Facciamo sport? – Lo sport e il mutismo selettivo

Praticare uno sport fa bene, è una cosa che tutti sappiamo, e sicuramente ci permette di sentirci meglio.

Lo sport è fonte di crescita: supporta il fisico e la mente, insegna a faticare, convivere e gestire la gioia della vittoria, la tristezza della sconfitta. Aiuta a prendersi delle responsabilità, mostrarsi agli altri per quel che si è, essere “osservati”, sentirsi fieri e orgogliosi di se stessi.
In più permette di imparare a mettersi in gioco, partecipare, vivere situazioni non consuete, incontrare persone, condividere e fare il tifo per i compagni di squadra, partecipare a competizioni oppure semplicemente fare esercizio insieme a coetanei. E non solo, chi fa sport può provare l’emozione di tenere alta una coppa, portare al collo una medaglia, cadere e rialzarsi, relazionarsi con un mondo diverso da quello della scuola e imparare sempre più a gestire l’ansia. Tutto questo può servire ad un ragazzino con mutismo selettivo?
Può avere un valore ancora maggiore per i nostri bambini oppure può essere una fonte ulteriore di ansia?
Abbiamo chiesto ad alcuni genitori e ragazzi di raccontarci la loro esperienza, e vi presentiamo questa raccolta di esperienze.

Mio figlio e l’Hockey – Mio figlio ha sofferto di mutismo selettivo per tre anni, dall’inizio della scuola dell’infanzia fino all’inizio della seconda elementare. A sei anni, dopo aver provato alcuni sport senza un grande interesse, un giorno è arrivato a casa tutto contento sventolando un volantino che aveva preso da scuola… e da qui, da questo suo grande entusiasmo, è iniziato il suo importante percorso sportivo e di crescita.
L’hockey, il suo sport. Lo ha iniziato a sei anni, e lo pratica ancora adesso, con grande impegno, grandi emozioni e grandi soddisfazioni.

Da subito abbiamo capito, sia io che lui, che quella sarebbe stata la sua strada!
Non è stato tutto facile, ci sono state varie difficoltà da affrontare, difficoltà che già ci possono essere normalmente, ma con un bambino muto selettivo, ancora di più. Le novità, i cambiamenti, le prime lezioni di scuola hockey, l’inserimento in un contesto più grande, il passaggio di categoria, persone nuove con le quali approcciarsi, il doversela cavare da solo nello spogliatoio, le regole e l’impegno che questo sport richiede, i primi tornei, le vittorie, le sconfitte, le emozioni da gestire, vivere e dividere lo spogliatoio con altri bambini…
Ma grazie alla sua passione per l’hockey e grazie al suo allenatore, che abbiamo conosciuto alla sua prima lezione e che abbiamo avuto la grandissima fortuna di avere come persona di riferimento sempre, per tutti gli anni seguenti, che lo ha accolto, gli ha dato fiducia e ha saputo conquistarsi la sua (impresa difficile con un bambino ms), che lo ha aiutato ad inserirsi nel gruppo, facendogli sentire che era importante per la squadra, lasciandogli anche i suoi tempi per abituarsi ai cambiamenti, che lo ha accompagnato e seguito con sensibilità nel suo percorso sportivo e soprattutto di vita, aiutandolo ad affrontare le piccole e grandi difficoltà che ha incontrato…piano piano il mio bambino ha acquistato sicurezza, si è sentito a suo agio, forte e sicuro, tanto da poter uscire dal suo mondo silenzioso e vivere finalmente con la spensieratezza che un bambino si merita.

Secondo me, sia nel contesto scolastico sia in quello sportivo, non vale la pena sprecare tempo cercando di spiegare il ms a qualcuno che non ha né la voglia, né la capacità e nemmeno la sensibilità per comprenderlo, in questo caso il rapporto con il bambino sarebbe “forzato” e difficilmente riuscirà a fare progressi.
La cosa più importante è trovare qualcuno che abbia la sensibilità per seguirlo, se si ha questa grande fortuna, come è stato per noi, il bambino potrà fare grandi progressi!

