Bussero (Mi): doppio appuntamento sul Mutismo Selettivo

La Biblioteca Comunale di Bussero presenta:
“Il Silenzio e le parole. Viaggio nel Mutismo Selettivo tra scrittura e immagini”
C/o Auditorium Biblioteca di Bussero (Mi)
con il Patrocinio del Comune di Bussero e la collaborazione di A.I.Mu.Se.
Eventi inseriti nel programma di “Bussero in Festa”.

Sabato 30 settembre

Ore 11: Presentazione del libro “Ti hanno mangiato la lingua? di Daniela Conti e mostra di illustrazioni di Maite Damone.
ore 15: Laboratorio Espressivo Artistico per bambini dai 6 ai 10 anni, condotto da Maite Damone e Manuela Sapienza. Prenotazione obbligatoria.

Domenica 1 ottobre

Ore 15:30 Incontro sul mutismo selettivo a cura di A.I.Mu.Se. (Associazione Italiana Mutismo Selettivo)
Intervengono:

Elisa Marchio, presidente A.I.Mu.Se, Referente Lombardia “Il Mutismo Selettivo, i genitori e l’Associazione A.I.Mu.Se.”
Dott.sa Emanuela Iacchia, psicologa e psicoterapeuta presso Medici in Famiglia di Milano e membro del Comitato Scientifico di A.I.Mu.Se. “Il trattamento del mutismo selettivo: come intervenire a casa e a scuola.”
Dott. Marco Vicari, psicologo, psicoterapeuta e musicoterapeuta: “Dal suono alla parola: l’esperienza della musico-terapia a favore di bambini con Mutismo Selettivo”

All’incontro saranno presenti Daniela Conti autrice del libro “Ti hanno mangiato la lingua?” e Maite Damone autrice della mostra e illustratrice.

Vi aspettiamo!
Auditorium Biblioteca, via Gotifredo da Bussero, 1 Bussero (Mi) 029503511

biblioteca@comune.bussero.mi.it

Come arrivare: fermata MM2 Bussero / uscita autostrada Agrate Brianza / ss. Padana Superiore.

 

PILLOLE di PARENT TRAINING: La coppia come squadra

PILLOLE di PARENT TRAINING: La coppia come squadra
Dott.ssa Paola Ancarani

Uno dei temi spinosi quando si lavora con le famiglie è il rapporto di coppia tra i genitori.

Ogni coppia è coppia a modo suo, ma fare/non fare squadra è la condizione per la quale due genitori possono o meno essere un aiuto efficace per i propri figli. Selettivamente muti o no.

Nel caso specifico dei bambini e ragazzi con mutismo selettivo è fondamentale riuscire a sviluppare – volontariamente e strategicamente – uno schema di “gioco” comune, senza questo accade infatti che i fattori bloccanti possano rinforzarsi e complicarsi e che le conseguenze arrivino ad inficiare anche l’ottimo lavoro fatto su altri fronti.

Occorre perciò essere coraggiosi e onesti con se stessi, rendendosi sul serio disponibili a fare un po’ di correzioni in merito a cosa facciamo e diciamo e sul come mettiamo in atto le azioni e le comunicazioni all’interno della nostra relazione di coppia. Questo COSA e questo COME sono infatti ogni giorno sotto gli occhi dei figli, entra nelle loro orecchie, li tocca e li penetra come unguenti sulla pelle, non possiamo perciò davvero credere che NON li condizioni. Positivamente e/o negativamente.

Comprensibilmente le reticenze che ognuno può sentire, all’idea di mettersi in discussione come parte di una coppia, sono molte, da ciò derivano tante argomentazioni (giustificazioni?) diverse, ad esempio: io lavoro e non ho tempo. Non credo che serva. Non c’è ragione per sprecare soldi ed energie in questo visto che il problema ce l’ha il figlio/a. Non c’è alcun bisogno perché nella nostra coppia è tutto a posto. Lo farei se mio marito/moglie fosse disponibile (ma già so che non lo è) e così via, tutti discorsi rispettabili e, percentualmente, possibili, ma che nella sostanza non solo altro che difese.

