Prossimi eventi settembre – ottobre 2017

30 Settembre 2017  – Lugano

Seminario gratuito rivolto a genitori, terapisti, docenti e a chiunque voglia conoscere o approfondire le dinamiche psicologiche alla base del mutismo selettivo: “Mutismo Selettivo: Il disturbo d’ansia che blocca la parola”.

 Ore 9:30 – 13:00

Aula Magna presso L.U.de.S. Lugano Campus

Via dei Faggi 4, CH-6912 Pazzallo (Svizzera)

Apertura del Seminario:

Vito Potenza, Vice Presidente UCM – United Campus of Malta

Introduce:

Elisa Marchio, Presidente Nazionale A.I.Mu.Se

Relatore:

Emanuela Iacchia, Psicologa e Psicoterapeuta. Docente nel Corso di Laurea in Fisioterapia Semmelwies University, Ludes Lugano Campus – Comitato Scientifico A.I.Mu.Se – Medici in Famiglia, Milano


30 Settembre 2017 e 1 Ottobre 2017  Bussero – Milano

Doppio Appuntamento sul Mutismo Selettivo: “Il Silenzio e le parole. Viaggio nel Mutismo Selettivo tra scrittura e immagini”

Sabato 30 Settembre

Ore 11: Presentazione del libro “Ti hanno mangiato la lingua? di Daniela Conti e mostra di illustrazioni di Maite Damone.

ore 15: Laboratorio Espressivo Artistico per bambini dai 6 ai 10 anni, condotto da Maite Damone e Manuela Sapienza. Prenotazione obbligatoria.

Domenica 1 ottobre

Ore 15:30 Incontro sul mutismo selettivo a cura di A.I.Mu.Se. (Associazione Italiana Mutismo Selettivo)

Auditorium Biblioteca, via Gotifredo da Bussero 1, Bussero (Mi) 

Intervengono:

Elisa Marchio, presidente A.I.Mu.Se, Referente Lombardia “Il Mutismo Selettivo, i genitori e l’Associazione A.I.Mu.Se.”

Dott.sa Emanuela Iacchia, psicologa e psicoterapeuta presso Medici in Famiglia di Milano e membro del Comitato Scientifico di A.I.Mu.Se. “Il trattamento del mutismo selettivo: come intervenire a casa e a scuola.”

Dott. Marco Vicari, psicologo, psicoterapeuta e musicoterapeuta: “Dal suono alla parola: l’esperienza della musico-terapia a favore di bambini con Mutismo Selettivo”

All’incontro saranno presenti Daniela Conti autrice del libro “Ti hanno mangiato la lingua?” e Maite Damone autrice della mostra e illustratrice.


2 Ottobre 2017 Novara

Il primo evento A.I.Mu.Se a Novara – Seminario informaitvo-formativo: “Mutismo Selettivo, come riconoscerlo e affrontarlo” .

Ore 17:00

Istituto Comprensivo Statale “Achille Boroli”

Via Lorenzo Magalotti n.13 – Novara (NO)

Intervengono:

Domenico Briesich, Dirigente Scolastico

Elisa Marchio, Presidente Nazionale A.I.Mu.Se

Monica Baroni, Psicologa e Psicoterapeuta: “Comprendere il Mutismo Selettivo: caratteristiche e criteri diagnostici”

Emanuela Iacchia, Psicologa Psicoterapeuta, Comitato scientifico A.I.Mu.Se: “Come affrontare il Mutismo Selettivo a casa e a scuola”


Sabato 7 ottobre 2017  – Torino

Corso di formazione: ” Mutismo Selettivo – Quell’ansia che blocca la parola”

ore 9:30 Prima sessione: Inquadramento Diagnostico

ore 11:15 Seconda sessione: Le relazioni, la famiglia e la scuola

ore 14:30 Terza sessione: La terapia nelle diverse età

ore 16:15 Quarta sessione: il confronto

ore 18:15 Conclusione lavori

ore 18:30 Compilazione Questionario di verifica ai fini ECM

STPC Torino

Via Teofilo Rossi Conte di Montelera n.3 – Torino (TO)

