Marica

Marica
(di  Chiara – la maestra )

A settembre ho iniziato l’anno entrando quasi “all’improvviso” in una classe quinta per poche ore, una volta a settimana. Una bella classe, molto numerosa, chiacchierona e vivace. Ogni ragazzino e ogni ragazzina per me erano una nuova scoperta, la scoperta soprattutto delle loro caratteristiche.

Un’alunna in particolare mi ha colpita, non avevo informazioni su di lei, ma la cosa “strana” era il suo silenzio e il suo sguardo apparentemente assente. Mille pensieri e domande: estrema timidezza? Paura? Ho presto capito di aver avuto fortuna ad incontrare questa meravigliosa bambina, ho scoperto piano piano che la sua voce era un sussurro all’orecchio della compagna di banco, i suoi voti ondeggiavano tra alti e bassi…più bassi che alti, in realtà.

In poco tempo le colleghe mi danno risposta… Mutismo selettivo. Ho cominciato a studiare, a informarmi, a leggere, a fare domande per conoscere. Ho imparato in quei primi mesi ad accogliere i suoi silenzi e le parole dette tramite la sua compagna di banco o i sussurri all’orecchio. Giorno dopo giorno ho visto M. fare dei tentativi con lo sguardo di rispondere come i compagni ma anche l’impotenza di usare le parole.  Passano i mesi e “quasi per caso” mi regala, con il suo permesso, poche parole: parliamo di danza, di passioni, si apre uno spiraglio nella sua porta chiusa a chiave. Ogni suo atto di fiducia nei miei confronti mi commuove.

I suoi voti cominciano a migliorare, in classe la sua voce non è più solo un bisbiglio ma un lieve cinguettio vitale a breve distanza. Il mio cuore esplode di felicità per lei! In corridoio mi parla davanti a una compagna fidata, sempre poche gocce di parole ma che per me valgono come un mare. Da lì in poi gioie e riflessioni, passi avanti e timore di far fare un salto all’indietro. Sempre alla ricerca di consigli.  

Siamo a fine anno scolastico e prima di passare alla scuola secondaria di primo grado, come ultimo compito ho chiesto ai miei ragazzi di fare una ricerca in gruppo, ricerca che verrà esposta davanti ai compagni. Le chiedo dunque come preferirebbe gestire questo momento, se preferisce uscire solo con me o esporre in classe o … Risponde:  “Ci vorrei provare” . Mai mi sarei aspettata tanto coraggio, la pensavo ancora in viaggio. Ed eccola…è pronta. All’ultima lezione ha risposto davanti a tutti i compagni, a bassa voce, a una domanda, ha addirittura alzato la mano, ora la vedo chiacchierare a ricreazione non solo con il suo gruppetto ma anche con altri.

M. ogni giorno di più prende coraggio e osa. La mia sensazione è che per lei stia diventando normale parlare in classe. Il mio cuore esplode di felicità nel sentire cosa riporta a casa! Purtroppo non ho avuto modo di conoscere lei e la sua famiglia a fondo, di condividere il suo percorso dall’inizio, ma sento che mi è stato fatto un grande regalo nel partecipare a questo splendido cambiamento. Brava M.! E bravi anche i genitori che hanno saputo accoglierla e accompagnarla rispettando i suoi tempi. Solo la rete scuola, famiglia, specialista è la soluzione perché si accenda la luce nel buio della stanza. E in M. la luce si è accesa e i suoi occhi brillano.

Il commento del Dott’D’Ambrosio

Queste testimonianze riferiscono un magnifico risultato e vorrei riportare l’attenzione su un elemento principale: è un risultato!
Pretendere che i bambini MS parlino è una forzatura. Incoraggiare a osare parlare lo può diventare, ma non credo proprio che lo sia stato in questo caso.
Analizzo brevemente. Alcune cose sono state riportate esplicitamente, altre si intuiscono:
a) anni di lavoro = una famiglia che ha saputo attendere;
b) un percorso con una psicoterapeuta (con la quale mi congratulo) che sicuramente proseguirà e che include tecniche leggibili come gestione delle contingenze e esposizione graduale (lo si intuisce dalle descrizione);
c) immagino un ambiente scolastico favorevole sensibile, visto che abbiamo anche un’insegnante della bambina presente;
d) un’amica del cuore che c’ha messo non solo il cuore, i suoi genitori disponibili e solidali che hanno sostenuto le bambine in un percorso apparentemente naturale, ma evidentemente delicato;
c) immagino tante altre cose potenzialmente favorevoli e altre meno che sicuramente saranno state evidenziate, analizzate e gestite nei dovuti contesti.
MORALE: Il racconto di Katia e Chiara è un grande incoraggiamento per tutti e va letto in tutti i suoi capitoli, compresa la storia di come prima di incoraggiare Marica a osare parlare c’è stato un lavoro,quello che in qualche caso sarà breve, in altri lungo, in qualche caso lunghissimo. Poiché è una carta che ci si può giocare poche volte, bisogna farlo al momento giusto, e questo è uno di quei casi.