La sua forza, la sua determinazione, la sua passione per l’hockey e il suo allenatore, sono stati fondamentali per dargli la sicurezza necessaria ad uscire dal suo mondo silenzioso…e per fargli vivere e affrontare la vita e le novità, adesso, con una serenità e una tranquillità da fare invidia!

Maria: il nuoto e la danza – Io da piccola non è che abbia fatto molti sport, un po’ perché comunque sono sempre stata piuttosto pigra, diciamo. E non c’è mai stato nulla che mi ha appassionato davvero.
Ho fatto un anno e mezzo di nuoto quando ero alle elementari, che poi ho abbandonato per un motivo banale ma che per me, che ero muto selettiva, non lo era affatto: l’istruttrice mi aveva ripresa durante un esercizio in acqua che non mi era riuscito molto bene. Mi ero sentita mortificata, mi ero messa a piangere e da lì in poi non sono più andata a nuoto. Penso che nonostante non avessi una forte passione per lo sport, avrei forse continuato, perché comunque era un ambiente diverso da quello scolastico e avevo l’opportunità di stare insieme ad altri bambini, era più stimolante per me sicuramente.
Poi provai danza moderna. Anche quella durò poco. Ero sempre alle elementari e la abbandonai sempre per il fatto che ero un po’ pigra e poi avevo un’insegnante che era troppo rigida. Mi metteva angoscia e quindi lasciai perdere. Però il fatto di stare in un gruppo era molto bello anche lì. Avrei continuato se non fosse stato per queste cose. (Con il mutismo selettivo ci si concentra sempre sulla scuola, che è la parte più difficile secondo me. Bisognerebbe iniziare da ambienti esterni, più rilassanti e meno stressanti. La scuola è l’ultimo scoglio.)
Per anni non ho più fatto sport. Quando avevo 13 anni ripresi a fare danza. Ed è durata stavolta 5 anni. Una mia compagna di classe mi propose se volevo iscrivermi. Era un’associazione sportiva, la Pgs. (Polisportive giovanili salesiane.) Facevamo danza nell’oratorio di questa chiesa, che aveva il teatro all’interno ed era stupendo. Le insegnanti erano giovani e con il gruppo mi sono trovata molto bene. Mi sono sentita subito accolta. Ho fatto anche delle gare con loro ed è stato molto emozionante. Mi è servito molto. Ho imparato tanto. Soprattutto quando andavamo fuori a fare le gare, ho imparato a stare lontano da casa e distaccata dalla mia famiglia anche se erano quattro giorni. Ho imparato a rendermi autonoma un po’ di più. Ho affrontato anche la paura di stare lontano da casa e da tutte le cose e persone alle quali ero affezionata. Perciò è stato molto di aiuto. E mi divertivo un sacco, eravamo un bel gruppo.
Poi c’è stato l’anno della maturità e il nostro gruppo è stato chiuso… per via del fatto che era l’ultimo anno di superiori e quindi nessuna ci andava più (eravamo divise per età) perché c’era tanto da studiare. Io avrei anche continuato, onestamente. Però non è dipeso da me. Ed è un’esperienza che, se tornassi indietro, rifarei altre mille volte

Mari vola sul ghiaccio – Ho 12 anni e sono sempre stata un tronco: a ginnastica non riesco a fare le capriole, da piccola non riuscivo a correre, fare le flessioni, saltare. Ancora oggi ho l’incubo della pallavolo e del dodgeball: al mio fisico ci tengo e se mi faccio male è un guaio! Poi tutti mi guardano e mi sento una schiappa, mi sembra che tutti mi guardano e ridono, nella palestra della scuola.
Però sono brava a fare altre cose, che vi racconto.
Da piccola un giorno sono andata a pattinare su ghiaccio in un villaggio di Natale. Si fa per dire… non era pattinare ma camminare tenendomi alla balaustra, cercando di non cadere. Avete idea di quanto sia scivoloso il ghiaccio? Sembrava burro e le gambe andavano dappertutto.
Ma lì, quel giorno, la mamma ha preso il bigliettino di un insegnante e mi ha detto che qualche lezione mi avrebbe permesso di imparare a stare in piedi e divertirmi di più.
Ho conosciuto quindi Benjamin, che è un ragazzo tasticofan e che mi ha insegnato a pattinare. Lui era un campione e mi ha portata a fare artistico in un grande palazzetto di Milano. E’ stato il mio allenatore per due anni ma poi è andato via.
Sono passata ai corsi ma non mi divertivo molto… era noioso, sempre fermi, sempre a fare le stesse cose… con quelle con la puzza sotto il naso… io sono più sportiva, non mi piace fare le mosse e i balli.