Docente:

Dott.ssa Emanuela Iacchia, Psicologa e Psicoterapeuta dell’età evolutiva, Docente di Psicopatologia dello sviluppo nelle Scuole di Specializzazione di Psicoterapia cognitivo-comportamentale. Didatta Sitcc. Medici in Famiglia, Milano. Comitato Scientifico A.I.Mu.Se


13 Ottobre 2017  – Teramo

Seminario Formativo: Il “silenzio” nel Mutismo Selettivo: come riconoscere, accettare e affrontare

Dalle ore 15:00 alle ore 19:00

Università degli studi di Teramo – Presso Aula Tesi, Plesso di Scienze Politiche (adiacente all’ingresso del Rettorato)

Via Balzarini n.1, CAP 64100, Teramo (TE)

Intervengono:

Prof. Parisio Di Giovanni, Delegato e Relatore dell’Università di Teramo: “L’Empowerment nel Mutismo Selettivo”

Marco Lauciani, Vice Presidente A.I.Mu.Se

Roberto Gemmi, Referente A.I.Mu.Se per l’Abruzzo

Dott.ssa Marta di Meo, Psicologa e Psicoterapeuta: “Come segnalare e intervenire in classe – Aspetti del Trattamento”

Dott. Renato Cerbo, Neuropsichiatra – Direttore U.O.C.N. Infantile, Ospedale Civile S. Spirito, Pescara: “Diagnosi – Farmacologia – Aspetti medici del Mutismo Selettivo”

Romina Bracchi, Referente A.I.Mu.Se per l’Umbria, Testimonianza: “Il Silenzio è una Voce”

Contributo del Provveditorato agli studi di Teramo, La Normativa Vigente sui BES

Relatore Dott.ssa Maria De Dominicis

Dibattito


Venerdì 13 Ottobre 2017 –  San Demetrio Corone, Cosenza.

Seminario informativo-formativo per docenti, genitori e interessati: “Le parole bloccate: riconoscere e affrontare il Mutismo Selettivo”.

Ore 16:30

Istituto Omnicomprensivo

Via Dante Alighieri n. 146, CAP 87069 – San Demetrio Corone (CS)

Intervengono:

Prof.ssa Concetta Smeriglio, Dirigente Istituto Omnicomprensivo

Dr.ssa Paola Ancarani, Professional Councelor, Trainer e Mediatrice familiare. Referente per la Calabria di A.I.Mu.Se

Dr.ssa Sonia Falcone, Musicoterapeuta. Rete Specialisti A.I.Mu.Se

Prof.ssa Giuseppina Marchianò, Responsabile scolastico per B.E.S. e D.S.A.


28 Ottobre 2017

Incontro a Napoli (in fase di organizzazione)

17 Novembre 2017

Terranova da Sibari – Provincia di Cosenza (In fase di organizzazione)

PILLOLE di PARENT TRAINING: i Killer dell’autostima: l’inquisizione

PILLOLE di PARENT TRAINING: i Killer dell’autostima: l’inquisizione

di Dott.ssa Paola Ancarani

Autostima. Ecco una parola che risuona continuamente quando parliamo delle difficoltà di chi vive il mutismo selettivo, quindi proviamo a guardarla più da vicino. Cosa significa?

Autostima è la capacità di attribuire a se stessi un valore, perciò possedere un buon grado di autostima significa avere maturato la capacità di valutare correttamente (fare una stima) sia le nostre qualità, sia i nostri punti deboli, tenendo conto che esiste un ambiente sociale con il quale siamo in relazione, che proviamo emozioni, che abbiamo pensieri basati su convinzioni e che, non ultimo, viviamo un corpo che ci invia informazioni e sollecitazioni.