La realtà infatti è che attraverso problemi di tempo, organizzazione, convinzione ecc. ciascuno si protegge, come con uno scudo, perché mettersi a nudo, per assumersi la proprietà e la responsabilità del proprio agire, pensare, sentire, parlare, tacere, fa paura, per questo la reazione è quella di dire NO. Cambia lo stile o il momento in cui lo si dice, ma il significato resta NO.

Questo NO purtroppo è dannoso, perché, in verità, aprirsi alla possibilità di guardare in faccia il proprio mondo interno, anche al fine di capire come esso si interseca con quello dell’altro (con cui abbiamo generato un nuovo individuo) è un’opportunità terapeutica concreta, sia per noi stessi e sia per coloro con i quali siamo in relazione. A maggior ragione se sono i nostri figli.

Come agire allora? La risposta è: come si fa in una squadra, allenandosi sia individualmente e sia insieme. Le strade per farlo sono più di una. Ad esempio:

  • si potrebbe avviare un vero e proprio percorso di parent training, che preveda anche una sezione sulla coppia, avvalendosi quindi di un terzo che fa questo mestiere (come fosse un allenatore);

  • si potrebbe concordare uno spazio settimanale dedicato alla coppia, nel quale si legge insieme un testo specifico, usandolo NON per accusarsi a vicenda, ma per trovare un modo nuovo e diverso di conoscersi e cooperare (come fosse una palestra);

  • si potrebbe partecipare a gruppi di auto mutuo aiuto tematici e lì confrontarsi con altri che hanno vissuto e vivono difficoltà di relazione tra partner, “copiando” le soluzioni altrui più efficaci (come fossero mosse di gioco);

  • si potrebbe costruire insieme una strada ulteriore, diversa da quelle qui esemplificate, così da definire un iter a misura di coppia (come fosse un programma di allenamento).

Quello che conta è essere disposti sul serio a fare qualcosa per la coppia, quindi essere sinceramente aperti, per correggere se stessi PRIMA di giudicare (anche se a ragion veduta) quello che l’altro propone e dispone in famiglia. Certo non è per niente facile, ma se NON lo si fa per i figli, quale altra motivazione valida si aspetta di trovare? Quindi, cari genitori, tiriamoci su le maniche e agiamo.

Ecco due testi immediatamente utilizzabili.

  1. Il bambino che sei stato, autore Hugh Missildine, edito da Erickson. È un volume che aiuta a fare un po’ di conoscenza con i propri personali meccanismi e capire come essi ricadono nella coppia e nella famiglia. Quindi è uno strumento individuale, da leggere da soli.

  2. L’intimità nel rapporto di coppia, autori Gianni Bassi e Rossana Zamburlin, Edizioni Paoline. Questo invece è un testo che va letto insieme e che, come già detto, può fornire alla coppia spunti su cui basare un nuovo pezzo di vita e di relazione.

Si può fare, quindi facciamolo.

Alla prossima “pillola”.

La danza, l’arte, il gioco della sabbia come mezzi per aiutare i bambini con Mutismo Selettivo

La danza, l’arte, il gioco della sabbia come mezzi per aiutare i bambini con Mutismo Selettivo
di Dott.ssa Daniela Lavermicocca

Il 14 Novembre si è tenuto a Bari il “Seminario sul Mutismo Selettivo”al quale ho preso parte in qualità di relatrice.
Per l’occasione ho presentato un video in cui si mostrava il mio intervento pedagogico clinico nei confronti di una bambina di
nome Emanuela che ho seguito per un anno e mezzo sia nel mio studio che presso l’Istituto “Aristide Gabelli” di Santo Spirito
(Bari).