Chi trova un amico, trova un tesoro

La storia di Marica
(di Katia, la mamma)

Per Marica l’asilo è stato silenzio: Marica giocava poco con gli altri bambini, ai compleanni restava sempre attaccata a me. Alessia era in un’altra sessione: Alessia e Marica si sono incontrate solo in prima elementare.

Il primo anno di elementari era iniziato con qualche parola, scomparsa nel giro di qualche mese così, al termine dell’anno scolastico, abbiamo deciso di interrompere il percorso di psicomotricità che stava seguendo Marica per iniziare un percorso guidato da una psicologa. A quel tempo Marica riusciva a parlare solo con 20 persone, inclusi i parenti, mentre a tutti gli altri rispondeva solo sì o no con la testa e indicando.

Marica cercava amici ma aveva paura dei loro giudizi, giocava solo se invitata, comunicava a cenni. Fino alla terza elementare Marica si trovava a giocare in un gruppo in cui non amava particolarmente stare, perché il gioco era “mamma casetta” e il ruolo che le veniva assegnato era “la bambina da prendere in braccio”, ovviamente veniva gestita dalle compagne più impositive e ne soffriva. Nonostante i genitori cercassero di modificare queste dinamiche, le bambine continuavano a prenderla in braccio e a trattarla come una piccolina di due anni.

In terza elementare Marica era arrivata a bisbigliare con qualcuno, partecipava ai  giochi correndo, c’era qualche sorriso, ma nascosto con la mano davanti alla bocca. Con un’insegnante, Marica comunicava inviando messaggi vocali registrati via Whatsapp. Invitavamo bambini a casa nostra, ma loro non riuscivano a legarsi a Marica: i bambini si divertivano, ma i bisbigli e i segni non aprivano un canale sufficiente a instaurare una grande amicizia e nell’ambiente scolastico Marica ritornava a essere chiusa.

Lei aveva delle preferenze sulle bambine con cui avrebbe voluto giocare, e fra loro c’era Alessia, una bambina solare, sempre sorridente, anche quando non sorride apertamente gli occhi sono sempre pronti al sorriso. Alessia è una bambina che ama stare con tutti; ma per Marica le occasioni per stare insieme ad Alessia erano poche, perché Alessia era chiamata a giocare da tutte le bambine e Marica non aveva la forza di attirare la sua attenzione. In realtà Alessia aveva già dato un posto nel suo cuore a quella bambina che non parlava.

Il primo cambiamento è arrivato in quarta quando in classe è arrivata una nuova bambina, Giada. Dopo due anni di terapia con la psicologa, Marica si sentiva pronta a proporsi verso una bambina nuova e Giada aveva la forza di chiamare al gioco Alessia, così si è formato un trio Marica-Alessia-Giada.
A casa nostra, le tre bambine erano tutto un correre e un bisbiglio, a quel punto ho chiesto a Marica di parlare: è diventato normale parlare con loro a casa nostra purché non ci fossero altri, mentre a scuola continua a limitarsi al bisbiglio.

La tecnica del parlare all’orecchio era usata anche dalle insegnanti, secondo le istruzioni della psicologa in classe si doveva procedere con un esercizio quotidiano per aumentare progressivamente la distanza, ma il progetto non era stato preso seriamente. Tanti anni di mancati progressi aveva sfiduciato le maestre, il progetto è stato abbandonato quando, in quarta, a seguito di troppi impegni extrascolastici (Comunione, esame di danza) sono iniziati attacchi di panico in classe.

In quinta elementare abbiamo iniziato a vederci regolarmente anche con la famiglia di Alessia. A marzo il papà di Alessia ci ha raccontato del disagio che Alessia stava vivendo: Alessia stava soffrendo nel farsi vedere dalle altre amiche a bisbigliare con Marica, temeva di venire isolata dalle altre compagne. La psicologa ha chiesto a Marica di aumentare le distanze con cui parlava ad Alessia in classe arrivando a parlarle a 20 cm dall’orecchio, così da aumentare il volume della voce, ma Marica non si applicava regolarmente, così a Pasqua, c’è stata una crisi: “Alessia oggi non voleva stare con me”. Abbiamo così parlato col papà di Alessia. Le due amiche non si parlavano più da due giorni, entrambe erano disperate: Alessia era arrabbiata perché Marica non si sforzava di parlare normalmente. Marica ci teneva troppo alla sua amica del cuore, Alessia ci teneva di più.

