolto a genitori, terapisti, docenti e a chiunque voglia conoscere o approfondire le dinamiche psicologiche alla base del mutismo selettivo: “Mutismo Selettivo: Il disturbo d’ansia che blocca la parola”.

 Ore 9:30 – 13:00

Aula Magna presso L.U.de.S. Lugano Campus

Via dei Faggi 4, CH-6912 Pazzallo (Svizzera)

Apertura del Seminario:

Vito Potenza, Vice Presidente UCM – United Campus of Malta

Introduce:

Elisa Marchio, Presidente Nazionale A.I.Mu.Se

Relatore:

Emanuela Iacchia, Psicologa e Psicoterapeuta. Docente nel Corso di Laurea in Fisioterapia Semmelwies University, Ludes Lugano Campus – Comitato Scientifico A.I.Mu.Se – Medici in Famiglia, Milano


30 Settembre 2017 e 1 Ottobre 2017  Bussero – Milano

Doppio Appuntamento sul Mutismo Selettivo: “Il Silenzio e le parole. Viaggio nel Mutismo Selettivo tra scrittura e immagini”

Sabato 30 Settembre

Ore 11: Presentazione del libro “Ti hanno mangiato la lingua? di Daniela Conti e mostra di illustrazioni di Maite Damone.

ore 15: Laboratorio Espressivo Artistico per bambini dai 6 ai 10 anni, condotto da Maite Damone e Manuela Sapienza. Prenotazione obbligatoria.

Domenica 1 ottobre

Ore 15:30 Incontro sul mutismo selettivo a cura di A.I.Mu.Se. (Associazione Italiana Mutismo Selettivo)

Auditorium Biblioteca, via Gotifredo da Bussero 1, Bussero (Mi) 

Intervengono:

Elisa Marchio, presidente A.I.Mu.Se, Referente Lombardia “Il Mutismo Selettivo, i genitori e l’Associazione A.I.Mu.Se.”

Dott.sa Emanuela Iacchia, psicologa e psicoterapeuta presso Medici in Famiglia di Milano e membro del Comitato Scientifico di A.I.Mu.Se. “Il trattamento del mutismo selettivo: come intervenire a casa e a scuola.”

Dott. Marco Vicari, psicologo, psicoterapeuta e musicoterapeuta: “Dal suono alla parola: l’esperienza della musico-terapia a favore di bambini con Mutismo Selettivo”

All’incontro saranno presenti Daniela Conti autrice del libro “Ti hanno mangiato la lingua?” e Maite Damone autrice della mostra e illustratrice.


2 Ottobre 2017 Novara

Il primo evento A.I.Mu.Se a Novara – Seminario informaitvo-formativo: “Mutismo Selettivo, come riconoscerlo e affrontarlo” .

Ore 17:00

Istituto Comprensivo Statale “Achille Boroli”

Via Lorenzo Magalotti n.13 – Novara (NO)

Intervengono:

Domenico Briesich, Dirigente Scolastico

Elisa Marchio, Presidente Nazionale A.I.Mu.Se

Monica Baroni, Psicologa e Psicoterapeuta: “Comprendere il Mutismo Selettivo: caratteristiche e criteri diagnostici”

Emanuela Iacchia, Psicologa Psicoterapeuta, Comitato scientifico A.I.Mu.Se: “Come affrontare il Mutismo Selettivo a casa e a scuola”


Sabato 7 ottobre 2017  – Torino

Corso di formazione: ” Mutismo Selettivo – Quell’ansia che blocca la parola”

ore 9:30 Prima sessione: Inquadramento Diagnostico

ore 11:15 Seconda sessione: Le relazioni, la famiglia e la scuola

ore 14:30 Terza sessione: La terapia nelle diverse età

ore 16:15 Quarta sessione: il confronto

ore 18:15 Conclusione lavori

ore 18:30 Compilazione Questionario di verifica ai fini ECM

STPC Torino

Via Teofilo Rossi Conte di Montelera n.3 – Torino (TO)

Docente:

Dott.ssa Emanuela Iacchia, Psicologa e Psicoterapeuta dell’età evolutiva, Docente di Psicopatologia dello sviluppo nelle Scuole di Specializzazione di Psicoterapia cognitivo-comportamentale. Didatta Sitcc. Medici in Famiglia, Milano. Comitato Scientifico A.I.Mu.Se


13 Ottobre 2017  – Teramo

Seminario Formativo: Il “silenzio” nel Mutismo Selettivo: come riconoscere, accettare e affrontare

Dalle ore 15:00 alle ore 19:00

Università degli studi di Teramo – Presso Aula Tesi, Plesso di Scienze Politiche (adiacente all’ingresso del Rettorato)

Via Balzarini n.1, CAP 64100, Teramo (TE)

Intervengono:

Prof. Parisio Di Giovanni, Delegato e Relatore dell’Università di Teramo: “L’Empowerment nel Mutismo Selettivo”

Marco Lauciani, Vice Presidente A.I.Mu.Se

Roberto Gemmi, Referente A.I.Mu.Se per l’Abruzzo

Dott.ssa Marta di Meo, Psicologa e Psicoterapeuta: “Come segnalare e intervenire in classe – Aspetti del Trattamento”

Dott. Renato Cerbo, Neuropsichiatra – Direttore U.O.C.N. Infantile, Ospedale Civile S. Spirito, Pescara: “Diagnosi – Farmacologia – Aspetti medici del Mutismo Selettivo”

Romina Bracchi, Referente A.I.Mu.Se per l’Umbria, Testimonianza: “Il Silenzio è una Voce”

Contributo del Provveditorato agli studi di Teramo, La Normativa Vigente sui BES

Relatore Dott.ssa Maria De Dominicis

Dibattito


Venerdì 13 Ottobre 2017 –  San Demetrio Corone, Cosenza.