L’autostima è la colonna portante della nostra identità, quindi, per fare qualche esempio: una persona che si auto incensa non è qualcuno che ha una buona stima di sé, al contrario, i suoi parametri sono da rettificare esattamente come lo sono quelli di una persona che eccede in autocritica o di una persona che si denigra in via preventiva.

In altre parole: ci si autostima correttamente quando ci si giudica positivamente in qualità di esseri umani ed al tempo stesso si valutano i propri comportamenti conferendo loro il segno che effettivamente meritano, quindi anche negativo, ma senza che ciò comporti una destabilizzazione del nostro intero essere. Il nocciolo della questione sta dunque tutta nel distinguere ciò che siamo da ciò che facciamo.

I killer dell’autostima deformano e distruggono proprio la capacità di fare questa distinzione, appare ovvio allora perché siano nemici da riconoscere e combattere.

Iniziamo oggi la caccia per stanare i 6 più spietati ed occupiamoci del N. 1: l’INQUISIZIONE.

Perché hai rotto il giocattolo? Perché non hai fatto i compiti? Perché hai picchiato tuo fratello? Perché non mangi? Perché non stai fermo? Perché non parli?…

I genitori vorrebbero capire e chiedono perché, ma i figli invece di rispondere si ritraggono, cercano scuse, inventano bugie, si arrabbiano, si bloccano. Per gli adulti queste NON sono risposte accettabili e quindi insistono, fino a quando non si innervosiscono a loro volta e la comunicazione si chiude. Ecco, il killer n.1 ha colpito.

Il primo killer dell’autostima è L’INQUISIZIONE.

Inquisire o incalzare chiedendo perché, NON funziona. Anche per i grandi spesso è difficile rispondere a domande che mirano a decodificare la ragione, ad esempio, di un comportamento impulsivo o autodifensivo, figuriamoci per un bambino o per un adolescente.

Davanti al perché i bambini, gli adolescenti e spesso anche gli adulti, maturano un senso di disagio, temono di essere criticati, di ricevere altre domande, di dire la cosa sbagliata, di non sapersi spiegare, di peggiorare le cose; inquisire indebolisce l’autostima e castra la possibilità di diventare consapevoli del proprio modo di agire e reagire.

Che fare allora?

Un primo rimedio pratico contro l’inquisizione è sostituire il “perché” con il “cosa”. Cosa è successo prima che il giocattolo si rompesse? Cosa ti ha impedito di fare i compiti? Cosa ti ha fatto così arrabbiare con tuo fratello? Cosa ti impedisce di mangiare? Cosa ti fa muovere tanto? Cosa ti blocca la voce?

Insomma l’obiettivo è rivolgere ai figli interrogativi che aprono (frasi-invito) anziché chiudere (frasi-rifiuto) e poi tacere, per lasciare spazio all’ascolto di tutto ciò che, pian piano, loro riusciranno e vorranno dire, accettando che i loro tempi e silenzi potrebbero non coincidere con quelli che i genitori vorrebbero.

Quindi cari genitori fate un bel respiro e mettetevi in posizione di caccia, per allenarvi a scovare e sconfiggere killer n.1, fatelo fino alla prossima volta, quando ci occuperemo dei killer n. 2 e n. 3: che, lo sveliamo in anteprima sono: i giudizi e le parole a tutti i costi.

Alla prossima “pillola”.

Un abbraccio di anime

Un abbraccio di anime
Dott.ssa Paola Ancarani

Per me è stato il terzo anno ad Armeno, con le famiglie e i bambini e con uno staff che si occupa di loro e di cui sono parte. È sempre stato bellissimo, faticoso e stimolante, è sempre stato un turbinio di azioni, emozioni e arricchimento, ma quest’anno mi sono sorpresa e commossa ancora di più.
Eravamo tanti, tantissimi, pensavo troppi.
Avevo molte riserve: temevo che non riuscissimo a creare quell’amalgama, quell’atmosfera, quella confidenza che ti fa ricordare nomi, volti, vibrazioni sin da subito. Avevo paura che la magia degli anni passati non si realizzasse anche questa volta. Sentivo tensione e responsabilità, perché lavorare con i grandi, al pari del lavoro con i piccoli, implica mettersi in gioco fino in fondo e prendersi cura di ciascuno per davvero.
Invece… mai come questa volta sono felice di aver avuto torto.