Da quel momento Alessia ha stabilito di gestire le distanze da cui si dovevano parlare a scuola, Marica tornava a casa dicendomi “Mamma a ricreazione ho parlato a voce normale con Alessia e nessuno si è girato a guardarmi”; anche i genitori di Alessia, all’ennesima serata che Marica passava a casa loro, si sono imposti chiedendole di parlare normalmente. Le maestre notavano in Marica un atteggiamento sempre più sereno, ma il passo successivo è stato inatteso.

In classe erano programmate esposizioni di ricerche: una prima di geografia che Marica aveva preparato con un’altra bambina, una seconda di scienze preparata con Alessia. Le maestre erano preoccupate, mi dicevano: “Se Marica si blocca, potrebbe regredire”, ma Marica voleva esporre, voleva leggere in classe, perché Alessia ci teneva. La psicologa si è sentita con l’insegnante di geografia per rassicurarla che Marica era pronta.

A questo punto mi sono incontrata con tutte le insegnanti, ho chiesto loro una prova di coraggio: che chiedessero a Marica di parlare ad alta voce. Marica voleva essere interrogata soprattutto in scienze, adora la sua maestra Chiara conosciuta solo in quinta. Le maestre erano ancora titubanti verso la mia richiesta, erano certe che fosse la forzatura che era stata raccomandata da evitare per anni.

La prima esposizione è stata in geografia, la maestra l’ha invitata a mettersi dove preferiva anche vicino alla cattedra, Marica ha voluto stare lontano dalla cattedra, in piedi vicino alla prima fila, per dover parlare a voce alta dando le spalle ai compagni. La maestra ha sentito la voce uscire dalla sua bocca, la stessa che sentiva nei messaggi di Marica via Whatsapp; è cambiato tutto: la maestra ha cambiato opinione su Marica, ha visto che è ricca di risorse.

Questi anni di ansie hanno minato il rendimento scolastico di Marica incidendo sulla valutazione delle insegnanti. Dal quel momento, le altre maestre, sentito il risultato, hanno ripreso fiducia in Marica, ora non passa giorno che non le chiedano di leggere o di rispondere a una domanda, e Marica commenta: “E’ come se avessi sempre parlato”.

L’ultima sfida di questo percorso scolastico sarà lo spettacolo teatrale che si terrà l’ultimo giorno di scuola, in cui Marica reciterà una parte.

E Alessia? Alessia è al suo fianco, in prima linea con Marica e per Marica. A settembre inizieremo il nuovo percorso scolastico, alle medie, Marica e Alessia assieme. Marica continuerà ad essere seguita dalla psicologa.

Con i genitori di Alessia continua un rapporto di amicizia e collaborazione per affrontare la vita, perché a questo punto posso credere che un domani Marica avrà una vita normale.

Facciamo sport? – Lo sport e il mutismo selettivo

Praticare uno sport fa bene, è una cosa che tutti sappiamo, e sicuramente ci permette di sentirci meglio.

Lo sport è fonte di crescita: supporta il fisico e la mente, insegna a faticare, convivere e gestire la gioia della vittoria, la tristezza della sconfitta. Aiuta a prendersi delle responsabilità, mostrarsi agli altri per quel che si è, essere “osservati”, sentirsi fieri e orgogliosi di se stessi.
In più permette di imparare a mettersi in gioco, partecipare, vivere situazioni non consuete, incontrare persone, condividere e fare il tifo per i compagni di squadra, partecipare a competizioni oppure semplicemente fare esercizio insieme a coetanei. E non solo, chi fa sport può provare l’emozione di tenere alta una coppa, portare al collo una medaglia, cadere e rialzarsi, relazionarsi con un mondo diverso da quello della scuola e imparare sempre più a gestire l’ansia. Tutto questo può servire ad un ragazzino con mutismo selettivo?
Può avere un valore ancora maggiore per i nostri bambini oppure può essere una fonte ulteriore di ansia?
Abbiamo chiesto ad alcuni genitori e ragazzi di raccontarci la loro esperienza, e vi presentiamo questa raccolta di esperienze.

Mio figlio e l’Hockey – Mio figlio ha sofferto di mutismo selettivo per tre anni, dall’inizio della scuola dell’infanzia fino all’inizio della seconda elementare. A sei anni, dopo aver provato alcuni sport senza un grande interesse, un giorno è arrivato a casa tutto contento sventolando un volantino che aveva preso da scuola… e da qui, da questo suo grande entusiasmo, è iniziato il suo importante percorso sportivo e di crescita.
L’hockey, il suo sport. Lo ha iniziato a sei anni, e lo pratica ancora adesso, con grande impegno, grandi emozioni e grandi soddisfazioni.