Analisi storica di Emanuela
Emanuela all’età di 8 anni si è presentata presso il mio studio, con la diagnosi di Mutismo Selettivo. Secondogenita,
proveniente da una famiglia di ottime condizioni economiche e culturali. I genitori l’hanno descritta come vivace a casa ma
molto timida con gli estranei e con alcuni componenti della famiglia. La bambina già all’età di tre anni ha presentato questo
disagio a scuola, a causa di scene di violenza da parte della maestra della scuola dell’infanzia contro i bambini. I genitori
vedendo atteggiamenti aggressivi e notando questo forte silenzio sia a scuola che con alcuni famigliari, hanno mosso i primi
passi verso l’osservazione da parte di un neuropsichiatra infantile ASL che ha diagnosticato il Mutismo Selettivo.
Successivamente, i genitori, si sono mossi cambiando scuola. Nel nuovo istituto la bambina ha trovato un ambiente più
confortevole, insegnanti più umane e vicine a lei, anche se il suo silenzio era sempre più forte. L’ingresso nella Scuola Primaria
è stato positivo perché, ha trovato insegnanti che hanno cercato di aiutarla, senza forzala a parlare. Inizialmente la mamma,
essendo Educatrice, ha svolto lei delle attività con la bambina, utilizzando la strategia dei gettoni come rinforzo per stimolarla
a relazionarsi, ottenendo alcuni risultati sia a scuola che in ambiente familiare, anche se la bambina non riusciva a sbloccarsi.
Le insegnanti verso il secondo quadrimestre scolastico hanno richiesto la figura dello specialista, a questo punto i genitori si
sono mossi nel richiedere aiuto al referente dell’associazione A.I.Mu.Se Puglia.