 

Sì eravamo davvero tanti, tantissimi ma non avrei rinunciato a nessuno di loro neppure per un momento. Ricordo nomi, volti, vibrazioni e anche le voci, moltissime, altissime, fino ad avere detto shhhhhhh in decine di casi, fino ad aver detto, complice, ad una delle mamme: ma ti sei accorta che stai rimproverando tua figlia perché urla? E aver visto sul suo volto passare prima la sorpresa e poi la commozione ed essermi commossa con lei.

E che dire dello staff? I noti, quelli che come me ci sono stati dal principio, che sono ormai più di colleghi, li penso e li sento vicini, amici, anzi qualcosa di più, e quelli che ho scoperto in questa occasione, giovani uomini e donne che ho apprezzato e stimato, con cui ho riso, riflettuto e che hanno condiviso con me un pezzo fondamentale di vita, che sono felice di chiamare crescita.
Questo è la Vacanzina, è un abbraccio di anime che si sostengono, guidano, scaldano, rassicurano e che sanno anche lasciarti andare, per muovere i passi in avanti, sentendo che le gambe reggono e il cuore ce la fa.

 

Dott.ssa Paola Ancarani, Professional Counselor, Trainer, mediatrice famigliare e Referente A.I.Mu.Se. per la Regione Calabria

Come guardarsi allo specchio

Come guardarsi allo specchio
di Maria Luciani

E’ stata la prima volta che ho partecipato a queste “vacanzine”. Si sono svolte dal 4 all’8 luglio 2017 ad Armeno.
Mi sono trovata bene e non ho avuto grandi difficoltà come mi aspettavo, solo la prima sera ho pianto per la nostalgia di casa, però la psicologa e gli educatori mi hanno tranquillizzata. Sono andata lì come rappresentante A.I.Mu.Se.
Sono uscita dal mutismo circa tre anni fa, tuttavia credo che quest’esperienza mi abbia comunque arricchito in quanto ho ancora parecchie difficoltà dal punto di vista della socializzazione. Sono ancora tante le paure dentro di me.
Questo è un concetto importante: uscire dal silenzio e riprendere a parlare non vuol dire che tutto passa così come per magia, dietro quel silenzio ci sono emozioni che solo tu puoi provare, ci sono paure e sentimenti e solo chi prova sa che non sparisce tutto in un attimo, avviene tutto gradualmente.
Spesso si pensa che riprendendo a parlare, poi diventa facile farsi degli amici e invece non è propriamente esatto perché l’ansia, i blocchi non se ne vanno via in un secondo. E’ sbagliato pensare che possa accadere tutto in due minuti perché poi si finisce per rimanerne delusi: in realtà è un percorso molto lento. Quindi sì, credo mi abbia fatto bene, è stata una bella esperienza che consiglierei a tutti.
Ogni giornata era suddivisa alla scoperta dei 4 elementi: terra, acqua, fuoco e aria. Così siamo partiti il 5 luglio con la terra. Il 4 luglio, il primo giorno l’abbiamo sfruttato per conoscerci meglio attraverso varie attività. I primi giorni indossavamo un cartellino con i nostri nomi, in modo da sapere chi eravamo. Tornando a noi, eravamo suddivisi in gruppi: c’era chi doveva fotografare le piante, chi gli animali della terra e chi i fiori. Io facevo parte del gruppo dei fiori. Il 6 luglio era la giornata dell’acqua e per l’occasione siamo andati al lago di Orta che si trova lì vicino. Semplicemente stupendo. Anche qui stessa cosa, eravamo divisi in gruppi: c’era chi doveva fotografare i mezzi di trasporto del lago come ad esempio le barche, chi doveva fotografare l’acqua da bere e chi invece il lago in generale.
Io ho avuto la possibilità di fotografare quel meraviglioso lago. Direi che a mio modesto parere sono capitata in un bellissimo gruppo. Abbiamo fatto anche una mini gita in barca e siamo arrivati fino all’isola di San Giulio. Abbiamo avuto modo di comprare anche qualche souvenir per le nostre famiglie.