Quelli nella pista di sotto si divertivano mooooolto di più. Ci andava mio fratello, avevano dei pattini lunghissimi e filavano veloci, con le tute strette e il casco… meglio del mio costumino triste…
Un giorno mi hanno invitata a provare… io mi sono innamorata e non ho smesso più. Lo short track è il pattinaggio di velocità su ghiaccio. Ho fatto tante cose in questi anni: tante gare, anche in Francia e il prossimo anno farò quelle ancora più importanti.
Pattinare mi fa sentire libera, veloce, felice. So che non tutti sono capaci quindi mi sento brava in qualcosa. Poi bisogna fare attenzione, essere svegli, superare gli altri, non cadere. Ho fatto tanti amici, e tante amiche anche se non abitano a Milano ma a Torino o nei posti di montagna! Le incontro sempre alle gare. Riesco a parlare, anche se qualche volta gli allenatori (sono tutti maschi!) mi mettono un po’ a disagio. Uno è bravissimo è stato l’allenatore della Arianna Fontana che è il mio idolo e ha vinto le Olimpiadi. Con lui faccio un po’ fatica a parlare… anche se è buono.
A me lo sport piace, io sono felice quando pattino, mi sento libera e penso che tutti dovrebbero provare a correre veloci come il vento.

Tanti sport ma sempre in silenzio – Mia figlia ha fatto nuoto, pallacanestro e pallavolo. Nonostante ottimi allenatori e degli splendidi compagni di squadra, l’attività sportiva non ci ha aiutato col nostro problema. Ci andava volentieri: scarpe, tuta e via. Ma una volta in palestra… testa bassa. Esecutiva. Bravissima. Qualche leggero sorriso davanti ai complimenti di allenatori e compagni. Mai dato il 5 a nessuno. Mai interagito in spogliatoio. A pallavolo doveva dire qualche cosa a voce alta (forse prima di lanciare la palla in battuta) e non c’è stato verso. Mi viene in mente ora.. che quest’inverno ha vinto la campestre del nostro comune. È arrivata prima nella sua categoria. Medaglia stretta di mano da parte di non so chi. Torna a casa e noi le facciamo una grande accoglienza fatta di bravissima sei stata la numero uno.. e lei negava. Ci ho impiegato settimane perché accettasse il fatto di essere arrivata prima su tutte le bambine delle classi del comune. Diceva di aver vinto solo contro le sue compagne. Settimane perché gioisse della sua vittoria. È dura a volte.

Roberta, gli ostacoli e il dialogo con Gadget – Roberta ora ha 15 anni ed ha provato nuoto, ginnastica artistica e tennis. Parlava pochissimo coi coetanei e ancor meno con gli istruttori e diceva che a lei nessuno diceva: “Brava!”
Effettivamente aveva un congelamento anche fisico quindi non brillava in scioltezza e coordinazione.
In prima media ha iniziato equitazione, inizialmente la cosa positiva era la relazione che aveva con il cavallo e la disinvoltura che aveva a sellarlo pulirlo e metterlo nel box… Parlava dicendo a stento sì e no alle istruttrici e pochissimo con le coetanee che però non erano fisse quindi cambiavano ad ogni lezione.

Dopo il primo anno aveva paura di non essere all’altezza di affrontare i primi ostacoli da saltare… ma i “Brava Roby!!” delle insegnanti le hanno dato l’autostima sufficiente per affrontare la situazione e (anche se con ansia) le prime gare…
Adesso dopo quasi 4 anni risponde alla sua insegnante ma non inizia mai una conversazione e non pone domande.
Quando monta a livello fisico è sciolta e sicura anche quando è sopra a cavalli molto grandi.
Questo sport le ha dato molta autostima e serenità… non vuole saltare nessun allenamento e la vedo a suo agio.Questo le da modo di parlare con le sue amiche e i conoscenti di questa sua passione
Dato che a scuola, a causa del MS, ha poche soddisfazioni, sopra il cavallo si sente coinvolta in un rapporto dove ognuno deve dare il meglio senza parlare… anche se spesso parla a Gadget quando sono soli!