Seminario informativo-formativo per docenti, genitori e interessati: “Le parole bloccate: riconoscere e affrontare il Mutismo Selettivo”.

Ore 16:30

Istituto Omnicomprensivo

Via Dante Alighieri n. 146, CAP 87069 – San Demetrio Corone (CS)

Intervengono:

Prof.ssa Concetta Smeriglio, Dirigente Istituto Omnicomprensivo

Dr.ssa Paola Ancarani, Professional Councelor, Trainer e Mediatrice familiare. Referente per la Calabria di A.I.Mu.Se

Dr.ssa Sonia Falcone, Musicoterapeuta. Rete Specialisti A.I.Mu.Se

Prof.ssa Giuseppina Marchianò, Responsabile scolastico per B.E.S. e D.S.A.


28 Ottobre 2017

Incontro a Napoli (in fase di organizzazione)

17 Novembre 2017

Terranova da Sibari – Provincia di Cosenza (In fase di organizzazione)

PILLOLE di PARENT TRAINING: i Killer dell’autostima: l’inquisizione

PILLOLE di PARENT TRAINING: i Killer dell’autostima: l’inquisizione

di Dott.ssa Paola Ancarani

Autostima. Ecco una parola che risuona continuamente quando parliamo delle difficoltà di chi vive il mutismo selettivo, quindi proviamo a guardarla più da vicino. Cosa significa?

Autostima è la capacità di attribuire a se stessi un valore, perciò possedere un buon grado di autostima significa avere maturato la capacità di valutare correttamente (fare una stima) sia le nostre qualità, sia i nostri punti deboli, tenendo conto che esiste un ambiente sociale con il quale siamo in relazione, che proviamo emozioni, che abbiamo pensieri basati su convinzioni e che, non ultimo, viviamo un corpo che ci invia informazioni e sollecitazioni.

L’autostima è la colonna portante della nostra identità, quindi, per fare qualche esempio: una persona che si auto incensa non è qualcuno che ha una buona stima di sé, al contrario, i suoi parametri sono da rettificare esattamente come lo sono quelli di una persona che eccede in autocritica o di una persona che si denigra in via preventiva.

In altre parole: ci si autostima correttamente quando ci si giudica positivamente in qualità di esseri umani ed al tempo stesso si valutano i propri comportamenti conferendo loro il segno che effettivamente meritano, quindi anche negativo, ma senza che ciò comporti una destabilizzazione del nostro intero essere. Il nocciolo della questione sta dunque tutta nel distinguere ciò che siamo da ciò che facciamo.

I killer dell’autostima deformano e distruggono proprio la capacità di fare questa distinzione, appare ovvio allora perché siano nemici da riconoscere e combattere.

Iniziamo oggi la caccia per stanare i 6 più spietati ed occupiamoci del N. 1: l’INQUISIZIONE.

Perché hai rotto il giocattolo? Perché non hai fatto i compiti? Perché hai picchiato tuo fratello? Perché non mangi? Perché non stai fermo? Perché non parli?…

I genitori vorrebbero capire e chiedono perché, ma i figli invece di rispondere si ritraggono, cercano scuse, inventano bugie, si arrabbiano, si bloccano. Per gli adulti queste NON sono risposte accettabili e quindi insistono, fino a quando non si innervosiscono a loro volta e la comunicazione si chiude. Ecco, il killer n.1 ha colpito.

Il primo killer dell’autostima è L’INQUISIZIONE.

Inquisire o incalzare chiedendo perché, NON funziona. Anche per i grandi spesso è difficile rispondere a domande che mirano a decodificare la ragione, ad esempio, di un comportamento impulsivo o autodifensivo, figuriamoci per un bambino o per un adolescente.

Davanti al perché i bambini, gli adolescenti e spesso anche gli adulti, maturano un senso di disagio, temono di essere criticati, di ricevere altre domande, di dire la cosa sbagliata, di non sapersi spiegare, di peggiorare le cose; inquisire indebolisce l’autostima e castra la possibilità di diventare consapevoli del proprio modo di agire e reagire.

Che fare allora?

Un primo rimedio pratico contro l’inquisizione è sostituire il “perché” con il “cosa”. Cosa è successo prima che il giocattolo si rompesse? Cosa ti ha impedito di fare i compiti? Cosa ti ha fatto così arrabbiare con tuo fratello? Cosa ti impedisce di mangiare? Cosa ti fa muovere tanto? Cosa ti blocca la voce?

Insomma l’obiettivo è rivolgere ai figli interrogativi che aprono (frasi-invito) anziché chiudere (frasi-rifiuto) e poi tacere, per lasciare spazio all’ascolto di tutto ciò che, pian piano, loro riusciranno e vorranno dire, accettando che i loro tempi e silenzi potrebbero non coincidere con quelli che i genitori vorrebbero.

Quindi cari genitori fate un bel respiro e mettetevi in posizione di caccia, per allenarvi a scovare e sconfiggere killer n.1, fatelo fino alla prossima volta, quando ci occuperemo dei killer n. 2 e n. 3: che, lo sveliamo in anteprima sono: i giudizi e le parole a tutti i costi.

Alla prossima “pillola”.