Il 7 luglio era la giornata del fuoco, ma siccome non potevamo accendere un fuoco vero, rischiando di incendiare tutta la casa, abbiamo lavorato allora sul fuoco delle emozioni. Quindi ci siamo fotografati a vicenda mentre facevamo delle espressioni: felice, triste, arrabbiata.
La sera poi è stato stupendo perché abbiamo cenato con la pizza al lume di candela e poi abbiamo festeggiato con la torta il compleanno di una ragazza. Quella è stata la mia parte preferita.
L’8 luglio era la giornata dell’aria. Ci siamo divertiti a fare le bolle di sapone, come quelle che si fanno nei giochi di prestigio. Infine ognuno di noi ha scritto su dei palloncini bianchi dei desideri che volevamo ‘’affidare’’ all’aria. Poi abbiamo legato i palloncini tutti insieme e li abbiamo lasciati volare. Era carina come idea, peccato che si sono andati ad incastrare in mezzo ai rami di un albero!
Poi è arrivato il momento di tornare a casa, il momento dei saluti ed è lì che ho pianto. A me non piace piangere e mostrarmi nostalgica di fronte alle persone, ma non ho resistito a trattenere le lacrime.
Siamo usciti tutti migliorati da quest’esperienza credo. E’ stato per me un po’ come guardarmi allo specchio. Ti ritrovi lì, di fronte ad emozioni e sensazioni che tu stessa hai provato. Ti rivedi riflessa. Non è facile trovarsi faccia a faccia con le proprie paure che in fin dei conti ti hanno fatto soffrire. C’erano un po’ di ragazzi, c’è chi era più bloccato e chi un po’ meno. Bastava guardarli negli occhi per capire quanto disagio provavano. Però li ho visti più sereni alla fine. Lo scopo di queste mini vacanzine è proprio questo: stare in gruppo per vincere le proprie paure. Condividere insieme un qualcosa di positivo, stare insieme per aprirsi al mondo che c’è fuori.

 

 

 

Siamo in un arcobaleno. I soggiorni terapeutici dei ragazzi A.I.Mu.Se.

La “Vacanzina” sono anche loro: i ragazzi di A.I.Mu.Se., i giovani che anno dopo anno ripetono l’esperienza tutti insieme mettendosi in gioco, aprendosi sempre di più al mondo delle parole.
Hanno voluto raccontarci la loro esperienza, le giornate e i colori, le chiacchiere di notte, gli scherzi e le scoperte, nel clima di amicizia e condivisione profonda di chi si ritrova sapendo di vivere cinque giorni speciali.