Daniele e la pallavolo – Daniele ha praticato, dai 5 ai 10 anni, il karate che lo ha aiutato a prendere coscienza di sé, del suo corpo, di come muoversi in modo meno impacciato. Con i compagni ha iniziato a parlare quasi subito, con gli insegnanti c’è voluto un po’ più di tempo ma loro non avevano fretta, hanno saputo aspettare.
A 8 anni ha voluto provare la pallavolo, l’approccio è stato diverso anche perché si era già sbloccato un po’. Si è integrato molto bene, sia con chi conosceva già, sia con i nuovi compagni. Ora ha deciso di praticare solo la pallavolo, non è un super campione ma gli piace tanto, è felice e a noi interessa questo. A fine scuola, questo è il terzo anno, frequenta per una settimana lo sport camp, dove i ragazzi vengono messi a contatto con i vari tipi di sport che si possono nella nostra zona: equitazione, volley, calcio, basket, hip hop, rugby, atletica, pallanuoto. Gli piace molto anche se gli sport dove puoi avere uno scontro fisico con l’avversario, non sono i suoi preferiti. Comunque in questo ambito si è sempre trovato bene, ha sempre parlato con tutti bambini e adulti. Sicuramente è una esperienza positiva!

Marica ama la danza – Mia figlia fa danza (classico moderna tip tap) ha sostenuto anche gli esami : abbiamo presentato i documenti per chiedere che non le venisse chiesto di salutare e rispondere all’appello agli esami, questo non l’ha esentata dalla valutazione sull’espressione facciale. Le sue insegnanti di danza l’hanno assecondata in questi anni per non avere effetti opposti. Ora che ha iniziato a parlare in classe a scuola, è migliorata anche nella danza. A una lezione di danza è venuta la maestra di scuola e l’ha fatta parlare e visto che una bambina del corso di danza è sua allieva, ha dato delle dritte a questa bambina su come fare partecipare Marica al gruppo. Le insegnanti di danza hanno visto Marica parlare, quindi ora le chiedono di parlare, non necessariamente davanti alle altre bambine se la vedono impacciata.

Mattia piccolo calciatore – A Mattia il calcio ha aiutato tantissimo. Sarà che è proprio portato, ma lì ha sempre parlato. Gli è servito per migliorare l’autostima. Il calcio è la sua passione… anche x il rapporto con gli amici, lo stimano tanto e per loro il mutismo passa in secondo piano.

Ilenia ha scoperto la danza moderna – Ilenia pratica danza moderna da settembre. Sul palco è molto disinibita e a suo agio. Ieri si è svolto il suo secondo saggio e il presentatore ha chiesto a tutto il gruppo, bambina per bambina, di presentarsi dicendo il proprio nome al microfono. Mia figlia era la prima… ha praticamente rotto il ghiaccio e mai mi sarei aspettata di sentirla pronunciare il suo nome a voce alta di fronte a un pubblico numeroso.

Miriam e le gare di danza contemporanea – Miriam 9 anni , ms da 5 anni, fa danza contemporanea. Premetto che aveva il terrore della musica alta… beh in seconda elementare ci siamo trasferite e ha voluto iscriversi a danza con le sue amiche. Siamo al terzo saggio e ha gia fatto 8 gare vincendo quasi sempre il primo posto anche se quando chiedono il suo nome lei sorride solo… ed è tanto.

Luca, giocatore di basket – Luca, 9 anni, ha iniziato a praticare basket da quando aveva 4 anni . I primi tempi sono stati duri perché lui partecipava alle attività ma si bloccava quando c’era da parlare. Piano piano è diventato sempre più disinibito, ha iniziato a parlare con i compagni, a migliorare le sue prestazioni e a compiacersi della sua bravura. Io ho sempre pensato che a lui lo sport ridava nuova linfa vitale, lo riportava in una dimensione in cui era finalmente felice e (quasi) spensierato.