Intervento Pedagogico Clinico
Come per ogni problematica l’intervento rivolto all’aiuto di un bambino/a con un disagio comportamentale di “mutismo
selettivo” richiede molta attenzione e cura.
È indispensabile, come primo passo, entrare in sintonia con il soggetto e per raggiungere tale scopo è importante riuscire a
fargli capire che l’aiuto dello specialista è rivolto a superare paure e traumi senza l’urgente esigenza di obblighi comunicativi
verbali. Nell’immediato è sufficiente comunicare col corpo in quanto anche esso parla e racconta la propria storia.
Infatti la parola come mezzo di comunicazione è l’ultimo traguardo da raggiungere poiché essa sarà il risultato del
superamento delle esperienze negative che hanno scatenato il disagio. In riferimento ad Emanuela l’esperienza negativa da
superare era collegata alla scuola dell’infanzia.
In questi casi non bisogna agire su ciò che è visibile in superficie ma, su ciò che è visibile nel mondo emotivo di ciascun essere
umano. Quindi, per poter scorgere la vita nel mondo emotivo di Emanuela ho dovuto cercare un legame di fiducia con la
bambina e con la sua famiglia, poiché l’intervento va esteso su tutta la famiglia e su tutti i soggetti che ruotano intorno a colui
che vive un disagio.
A tale scopo, nel mio studio, ho svolto attività creative artistiche e motorie richiedendo l’intervento della famiglia in modo
particolare della mamma e della sorella di Emanuela. Il lavoro ha prodotto come frutto il rafforzamento del legame familiare e
ha fatto nascere un legame tra la famiglia e me. Esso ha anche reso possibile una reale consapevolezza della sofferenza vissuta
della bambina, sfociata in un sentimento di empatia.
Come già accennato il mio intervento ha tenuto conto dell’importanza fondamentale del movimento del corpo come
strumento di espressione di sé, di linguaggio e mezzo di comunicazione.
L’atto del muoversi “…è un modo di relazione dell’individuo con l’ambiente, è la proiezione automatica o cosciente di una immagine
mentale, è l’espressione di un processo psichico diretto ad un fine” (Zanibelli 1978)
Lavorare col corpo è fondamentale perché con il corpo si parla, si scrive, si disegna, si esprime il proprio sé, le proprie gioie e
paure.
La capacità dello specialista sta nel riuscire a cogliere i messaggi che non vengono prodotti vocalmente dal soggetto ma si
captano dal suo mondo interiore.
Il lavoro con la famiglia ha avuto una durata di due mesi. Quando Emanuela ha iniziato a sentirsi a suo agio con me e siamo
entrati in sintonia, si è proceduto a svolgere un lavoro uno a uno; naturalmente, nel frattempo, la famiglia è stata
costantemente seguita e ascoltata.
Al fine di far acquisire alla bambina sicurezza, accettazione di sé, autostima, riscoperta delle proprie abilità, comprendere se
stessa e il suo valore, sono state inserite attività di rinforzo ergico, di rafforzamento dell’aria oro-boccale, di respirazione, di
rilassamento tonico-muscolare.
Il disegno è un ottimo strumento supplementare per la comunicazione non verbale. Dopo mesi di lavoro continuo con
l’utilizzo di tale strumento ho potuto procedere a gradi all’impiego di attività di movimento della bocca rivolte in primo grado
a riprodurre l’atto del parlare senza l’emissione di suono, in secondo grado all’emissione di vocali o parole, in terzo grado si è
arrivati al riprodurre frasi silenziose. È stato associato al movimento labiale il movimento del corpo: cantare senza emettere
suoni associato all’attività fisica.
In aggiunta ho utilizzato come mezzo di comunicazione la scrittura: la bambina scriveva alla lavagna ciò che voleva
raccontarmi ed io leggevo a voce alta il suo scritto.
Durante l’intervento pedagogico clinico ho utilizzato giochi da tavolo di vario genere per creare un legame di scambio
comunicativo e di divertimento atto a scaricare ulteriormente la tensione.
Il clima in cui si lavora deve necessariamente risultare rassicurante perché in tal caso si riuscirà a mettere il soggetto a suo
agio per poterlo condurre alla parola.
Tra le varie attività ho inserito un ulteriore strumento che per Emanuela si è rivelato un elemento di contatto di fondamentale
aiuto, in quanto l’ha portata a parlare con me e successivamente con le insegnanti: “Il Gioco della Sabbia”.
“Il Gioco della Sabbia” è stato creato da Dora Kalff allieva di Jung. La sabbia, materiale disponibile e accogliente, ha una grande
attrattiva innata sia sui bambini che sugli adulti e ciò la collega al suo valore archetipico di terra. La sabbia ha una notevole
capacità di risposta, i segni impressi su di essa rimandano al giocatore delle risposte diverse, anche in base al suo essere
asciutta o bagnata; anche i segni violenti e distruttivi, trovano risposta in essa e possono essere espressi senza distruggere o far
scomparire la sabbia.
In natura la sabbia nasce da secoli di logoramento e polverizzazione delle rocce ed è formata da un’infinità di granelli, che, nel
loro insieme, al tatto danno un senso di morbidezza e cedevolezza.
La sabbia crea le spiagge, al confine tra la terra, radice dell’umano e il mare, come inconscio collettivo, e i deserti, luoghi
simbolo di un percorso interiore.
Tutto ciò che viene creato con la sabbia svanisce, cambia forma, è soggetto alle trasformazioni provocate dal vento, dall’acqua,
dai passi che la percorrono. Per tali motivi è l’emblema degli effetti del tempo e delle influenze esterne, ma, nello stesso
tempo, anche della resistenza e dell’adattabilità. (kalff D. (1966 “Il Gioco della Sabbia e la sua azione terapeutica sulla psiche”,
Edizioni OS, Firenze).
La terapia della Sand Play è un lavoro pratico, corporeo, ludico, verbale, silenzioso, emozionale, esperienziale, evolutivo,
relazionale, simbolico.
Il mio intervento con la sabbia non ha preso in considerazione la tecnica presentata dalla Kalff, ma il concetto secondo il quale
ciò che non è espresso con la bocca viene espresso attraverso il tracciare dei segni sulla sabbia. Il bambino/a gioca liberamente
con essa, muovendo le mani per trovare la sua sicurezza e forza attraverso un lavoro di rilassamento e contrazione muscolare.
Guidati dalla musica portano la mente a vagare e a pensare al proprio essere, per giungere a lasciare sulla sabbia un segno che
rappresenta il proprio vissuto. Nei vari incontri di lavoro in cui il soggetto da solo gioca con la sabbia, si introduce l’altro che
può essere il terapista e poi le figure che creano maggiore ansia al bambino/a. I due interagiscono fino a creare un contatto tra
le mani, si intrecciano gli sguardi, le espressioni del viso. Pian piano si rafforza il legame tra i due “interlocutori” ed è possibile
così passare alla fase successiva che chiede di tracciare dei segni sulla sabbia non con le mani ma con il movimento delle
labbra: lo specialista dice delle parole e l’altra parte le ripete, fino ad arrivare a frasi e giungere all’utilizzo della voce.
All’inizio si tratta solo di sibili che poi conducono al normale tono di voce.
Dopo aver presentato un Programma individuale al dirigente scolastico e agli insegnanti, Il mio intervento è stato completato
lavorando in classe di Emanuela.
Lo scopo di tale intervento era rivolto a condurre Emanuela a provare uno stato di benessere all’interno dell’ambiente
scolastico, sia con i compagni che con i docenti.
Lo stato di benessere consequenziale all’armonia, al rispetto, alla complicità creata, ha donato alla bambina quel sorriso
inesistente all’inizio dell’intervento.
La bambina in classe era apatica, non sorrideva, dava risposte attraverso cenni del capo solo se chiamata dai compagni o dalle
insegnanti altrimenti rimaneva immobile e guardava nel vuoto.
Con le attività di gruppo in cui sia insegnanti che alunni si sono messi in gioco trascorrendo un’ora scolastica in divertimento
che li vedeva uniti, Emanuela ha trovato la sua armonia con il sistema classe, ha iniziato a vedere sia i compagni che le
insegnanti come persone amiche e non degli elementi di ansia.
Inizialmente si sono svolte in silenzio attività di movimento corporeo, di disegno, di rilassamento. Sono state inserite nuove
tecniche di interrogazioni con l’utilizzo di cartellini, consegnati sia ai compagni che ai docenti, contenenti le risposte alle
domande relative alla disciplina interessata alle quali dovevano dare una risposta senza parlare. Pian piano la bambina in
classe ha iniziato a parlare con i compagni per poi comunicare con tutti.
Le insegnanti si sono rese disponibili nello svolgimento di attività estive nel mio studio con la bambina allo scopo di
rafforzarne il legame. In estate, attraverso il gioco con la sabbia Emanuela ha comunicato con tutte le insegnanti e all’inizio del
nuovo anno scolastico (classe IV) all’ingresso è riuscita a comunicare anche con docenti supplenti senza problemi.
Sono le persone che vengono nello studio dello specialista a far capire qual è lo strumento che serve a dar loro il coraggio di
parlare, non ci sono strategie uniche, bisogna saper ascoltare e porsi in contatto con il loro mondo silenzioso per capire quale
strada intraprendere e seguirla.