Da subito abbiamo capito, sia io che lui, che quella sarebbe stata la sua strada!
Non è stato tutto facile, ci sono state varie difficoltà da affrontare, difficoltà che già ci possono essere normalmente, ma con un bambino muto selettivo, ancora di più. Le novità, i cambiamenti, le prime lezioni di scuola hockey, l’inserimento in un contesto più grande, il passaggio di categoria, persone nuove con le quali approcciarsi, il doversela cavare da solo nello spogliatoio, le regole e l’impegno che questo sport richiede, i primi tornei, le vittorie, le sconfitte, le emozioni da gestire, vivere e dividere lo spogliatoio con altri bambini…
Ma grazie alla sua passione per l’hockey e grazie al suo allenatore, che abbiamo conosciuto alla sua prima lezione e che abbiamo avuto la grandissima fortuna di avere come persona di riferimento sempre, per tutti gli anni seguenti, che lo ha accolto, gli ha dato fiducia e ha saputo conquistarsi la sua (impresa difficile con un bambino ms), che lo ha aiutato ad inserirsi nel gruppo, facendogli sentire che era importante per la squadra, lasciandogli anche i suoi tempi per abituarsi ai cambiamenti, che lo ha accompagnato e seguito con sensibilità nel suo percorso sportivo e soprattutto di vita, aiutandolo ad affrontare le piccole e grandi difficoltà che ha incontrato…piano piano il mio bambino ha acquistato sicurezza, si è sentito a suo agio, forte e sicuro, tanto da poter uscire dal suo mondo silenzioso e vivere finalmente con la spensieratezza che un bambino si merita.

Secondo me, sia nel contesto scolastico sia in quello sportivo, non vale la pena sprecare tempo cercando di spiegare il ms a qualcuno che non ha né la voglia, né la capacità e nemmeno la sensibilità per comprenderlo, in questo caso il rapporto con il bambino sarebbe “forzato” e difficilmente riuscirà a fare progressi.
La cosa più importante è trovare qualcuno che abbia la sensibilità per seguirlo, se si ha questa grande fortuna, come è stato per noi, il bambino potrà fare grandi progressi!

La sua forza, la sua determinazione, la sua passione per l’hockey e il suo allenatore, sono stati fondamentali per dargli la sicurezza necessaria ad uscire dal suo mondo silenzioso…e per fargli vivere e affrontare la vita e le novità, adesso, con una serenità e una tranquillità da fare invidia!

Maria: il nuoto e la danza – Io da piccola non è che abbia fatto molti sport, un po’ perché comunque sono sempre stata piuttosto pigra, diciamo. E non c’è mai stato nulla che mi ha appassionato davvero.
Ho fatto un anno e mezzo di nuoto quando ero alle elementari, che poi ho abbandonato per un motivo banale ma che per me, che ero muto selettiva, non lo era affatto: l’istruttrice mi aveva ripresa durante un esercizio in acqua che non mi era riuscito molto bene. Mi ero sentita mortificata, mi ero messa a piangere e da lì in poi non sono più andata a nuoto. Penso che nonostante non avessi una forte passione per lo sport, avrei forse continuato, perché comunque era un ambiente diverso da quello scolastico e avevo l’opportunità di stare insieme ad altri bambini, era più stimolante per me sicuramente.
Poi provai danza moderna. Anche quella durò poco. Ero sempre alle elementari e la abbandonai sempre per il fatto che ero un po’ pigra e poi avevo un’insegnante che era troppo rigida. Mi metteva angoscia e quindi lasciai perdere. Però il fatto di stare in un gruppo era molto bello anche lì. Avrei continuato se non fosse stato per queste cose. (Con il mutismo selettivo ci si concentra sempre sulla scuola, che è la parte più difficile secondo me. Bisognerebbe iniziare da ambienti esterni, più rilassanti e meno stressanti. La scuola è l’ultimo scoglio.)
Per anni non ho più fatto sport. Quando avevo 13 anni ripresi a fare danza. Ed è durata stavolta 5 anni. Una mia compagna di classe mi propose se volevo iscrivermi. Era un’associazione sportiva, la Pgs. (Polisportive giovanili salesiane.) Facevamo danza nell’oratorio di questa chiesa, che aveva il teatro all’interno ed era stupendo. Le insegnanti erano giovani e con il gruppo mi sono trovata molto bene. Mi sono sentita subito accolta. Ho fatto anche delle gare con loro ed è stato molto emozionante. Mi è servito molto. Ho imparato tanto. Soprattutto quando andavamo fuori a fare le gare, ho imparato a stare lontano da casa e distaccata dalla mia famiglia anche se erano quattro giorni. Ho imparato a rendermi autonoma un po’ di più. Ho affrontato anche la paura di stare lontano da casa e da tutte le cose e persone alle quali ero affezionata. Perciò è stato molto di aiuto. E mi divertivo un sacco, eravamo un bel gruppo.
Poi c’è stato l’anno della maturità e il nostro gruppo è stato chiuso… per via del fatto che era l’ultimo anno di superiori e quindi nessuna ci andava più (eravamo divise per età) perché c’era tanto da studiare. Io avrei anche continuato, onestamente. Però non è dipeso da me. Ed è un’esperienza che, se tornassi indietro, rifarei altre mille volte