Dopo 5 anni continua a frequentare basket, non ha mai voluto provare altro, non parla con gli istruttori ma si è sbloccato con i compagni e i genitori dei compagni. Adora partecipare ai tornei, alle partite con gli spettatori , far vedere quello che sa fare e ha imparato a perdere anche con dignità! In questi anni, davvero, in certi momenti ho pensato che lo sport fosse la sua principale valvole di sfogo e non riesco nemmeno ad immaginare il nostro percorso senza.

Aurora e la danza – Aurora … 11 anni, danza. Da quando aveva 4 anni ed è stata la sua fortuna… ha alzato il suo livello di autostima, ha trovato delle nuove amiche (che non l’hanno mai etichettata) ed è riuscita ad esprimersi senza parlare. Non è stato semplice all’inizio, ma ora è l’unica cosa che riesce a calmarla dall’ansia della scuola!!!

Lucia e l’equitazione – Mia figlia Lucia, 5 anni e mezzo, ha iniziato da poco equitazione ma devo dire che ha avuto un impatto molto positivo; da subito ha risposto alle domande dell’istruttrice che mi ha detto che se non le avessi parlato del ms, non avrebbe notato nulla di strano. Ha acquisito piu sicurezza, da premettere che mia figlia è molto paurosa… e lì fa cose che non avrei mai creduto potesse fare con i cavalli! il contatto con gli animali in generale lo vedo molto positivo, lo stare all’aria aperta è importante per loro. L’esperienza positiva della lezione di equitazione le ha dato più fiducia anche nel provare a fare giochi di cui aveva paura (tipo scivolo ai gonfiabili) insomma le ha dato un po di coraggio nel provare.

Il pattinaggio a rotelle – Mia figlia fa pattinaggio a rotelle. Le insegnanti sono bravissime ma con il suo ms non l’ha aiutata, non dice una parola neanche con le altre bambine che si avvicinano.

Tanti sport – Danza, pattinaggio, pallavolo e infine ginnastica artistica… la sua propensione allo sport le ha aumentato considerevolmente l’autostima e fatto fare progressi con la parola e i compagni. Direi sì, fare sport aiuta.

Un grazie speciale a tutte le mamme e alle ragazze che hanno raccontato la loro esperienza, quella dei loro figli, nell’attesa di ricominciare un nuovo, bellissimo anno sportivo!

Daniela Conti

Spazio giovani. Il primo spettacolo

Il primo spettacolo

Se il silenzio è suono, io posso dire di essermi approcciata per la prima volta a questa forma di silenzio quando frequentavo la prima media. In quel periodo espressi il mio desiderio di voler imparare a suonare uno strumento musicale, in questo caso la chitarra. Desideravo suonare la chitarra inizialmente per curiosità: credevo sarebbe stato interessante esserne capace. In seguito il mio desiderio non riguardò più solo la mia curiosità, ma anche la volontà di superare l’ostacolo che mi ritrovo costantemente davanti. Questo desiderio accrebbe quando, al corso di chitarra, mi convinsero che appena fossi salita sul palcoscenico e avessi suonato il mio brano musicale, sarei riuscita ad abbattere l’imponente montagna sempre fissa dinanzi a me.

Arrivò il giorno dello spettacolo finale ed ero così agitata (agitatissima!) all’idea di riuscire a superare finalmente  il mio ostacolo, che mi sudavano così tanto le mani da non riuscire a trovare il plettro della mia chitarra e di conseguenza non riuscii a controllare che fosse accordata correttamente.

Mano a mano che si avvicinava il momento di salire sul palcoscenico l’ansia aumentava a dismisura, tanto da rendermi conto di non riuscire a ricordare il brano musicale che avrei dovuto suonare in seguito. Quando salii sul palcoscenico e iniziai a suonare il brano che avevo scelto, l’ansia cominciò a diminuire fino a scomparire completamente. Riuscii a suonare la composizione musicale e incominciai a sentirmi a mio agio sul tanto atteso e temuto palcoscenico.
La serenità però svanì non appena mi resi conto che non era cambiato niente, che il grande ostacolo che mi ero tanto ripromessa di superare era ancora lì, proprio davanti a me. I sentimenti iniziali furono d’agitazione per essere salita su un palcoscenico, di amarezza per aver creduto fino in fondo di essere in grado di scalare l’insormontabile montagna e di delusione, per non esserci riuscita. Ero talmente tanto arrabbiata che non volevo più avere nulla a che fare con la chitarra o qualsiasi altro strumento musicale. Ero arrivata al punto di volerla addirittura vendere.