Conclusioni
Oggi Emanuela parla con tutti, è una bambina partecipe alle attività scolastiche ed è una bambina felice di far sentire la sua
voce.
Il lavoro a scuola è stato di grande aiuto, ma soprattutto la grande ed encomiabile partecipazione dei compagni e delle
insegnanti. La loro azione ha permesso un ottimo risultato al percorso di intervento.
Con questo articolo vorrei dare un messaggio di speranza alle famiglie che vivono con figli che presentano lo stesso disagio
vissuto da Emanuela. È indispensabile non abbattersi perché, anche se richiede tempi lunghi, il giusto intervento può rendere
risolvibile il silenzio di questi bambini.
Vorrei concludere il mio intervento sull’esperienza svolta su una frase pronunciata dalla bambina alla conclusione del
percorso: “Finalmente ho riacquistato la mia voce, ora mi sento libera di esprimere il mio pensiero a tutti. Mi sento come un uccello che
dopo essere stato chiuso in gabbia ha riavuto la sua libertà, e questa libertà è la forza di parlare per me”.
Dott.ssa Lavermicocca Daniela
Pedagogista Clinico, Educatrice Professionale

Bibliografia
 kalff D. “Il Gioco della Sabbia e la sua azione terapeutica sulla psiche”, 1966, Edizioni OS, Firenze
 Anna Pesci – Guido Pesci, “Linguaggio strategie di intervento–Metodo Ritmo Fonico, Metodo Vibro Tattile, Metodo Coreografia
Fonetica, Metodo Linguaggio – Azione”, 2014, Edizioni Scientifiche Isfar srl.
 Zanibelli G., “Elementi Fondamentali di Psicomotricità”, 1978, Piccin, Padova

L’estate, per A.I.Mu.Se. è “vacanzina”!

L’appuntamento tanto atteso, anche per quest’anno, è ad Armeno, con i due gruppi “vacanzina”: quello dei bimbi con le loro famiglie e quello dei ragazzi.
I soggiorni del progetto di terapia residenziale intensiva sono organizzati da Medici in famiglia in collaborazione con A.I.Mu.Se.
Abbiamo raccolto le testimonianze di due ragazze, che hanno partecipato lo scorso anno e sono pronte a partire di nuovo verso questa bellissima avventura!