Mari vola sul ghiaccio – Ho 12 anni e sono sempre stata un tronco: a ginnastica non riesco a fare le capriole, da piccola non riuscivo a correre, fare le flessioni, saltare. Ancora oggi ho l’incubo della pallavolo e del dodgeball: al mio fisico ci tengo e se mi faccio male è un guaio! Poi tutti mi guardano e mi sento una schiappa, mi sembra che tutti mi guardano e ridono, nella palestra della scuola.
Però sono brava a fare altre cose, che vi racconto.
Da piccola un giorno sono andata a pattinare su ghiaccio in un villaggio di Natale. Si fa per dire… non era pattinare ma camminare tenendomi alla balaustra, cercando di non cadere. Avete idea di quanto sia scivoloso il ghiaccio? Sembrava burro e le gambe andavano dappertutto.
Ma lì, quel giorno, la mamma ha preso il bigliettino di un insegnante e mi ha detto che qualche lezione mi avrebbe permesso di imparare a stare in piedi e divertirmi di più.
Ho conosciuto quindi Benjamin, che è un ragazzo tasticofan e che mi ha insegnato a pattinare. Lui era un campione e mi ha portata a fare artistico in un grande palazzetto di Milano. E’ stato il mio allenatore per due anni ma poi è andato via.
Sono passata ai corsi ma non mi divertivo molto… era noioso, sempre fermi, sempre a fare le stesse cose… con quelle con la puzza sotto il naso… io sono più sportiva, non mi piace fare le mosse e i balli.

Quelli nella pista di sotto si divertivano mooooolto di più. Ci andava mio fratello, avevano dei pattini lunghissimi e filavano veloci, con le tute strette e il casco… meglio del mio costumino triste…
Un giorno mi hanno invitata a provare… io mi sono innamorata e non ho smesso più. Lo short track è il pattinaggio di velocità su ghiaccio. Ho fatto tante cose in questi anni: tante gare, anche in Francia e il prossimo anno farò quelle ancora più importanti.
Pattinare mi fa sentire libera, veloce, felice. So che non tutti sono capaci quindi mi sento brava in qualcosa. Poi bisogna fare attenzione, essere svegli, superare gli altri, non cadere. Ho fatto tanti amici, e tante amiche anche se non abitano a Milano ma a Torino o nei posti di montagna! Le incontro sempre alle gare. Riesco a parlare, anche se qualche volta gli allenatori (sono tutti maschi!) mi mettono un po’ a disagio. Uno è bravissimo è stato l’allenatore della Arianna Fontana che è il mio idolo e ha vinto le Olimpiadi. Con lui faccio un po’ fatica a parlare… anche se è buono.
A me lo sport piace, io sono felice quando pattino, mi sento libera e penso che tutti dovrebbero provare a correre veloci come il vento.

Tanti sport ma sempre in silenzio – Mia figlia ha fatto nuoto, pallacanestro e pallavolo. Nonostante ottimi allenatori e degli splendidi compagni di squadra, l’attività sportiva non ci ha aiutato col nostro problema. Ci andava volentieri: scarpe, tuta e via. Ma una volta in palestra… testa bassa. Esecutiva. Bravissima. Qualche leggero sorriso davanti ai complimenti di allenatori e compagni. Mai dato il 5 a nessuno. Mai interagito in spogliatoio. A pallavolo doveva dire qualche cosa a voce alta (forse prima di lanciare la palla in battuta) e non c’è stato verso. Mi viene in mente ora.. che quest’inverno ha vinto la campestre del nostro comune. È arrivata prima nella sua categoria. Medaglia stretta di mano da parte di non so chi. Torna a casa e noi le facciamo una grande accoglienza fatta di bravissima sei stata la numero uno.. e lei negava. Ci ho impiegato settimane perché accettasse il fatto di essere arrivata prima su tutte le bambine delle classi del comune. Diceva di aver vinto solo contro le sue compagne. Settimane perché gioisse della sua vittoria. È dura a volte.

Roberta, gli ostacoli e il dialogo con Gadget – Roberta ora ha 15 anni ed ha provato nuoto, ginnastica artistica e tennis. Parlava pochissimo coi coetanei e ancor meno con gli istruttori e diceva che a lei nessuno diceva: “Brava!”
Effettivamente aveva un congelamento anche fisico quindi non brillava in scioltezza e coordinazione.
In prima media ha iniziato equitazione, inizialmente la cosa positiva era la relazione che aveva con il cavallo e la disinvoltura che aveva a sellarlo pulirlo e metterlo nel box… Parlava dicendo a stento sì e no alle istruttrici e pochissimo con le coetanee che però non erano fisse quindi cambiavano ad ogni lezione.