Tuttavia dopo il primo momento iniziale di rabbia, agitazione e amarezza, compresi che non poteva bastare salire solo una volta su un palcoscenico per poter finalmente liberarmi dal mio stato di timidezza, ma era stato un piccolo passo, una sfida con me stessa che ero riuscita a vincere. Mi resi conto che, nonostante tutto, avevo trascorso un’importante serata, ricca di emozioni e sensazioni particolari, indescrivibili a parole.

G.

Un contributo per una tesi di laurea sul Mutismo selettivo

Come AIMuSe, lo sapete, siamo sempre molto felici di sostenere tutti coloro che studiano e fanno ricerca sul Mutismo selettivo perciò con molto piacere pubblichiamo questa richiesta di aiuto di una studentessa che ha scelto di approfondire il tema del Mutismo selettivo nella sua tesi di laurea.

Ecco il suo messaggio:

“Gentili Genitori, mi chiamo Nicole Fenzl e sono una studentessa di Scienze della Formazione Primaria presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca, a Milano. Sono impegnata, in questo periodo, nella stesura della mia tesi di laurea sul Mutismo Selettivo nei bambini.
In qualità di futura insegnante, la mia attenzione è rivolta in particolare alle attività che si possono proporre in classe per includere e integrare i bambini con Mutismo Selettivo, in modo da abbassare il loro livello d’ansia e aiutarli a convivere serenamente all’interno del contesto scolastico.
Chiedo pochi minuti a Voi genitori per compilare il seguente questionario. La vostra opinione è molto importante per me e sarà d’aiuto per sostenere al meglio i bambini con Mutismo Selettivo, per abbassare i livelli d’ansia e affrontare la scuola con serenità.

A questo link trovate il questionario che va compilato entro il 20 luglio. Il questionario è molto breve e richiede davvero pochissimi minuti! Grazie per il vostro aiuto”

 

Prossimi eventi AIMUSE Aprile Maggio 2018

20 aprile 2018 – VALLE D’AOSTA
Primo convegno sul Mutismo Selettivo in Valle D’Aosta
Aosta (AO) presso Aula Magna del Liceo Classico Di Aosta, in Via Cappuccini, 2
ore 14:30
“Mutismo selettivo: quando le parole si bloccano”
Relatori:
Dr. Angelo Maria Inverso – Neuropsichiatra
Dr.ssa Emanuela Iacchia – Psicologa e psicoterapeuta, membro del Comitato Scientifico
A.I.Mu.Se.

 

20 aprile 2018 – EMILIA ROMAGNA
Castelfranco Emilia (MO) presso Aula Magna Istituto Comprensivo Marconi in Via Guglielmo
Marconi, 1
ore 17:00
“Un silenzio da ascoltare. Riconoscere e affrontare il Mutismo Selettivo a scuola e a casa”
Incontro gratuito per insegnanti, genitori, specialisti e quanti interessati
Relatori:
Dr. Giuliano Cuoghi – psicologo psicoterapeuta, Centro Terapia Cognitiva di Bologna, docente
presso la Scuola Bolognese di Psicologia Cognitiva
Loretta Finch – docente scuola primaria
Dr.ssa Caterina Mirella Donato – psicologa psicoterapeuta, specialista Rete A.I.Mu.Se,
insegnante

 

20 aprile 2018 – ABRUZZO
Castel di Sandro (AQ) presso Sala Consigliare della Comunità Montana in Via Sangro, 54
ore 15:00

“Il silenzio nel Mutismo Selettivo. Come ri-conoscere, accettare, affrontare”
Seminario in-formativo per docenti, genitori, specialisti
Relatori:
Dr.ssa Marta Di Meo – psicologa psicoterapeuta
Angela Serafini – Dirigente Scolastico dell’I.C. “A. Merini” di Castel di Sangro

 