“Come quando si comincia a preparare la valigia un mese prima con la mente proiettata al viaggio.
Biglietti dei treni presi con mesi di anticipo, messaggi del tipo: “ma tu a che ora arrivi? Mi sa che prendiamo lo stesso treno!” e “chi mi accompagna in macchina?”. Fa tutto parte dell’euforia organizzativa, quella forza elettrizzante che fa tanto tanto bene.
Lo so che tutti stiamo facendo il conto alla rovescia in attesa di partire per Armeno. Chi già si conosce e chi si vedrà per la prima volta, per condividere un’esperienza divertente e anche formativa.
Armeno è un tranquillo paesino di montagna, in Piemonte, a pochi km dal lago d’Orta.
Credo che per buona parte dell’anno, gli abitanti di questo Comune convivano con un silenzio quasi surreale. Fino a quando non arriviamo noi. Fino a quando non arrivano le ragazze e i ragazzi della “vacanzina”.
E allora il silenzio è come sostituito dall’atmosfera di un gruppo di amici che si divertono, e quando ci si diverte si fa rumore. E non c’è rumore più bello.
Stai in guardia, Armeno, stiamo arrivando di nuovo con i nostri colori, le nostre risate, le nostre lanterne magiche, le nostre corse in corridoio, le chiacchiere sopra l’armadio, le bombe d’acqua e mille altre cose.
Anche quest’anno sono felice di poter partecipare alla vacanzina, io che ho già superato il mio mutismo ma che ho voglia di condividere le mie esperienze e i miei stati d’animo e sperimentare ancora quella cosa bellissima che si chiama lo stare insieme, una condizione che è già una cura, forse la cura più efficace in certi casi”.
(Romina)

“Ormai è partito il conto alla rovescia e siamo tutti in trepidante attesa di questa nuova avventura, pronti per approdare e animare questa località semi sperduta in provincia di Novara che è Armeno.
Questa è una di quelle esperienze che non si dimenticano così facilmente, se si pensa che magari fino a qualche attimo prima pensavi di essere solo, ti ritrovi con tante altre ragazze come te, un piccolo esercito di persone ms, o ex-ms, perché ci sono anche loro e ti ricordano che ce la si fa.
In sostanza la vacanzina non si può descrivere, è un viaggio, all’inizio anche verso l’ignoto perchè non sai cosa aspettarti e un po’ te la fai sotto, ma alla fine l’ansia diventa divertimento, la condivisione di silenzi e leggeri imbarazzi iniziali diventano chiacchiere fino a notte fonda, corse nei corridoi e spericolate arrampicate sugli armadi. La vacanzina è colori, è mille attività diverse dove secondo me anche gli operatori tornano un po’ adolescenti e riescono a trasmettere una super-carica positiva, e alla fine è trovare una sorta di isola che non c’è, dove con il piacere dello stare insieme si supera tutto. Quindi che dire, con il bagaglio dello scorso anno sulle spalle e un diario di bordo per quest’anno siamo pronti per partire verso nuove conquiste!!!”
(Ale)

Non ci resta che darvi appuntamento a settembre, per raccontarvi com’è andata quest’anno!

LE VACANZE ESTIVE: METODI PER CONTINUARE A MIGLIORARE

LE VACANZE ESTIVE: METODI PER CONTINUARE A MIGLIORARE

DI GAIL KERVATT. ED PER IL GRUPPO SMG-CAN CON SEDE NEGLI STATI UNITI E RIPRODOTTO, CON LA SUA CORTESE AUTORIZZAZIONE, DA SMIRA REG.CHARITY NO. 1022673 PER IL REGNO UNITO – TRADOTTO IN ITALIANO DA AIMUSE

Le vacanze estive evocano spesso pensieri legati al “divertimento”. Per la maggior parte delle famiglie la pausa estiva significa infatti potersi divertire in spiaggia ed in piscina, fare grigliate con gli amici, divertirsi andando a visitare il nonno e la nonna, organizzare una vacanza particolare, giocare con i fratelli e gli amici del vicinato, divertirsi anche facendo le ore piccole!