Dopo il primo anno aveva paura di non essere all’altezza di affrontare i primi ostacoli da saltare… ma i “Brava Roby!!” delle insegnanti le hanno dato l’autostima sufficiente per affrontare la situazione e (anche se con ansia) le prime gare…
Adesso dopo quasi 4 anni risponde alla sua insegnante ma non inizia mai una conversazione e non pone domande.
Quando monta a livello fisico è sciolta e sicura anche quando è sopra a cavalli molto grandi.
Questo sport le ha dato molta autostima e serenità… non vuole saltare nessun allenamento e la vedo a suo agio.Questo le da modo di parlare con le sue amiche e i conoscenti di questa sua passione
Dato che a scuola, a causa del MS, ha poche soddisfazioni, sopra il cavallo si sente coinvolta in un rapporto dove ognuno deve dare il meglio senza parlare… anche se spesso parla a Gadget quando sono soli!

Daniele e la pallavolo – Daniele ha praticato, dai 5 ai 10 anni, il karate che lo ha aiutato a prendere coscienza di sé, del suo corpo, di come muoversi in modo meno impacciato. Con i compagni ha iniziato a parlare quasi subito, con gli insegnanti c’è voluto un po’ più di tempo ma loro non avevano fretta, hanno saputo aspettare.
A 8 anni ha voluto provare la pallavolo, l’approccio è stato diverso anche perché si era già sbloccato un po’. Si è integrato molto bene, sia con chi conosceva già, sia con i nuovi compagni. Ora ha deciso di praticare solo la pallavolo, non è un super campione ma gli piace tanto, è felice e a noi interessa questo. A fine scuola, questo è il terzo anno, frequenta per una settimana lo sport camp, dove i ragazzi vengono messi a contatto con i vari tipi di sport che si possono nella nostra zona: equitazione, volley, calcio, basket, hip hop, rugby, atletica, pallanuoto. Gli piace molto anche se gli sport dove puoi avere uno scontro fisico con l’avversario, non sono i suoi preferiti. Comunque in questo ambito si è sempre trovato bene, ha sempre parlato con tutti bambini e adulti. Sicuramente è una esperienza positiva!

Marica ama la danza – Mia figlia fa danza (classico moderna tip tap) ha sostenuto anche gli esami : abbiamo presentato i documenti per chiedere che non le venisse chiesto di salutare e rispondere all’appello agli esami, questo non l’ha esentata dalla valutazione sull’espressione facciale. Le sue insegnanti di danza l’hanno assecondata in questi anni per non avere effetti opposti. Ora che ha iniziato a parlare in classe a scuola, è migliorata anche nella danza. A una lezione di danza è venuta la maestra di scuola e l’ha fatta parlare e visto che una bambina del corso di danza è sua allieva, ha dato delle dritte a questa bambina su come fare partecipare Marica al gruppo. Le insegnanti di danza hanno visto Marica parlare, quindi ora le chiedono di parlare, non necessariamente davanti alle altre bambine se la vedono impacciata.

Mattia piccolo calciatore – A Mattia il calcio ha aiutato tantissimo. Sarà che è proprio portato, ma lì ha sempre parlato. Gli è servito per migliorare l’autostima. Il calcio è la sua passione… anche x il rapporto con gli amici, lo stimano tanto e per loro il mutismo passa in secondo piano.

Ilenia ha scoperto la danza moderna – Ilenia pratica danza moderna da settembre. Sul palco è molto disinibita e a suo agio. Ieri si è svolto il suo secondo saggio e il presentatore ha chiesto a tutto il gruppo, bambina per bambina, di presentarsi dicendo il proprio nome al microfono. Mia figlia era la prima… ha praticamente rotto il ghiaccio e mai mi sarei aspettata di sentirla pronunciare il suo nome a voce alta di fronte a un pubblico numeroso.

Miriam e le gare di danza contemporanea – Miriam 9 anni , ms da 5 anni, fa danza contemporanea. Premetto che aveva il terrore della musica alta… beh in seconda elementare ci siamo trasferite e ha voluto iscriversi a danza con le sue amiche. Siamo al terzo saggio e ha gia fatto 8 gare vincendo quasi sempre il primo posto anche se quando chiedono il suo nome lei sorride solo… ed è tanto.

Luca, giocatore di basket – Luca, 9 anni, ha iniziato a praticare basket da quando aveva 4 anni . I primi tempi sono stati duri perché lui partecipava alle attività ma si bloccava quando c’era da parlare. Piano piano è diventato sempre più disinibito, ha iniziato a parlare con i compagni, a migliorare le sue prestazioni e a compiacersi della sua bravura. Io ho sempre pensato che a lui lo sport ridava nuova linfa vitale, lo riportava in una dimensione in cui era finalmente felice e (quasi) spensierato.