21 aprile 2018 – UMBRIA
Primo convegno sul Mutismo Selettivo in Umbria
Terni (TR) presso Casa delle Donne in Via Aminale, 22
ore 10:30
“Mutismo Selettivo: dal silenzio alla voce”
Relatori:
Marco Lauciani – Vice Presidente A.I.Mu.Se.
Dr. Mario D’Ambrosio – psicologo psicoterapeuta, formatore
Donatella Pes – Referente A.I.Mu.Se. Sardegna
Romina Bracchi – Referente A.I.Mu.Se. Umbria

 

21 aprile 2018 – CALABRIA
Reggio Calabria (RC) presso Sala Nicola Calipari Consiglio della Regione Calabria
ore 9:00
“Il Mutismo Selettivo. Quando è il silenzio a parlare”
Giornata di studio gratuita patrocinata dall’Ordine degli Psicologi della Regione Calabria
A.I.Mu.Se. è stata invitata ad occupare l’intero spazio pomeridiano come esperta del Mutismo
Selettivo, con gli interventi della Referente A.I.Mu.Se. Calabria, Dr.ssa Paola Ancarani, e della
musicoterapeuta Dr.ssa Sonia Falcone

 

27 aprile 2018 – SICILIA
Marsala (TP) presso Liceo Scientifico “P. Ruggieri” in Via Giovanni Falcone, 14
ore 15:00
“Ascoltami quando (non) ti parlo”
Seminario informativo-formativo gratuito sul Mutismo Selettivo
Relatori:
Dr. Rocco Giacalone – Resp. U.O.S. Neuropsichiatria Infantile Distretto Marsala
Dr.ssa Caterina Fazio – Referente A.I.Mu.Se. Sicilia
Dr.ssa Laura Caimi – Psicologa Psicoterapeuta

 

5 maggio 2018 – SICILIA
Sortino (SR) presso Centro New Generation in Via Carlentini, 9/A
ore 15:30
“Comprendere il Mutismo Selettivo”
Seminario gratuito in-formativo
A.I.Mu.Se. sarà presente nella persona della Referente A.I.Mu.Se. Sicilia, Dr.ssa Caterina Fazio,
che interverrà durante il seminario.