Tuttavia, per un bambino con Mutismo Selettivo, la pausa estiva significa anche fare una “pausa” dall’intervento fatto a scuola per aiutarlo a superare l’ansia che induce al mutismo: due mesi di pausa dalla routine, dai servizi ricevuti, dalla socializzazione con l’insegnante ed i compagni di classe nell’ambiente scolastico. La pausa estiva può spesso sfociare in una regressione del miglioramento, dell’abbassamento dell’ansia avvenuto nell’ambiente scolastico e della capacità di affrontare le difficoltà che sono state esercitate durante l’anno.

I genitori possono però prepararsi e mettere in pratica delle strategie preventive per assicurarsi che, a settembre, i progressi possano riprendere dal punto in cui sono stati interrotti a giugno. Ecco alcuni consigli:

  • Incontrare il dirigente scolastico con un certo anticipo per poter pianificare l’inserimento per l’anno successivo. Parlare della scelta delle insegnanti e dei compagni con cui il vostro bambino si relazionerà. Questo aspetto è molto importante e dovete insistere affinché le vostre richieste vengano soddisfatte. Potrete richiedere di incontrare le nuove insegnanti e parlare delle loro conoscenze riguardo al MS, alle strategie da adottare e delle loro sensazioni nell’avere vostro figlio/a nella loro futura classe.

  • Una volta avvenuto l’inserimento, trovate il modo di presentare al bambino, in maniera lenta e graduale, il suo futuro insegnante, dandogli il tempo di sentirsi a proprio agio con lui. Questo si può fare grazie ad un facilitatore (ad es. l’insegnante di sostegno) che lavorerà con il vostro bambino in un piccolo gruppo e attraverso l’insegnante della classe. A scuola, il facilitatore potrà proporre le possibili attività scelte dall’insegnante, una alla volta, al piccolo gruppo sotto forma di gioco con il gruppo classe. L’insegnante della classe potrà a sua volta trasferire le attività scelte dall’insegnante di sostegno al resto della classe, organizzando attività di gruppo e/o gruppi di lettura.

  • L’insegnante di classe può incaricare vostro figlio, insieme ad un suo compagno, di consegnare messaggi ai colleghi dell’istituto.

  • Trascorrete del tempo con il vostro bambino insieme ad un nuovo compagno nel cortile della scuola e poi nella nuova classe dove lui/lei sarà inserito. Questa attività può essere svolta dopo la scuola e durante l’estate. Chiedete al vostro bambino di scegliere il banco dove gli/le piacerebbe sedere.

  • Chiedete al nuovo insegnante di provare a comunicare con il vostro bambino durante l’estate. Questo può essere realizzato attraverso un bigliettino di benvenuto o una cartolina, un sms al telefono e/o una visita a casa vostra. Portate il vostro bambino a scuola ad agosto (ndr. in Italia i primi di settembre) per aiutare la nuova insegnante a sistemare la classe. Fate in modo che non ci siano pressioni perché il vostro bambino parli durante questi incontri.

  • Procuratevi quanto prima una lista dei nuovi compagni e programmate frequenti incontri extrascolastici per giocare con i bambini che vostro figlio sceglierà. In questo modo vostro figlio entrerà nella nuova classe a settembre sapendo che ci saranno uno o due amichetti.

  • Durante la pausa estiva date molte opportunità al vostro bambino di comunicare nel “MONDO REALE” come al ristorante, al bar, al parco, in libreria o in un negozio. Anche se riuscirà soltanto ad indicarvi la sua scelta nel menù o gli articoli in un negozio, continuate ad esporlo a queste situazioni. E’ importante anche modellare per lui interazioni sociali appropriate. Potreste, a questo proposito, leggere il libro di Angela McHolm, “AIUTARE IL VOSTRO BAMBINO CON IL MUTISMO SELETTIVO”, in cui l’autrice spiega come creare una “scala di comunicazione” da percorrere.

Divertitevi durante le vacanze estive, fate che siano un momento fantastico per rilassarsi e stare insieme facendo attività divertenti, ma continuate ad aiutare il vostro bambino a “LIBERARSI DAL SILENZIO”.