Dopo 5 anni continua a frequentare basket, non ha mai voluto provare altro, non parla con gli istruttori ma si è sbloccato con i compagni e i genitori dei compagni. Adora partecipare ai tornei, alle partite con gli spettatori , far vedere quello che sa fare e ha imparato a perdere anche con dignità! In questi anni, davvero, in certi momenti ho pensato che lo sport fosse la sua principale valvole di sfogo e non riesco nemmeno ad immaginare il nostro percorso senza.

Aurora e la danza – Aurora … 11 anni, danza. Da quando aveva 4 anni ed è stata la sua fortuna… ha alzato il suo livello di autostima, ha trovato delle nuove amiche (che non l’hanno mai etichettata) ed è riuscita ad esprimersi senza parlare. Non è stato semplice all’inizio, ma ora è l’unica cosa che riesce a calmarla dall’ansia della scuola!!!

Lucia e l’equitazione – Mia figlia Lucia, 5 anni e mezzo, ha iniziato da poco equitazione ma devo dire che ha avuto un impatto molto positivo; da subito ha risposto alle domande dell’istruttrice che mi ha detto che se non le avessi parlato del ms, non avrebbe notato nulla di strano. Ha acquisito piu sicurezza, da premettere che mia figlia è molto paurosa… e lì fa cose che non avrei mai creduto potesse fare con i cavalli! il contatto con gli animali in generale lo vedo molto positivo, lo stare all’aria aperta è importante per loro. L’esperienza positiva della lezione di equitazione le ha dato più fiducia anche nel provare a fare giochi di cui aveva paura (tipo scivolo ai gonfiabili) insomma le ha dato un po di coraggio nel provare.

Il pattinaggio a rotelle – Mia figlia fa pattinaggio a rotelle. Le insegnanti sono bravissime ma con il suo ms non l’ha aiutata, non dice una parola neanche con le altre bambine che si avvicinano.

Tanti sport – Danza, pattinaggio, pallavolo e infine ginnastica artistica… la sua propensione allo sport le ha aumentato considerevolmente l’autostima e fatto fare progressi con la parola e i compagni. Direi sì, fare sport aiuta.

Un grazie speciale a tutte le mamme e alle ragazze che hanno raccontato la loro esperienza, quella dei loro figli, nell’attesa di ricominciare un nuovo, bellissimo anno sportivo!

Daniela Conti

Spazio giovani. Il primo spettacolo

Il primo spettacolo

Se il silenzio è suono, io posso dire di essermi approcciata per la prima volta a questa forma di silenzio quando frequentavo la prima media. In quel periodo espressi il mio desiderio di voler imparare a suonare uno strumento musicale, in questo caso la chitarra. Desideravo suonare la chitarra inizialmente per curiosità: credevo sarebbe stato interessante esserne capace. In seguito il mio desiderio non riguardò più solo la mia curiosità, ma anche la volontà di superare l’ostacolo che mi ritrovo costantemente davanti. Questo desiderio accrebbe quando, al corso di chitarra, mi convinsero che appena fossi salita sul palcoscenico e avessi suonato il mio brano musicale, sarei riuscita ad abbattere l’imponente montagna sempre fissa dinanzi a me.

Arrivò il giorno dello spettacolo finale ed ero così agitata (agitatissima!) all’idea di riuscire a superare finalmente  il mio ostacolo, che mi sudavano così tanto le mani da non riuscire a trovare il plettro della mia chitarra e di conseguenza non riuscii a controllare che fosse accordata correttamente.

Mano a mano che si avvicinava il momento di salire sul palcoscenico l’ansia aumentava a dismisura, tanto da rendermi conto di non riuscire a ricordare il brano musicale che avrei dovuto suonare in seguito. Quando salii sul palcoscenico e iniziai a suonare il brano che avevo scelto, l’ansia cominciò a diminuire fino a scomparire completamente. Riuscii a suonare la composizione musicale e incominciai a sentirmi a mio agio sul tanto atteso e temuto palcoscenico.
La serenità però svanì non appena mi resi conto che non era cambiato niente, che il grande ostacolo che mi ero tanto ripromessa di superare era ancora lì, proprio davanti a me. I sentimenti iniziali furono d’agitazione per essere salita su un palcoscenico, di amarezza per aver creduto fino in fondo di essere in grado di scalare l’insormontabile montagna e di delusione, per non esserci riuscita. Ero talmente tanto arrabbiata che non volevo più avere nulla a che fare con la chitarra o qualsiasi altro strumento musicale. Ero arrivata al punto di volerla addirittura vendere.

Tuttavia dopo il primo momento iniziale di rabbia, agitazione e amarezza, compresi che non poteva bastare salire solo una volta su un palcoscenico per poter finalmente liberarmi dal mio stato di timidezza, ma era stato un piccolo passo, una sfida con me stessa che ero riuscita a vincere. Mi resi conto che, nonostante tutto, avevo trascorso un’importante serata, ricca di emozioni e sensazioni particolari, indescrivibili a parole.