Spazio Adulti. Il corso di sci e… di vita

Ho 45 anni e sono sposata con un appassionato sciatore. Mio marito ha sempre sciato, fin da quando era piccolissimo ed ha trasmesso questa sua passione a due dei nostri tre figli, ma solo perché il terzo è ancor troppo piccolo per infilarsi gli sci.
Io invece non ho mai sciato, nonostante le richieste e le insistenze di mio marito…. A dire il vero quando ero più giovane un tentativo l’ho fatto, ma una brutta caduta mi ha fatto cambiare idea immediatamente.
Lo sci è uno sport che mi ha sempre trasmesso incertezza e timore; incertezza per il fatto che con gli sci ai piedi bisogna riuscire a stare in equilibrio e timore per la probabilità di cadere e… farsi male.
Lo scorso anno, però, ho cambiato idea.
Sì, perché ho pensato che tra qualche anno, quando tutti in famiglia scieranno, dovrò passare le domeniche da sola in rifugio o a passeggiare sulla neve, e privarmi della possibilità di condividere del tempo con tutti loro.
Perciò mi sono decisa e mi sono iscritta ad un corso di sci organizzato dalla scuola dei nostri figli.
Il primo approccio è stato un immediato disastro: sul terreno pianeggiante riuscivo a stare in piedi, ma quando affrontavo la discesa non riuscivo proprio a reggermi, perdevo l’equilibrio e… cadevo… mi rialzavo e… cadevo… E ancora mi rialzavo e cadevo, cadevo, cadevo…
Ad ogni caduta facevo sempre più fatica ad alzarmi, anche a causa del dolore sempre più intenso, e perciò ero sempre più scoraggiata; gli altri genitori, principianti come me, se la cavavano decisamente meglio, riuscivano a reggersi in piedi, certo barcollavano ma cadevano molto meno di me, o non cadevano affatto.
L’istruttrice è stata molto gentile: “signora non si preoccupi vedrà che andrà meglio, continui a provare” e anche gli altri genitori del corso cercavano di incoraggiarmi e confortarmi. Era quello che pensavo anche io, “ce la faccio” mi ripetevo. “Sono una discreta sportiva e riesco bene in tutto, ce la farò anche questa volta”.
D’altra parte sono del segno dell’Ariete, determinata e testarda, e quando voglio arrivare da qualche parte ci riesco, stringo i denti, batto i pugni, ma ce la faccio.
Però questa volta… questa volta è stato diverso.
Le mia certezze hanno cominciato ad incrinarsi quando mi sono resa conto che con il passare del tempo non miglioravo affatto, anzi continuavo irrimediabilmente a cadere.
Anche l’istruttrice, ad un certo punto, ha dovuto mollare: mi ha detto che non poteva lasciare soli gli altri del corso per seguire solo me e mi ha affidata ad un suo conoscente incontrato per caso sulla pista, perché mi accompagnasse in fondo alla discesa.
Io intanto ero sempre più scoraggiata, arrabbiata, delusa e imbarazzata.
Ogni volta che cadevo il mio senso di inadeguatezza aumentava, ero sempre più sfiduciata, avvilita, demoralizzata, e tutti questi sentimenti mi stavano sopraffacendo a tal punto da farmi sentire totalmente incapace e completamente sola.
Non avevo ricordi di essermi mai sentita così.
Alla fine delle due ore di lezione mi sono sentita sollevata, finalmente era finita, mi sono tolta gli sci e me li sono caricati in spalla, decisa ad arrivare all’auto e togliermi definitivamente anche gli scarponi.
Nel breve tragitto tra la pista e l’auto ho pensato di mollare tutto, di rinunciare, che tutto sommato forse potevo accontentarmi di passeggiate solitarie sulla neve.
Ma ho incontrato una mia cara amica che si è accorta subito del mio stato d’animo, e mi ha chiesto cosa mi stesse succedendo. Sono esplosa e le ho rivoltato addosso tutte le mie frustrazioni. Lei mi ha guardata e, scrutando i miei occhi lucidi, ha dato voce al mio stesso pensiero: “ma se veramente stai così male perché non lasci perdere?”
E qui è successo qualcosa di inaspettato.
La mie labbra di sono socchiuse e prima che io potessi avere pienamente coscienza di ciò che stavo per dire ho sentito la mia voce che diceva: “no, non mollo, devo dimostrare ai miei figli che gli impegni si portano a termine, anche se sono faticosi”.
Voi stenterete a crederlo, ma nel momento stesso in cui ho sentito la mia voce pronunciare questa parole ho compreso nell’intimo mia figlia, muta selettiva.
Ho capito cosa significhi combattere contro le proprie paure, contro un tarlo che ti blocca e che ti impedisce di essere te stessa, contro qualcosa che è più grande di te e che ti senti dentro.
Ho capito cosa significa sentirsi inadeguati, incapaci, sopraffatti e soli.
Ho capito come si deve sentire mia figlia quando non riesce a fare quello che vorrebbe, cosa prova quando vorrebbe rispondere ad una domanda ma non ci riesce, perché si rifugia nel suo silenzio, in un estremo tentativo di difesa.
Ho compreso il suo dolore, la sua angoscia, le sue sofferenze.
Ho capito quanto le costi affrontare tutto ciò e quanta sofferenza è costretta a provare, ogni giorno, tra delusioni e insuccessi, nel tentativo estremo di attaccare e vincere questo nemico.
Ma a differenza di me, mia figlia combatte contro queste paure ogni giorno da 8 anni, io invece le ho affrontate solo per poche ore, la durata di un banale corso di sci.
Non ho nascosto le mie angosce a mia figlia, le ho raccontato della mia paura di cadere, di farmi male, della vergogna che ho provato quando gli altri riuscivano e io no, di come mi sia sentita inetta e inadeguata.
Lei mi ha vista quando ero in difficoltà sulle piste da sci, mi ha vista ruzzolare, rialzarmi e cadere, e ancora cadere, ha assistito al mio fallimento e mi ha sentita dare sfogo alla mia sofferenza.
Ma è stata lei, muta selettiva, a darmi il coraggio di affrontare le mie paure, i miei timori e a darmi la motivazione per portare a termine l’impegno che mi ero presa.
Ora finalmente sciamo tutti insieme.

 

Daniela B.