G.

Eventi Futuri

Eventi febbraio – aprile 2018

 

16 febbraio 2018 – CALABRIA

Rose (CS) presso l’Istituto Comprensivo in Viale Italia
ore 15:30
Relatrice Dott.ssa Paola Ancarani.
Parteciperanno all’evento il sindaco e la dirigente scolastica.
Durante l’incontro interverranno specialisti in musicoterapia e pediatria.

 

19 febbraio 2018 – PUGLIA

Casarano (LE) presso l’Istituto Comprensivo Polo 3 “Galileo Galilei”
ore 16:00
Evento per genitori e insegnanti: “Quando le parole non escono: conoscere il mutismo selettivo per saperlo affrontare a casa e a scuola”

Dopo i saluti della dirigente scolastica Augusta Primiceri e della Dr.ssa Mina D’Amuri, refrente provinciale di A.I.Mu.Se, interverranno la Dr.ssa Marta Colella, Psicologa psicoterapeuta “Caratteristiche e criteri diagnostici del Mutismo Selettivo” e la Dr.ssa Michela Francia, psicologa, psicoterapeuta con “Strategie per aiutare il bambino a casa e a scuola”. Chiuderà la testimonianza della docente Angela Taurisano del Secondo Istituto Comprensivo Francavilla Fontana (BR).  A seguire dibattito aperto

 

24 Febbraio 2018 – LAZIO

Roma, presso l’Hotel NH Leonardo da Vinci, Via dei Gracchi 324
Tavola Rotonda  “Mutismo Selettivo: Discussione sui casi di studio”
Appuntamento formativo di secondo livello per specialisti – previa iscrizione, a numero chiuso.
Per info: http://www.aimuse.it/2018/01/roma-24-febbraio-2018-tavola-rotonda-specialisti-mutismo-selettivo-discussione-studi-di-caso/

 

3 marzo 2018 – EMILIA ROMAGNA

Bologna (BO) presso il Centro civico “Lino Borgatti” in Via Marco Polo, 51
ore 10:00
Con il Patrocinio del Quartiere Navile di Bologna
Incontro genitori: confronto, aiuto, condivisione parlando di Mutismo Selettivo. Con la Dr.ssa Caterina Mirella Donato – Psicologa psicoterapeuta della Rete A.I.Mu.Se.

 

4 marzo 2018 – VENETO

Padova (PD) presso ex sala comunale Quartiere 2 Nord in Via Curzola, 15
ore 15:00
Incontro genitori: Momento di ascolto e condivisione parlando di Mutismo Selettivo. Con la Dr.ssa Denise Farlati Pinton – Psicologa clinica della Rete A.I.Mu.Se. e la Dott.ssa Silvia Rattin Psicologa Psicoterapeuta della Rete A.I.Mu.Se.

 

13 marzo 2018 – SARDEGNA

Cagliari (CA) presso il MEM Mediateca Mediterranea in Via Goffredo Mameli, 164
ore 15:00
Relatrice Dr.ssa Anna Biavati-Smith, psicologa e logopedista

 

23 marzo 2018 – LOMBARDIA

Milano (MI) presso METIS in Corso Buenos Aires, 64/D
ore 18:00
Conferenza: “Mutismo Selettivo: il disturbo d’ansia che blocca la parola”

Incontro divulgativo per genitori e insegnanti
Parteciperanno all’incontro Elisa Marchio, Presidente A.I.Mu.Se.
Dr.ssa Emanuela Iacchia, Psicologa Psicoterapeuta e membro del Comitato scientifico A.I.Mu.Se.

 

13 aprile 2018 – TRENTINO ALTO ADIGE

Bolzano (BZ) presso il Liceo Classico Carducci

Primo seminario formativo in Trentino: “Dare voce al mutismo selettivo: il disturbo d’ansia che blocca la parola”

 

20 aprile 2018 – EMILIA ROMAGNA

Castelfranco Emilia (MO) presso Istituto Comprensivo Guinizelli in Via Risorgimento, 58
ore 17:00
“Un silenzio da ascoltare. Riconoscere e affrontare il Mutismo Selettivo a scuola e a casa” Seminario per insegnanti, genitori e quanti interessati

Relatori: Dr. Giuliano Cuoghi – psicologo psicoterapeuta, Centro Terapia Cognitiva di Bologna, docente presso la Scuola Bolognese di Psicologia Cognitiva
Loretta Finch, docente scuola primaria
Dr.ssa Caterina Mirella Donato, psicologa psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza, e insegnante.

Delegazione Toscana
Numerosi incontri di auto-aiuto tra genitori, gestiti dai referenti provinciali e soci-volontari della delegazione Toscana Aimuse.
Per le date e i luoghi di incontro nel mese di febbraio, clicca qui:  http://www.aimuse.toscana.it/