Alessandra ci racconta il giro del mondo, tra profumi e colori e del rumore che fanno le parole, di notte: “Quest’anno siamo partiti a luglio con il nostro gruppo ormai collaudato e affiatato. Il tema della vacanzina è stato il “giro del mondo” e idealmente abbiamo toccato paesi come l’India con strane meditazioni nel parcheggio, tatuaggi con l’henne, un fantastico pollo al finto curry che forse è meglio dimenticare e travestimenti con stole per sembrare indiani. Il Brasile con la sua fagiolata con salsicce e il dubbio del “ma come si vestono in Brasile??”. L’Africa con i vari copricapi, le facce dipinte, il cous cous e la frutta esotica. Ed infine la cina con il suo (sempre finto e sempre discutibile) riso rosso mangiato con le bacchette, il pollo alle mandorle e il gelato fritto per poi giungere al momento che aspettavamo tutte con trepidazione: il momento trucco dei poveri operatori uomini diventati delle bellissime(emm…) geishe…alla fine il Giappone non è così distante. Questo è stato anche l’anno delle esplorazioni notturne, delle notti passate sul divano di nascosto (più o meno) e degli scherzi tra sangue finto ritrovato nei corridoi e bambole truccate da far paura che hanno contribuito a una notte accampate tutte insieme nel salone. Ma soprattutto è stato l’anno dove tutti si sono lasciati andare sempre di più fino ad un’apertura diversa per tutti ma ognuno dando il proprio massimo. Forse l’episodio più significativo e quello che ripensandoci fa più sorridere è stato quando ci hanno ripreso all’una di notte perché facevamo troppo casino…”

Un’altra testimonianza ce la scrive N.P.S.M. “È stata una bella esperienza perché ci ha permesso di fare amicizia con tante altre ragazze e tra noi si sono formate tante amicizie che sono continuate anche dopo che ci siamo separate. Mi sono sentita moooolto normale a meditare in cerchio insieme a un gruppo di pazzi vestiti da indiani in un parcheggio, e a giocare a “un, due, tre…cose strane” di sera per le vie del paese, per non parlare del pollo al curry con il colorante giallo al posto delle spezie e il riso con il colorante rosso per sembrare cinese che credo dovrebbero essere illegali. Però quella settimana ci ha aiutate ad aprirci con gli altri e a essere più tranquille…più o meno”
Katrin ci descrive l’arcobaleno di anime che si sono ritrovate, tra chiacchiere e avventure: “La vacanzina arcobaleno è un’iniziativa magnifica, raccoglie ragazze da tutta Italia e ci riunisce in un unico gruppo fantastico . Tutta l’organizzazione è creata con tanta gioia e accoglienza!
Attraverso questa esperienza ho trovato una nuova famiglia, certo all’inizio non tutto era facile, perché eravamo tutte un po’ timide a modo nostro, ma pian piano conoscendoci durante le giornate passate insieme giocando e chiacchierando di tutto e di più, abbiamo scoperto un nuovo mondo e non dico solo in ambito astratto ma anche fisicamente attraverso le avventurose giornate nel giro del mondo! Scoprendo nuove culture e provando nuove emozioni. Ho imparato che non bisogna cercare in altri continenti per trovare persone davvero coraggiose ed amichevoli, ma che basta fare qualche passo, un semplice sorriso e nasce qualcosa di nuovo!
Questa esperienza è stata unica con mille sfide e vittorie insieme a tante persone incredibili, con le quali abbiamo formato veramente un arcobaleno di felicità!”

Conclude Romina Bracchi, Referente A.I.Mu.Se. per l’Umbria con parole bellissime: “A pensarci, a un anno fa, quando per la prima volta incontravo questo gruppo di ragazze, non mi stupisco affatto a trovarle così felici di rivedersi, per la terza volta, ad Armeno. È un gruppo ormai unito, si sente, si capisce dagli abbracci, se guardi bene puoi anche vedere dall’interno i mesi passati a chattare e a telefonarsi. Il potere vincente del “quando ci vediamo” vola su tutto, sorpassa a tutta velocità qualsiasi paura del buio, la notte. Al buio in vacanzina si può anche mangiare, come quando ci siamo chiusi tutti con le luci spente e pescavamo a caso nel piatto. Si perché l’ignoto è divertente, possiamo inventarci cento, milioni di storie diverse, e giocare ad essere qualcosa che fino a prima non sapevamo di poter essere. La vacanzina è un microcosmo nel quale tutto è possibile, un campo di battaglia preparatorio, una rivelazione. Ad Armeno quest’estate ho visto le ragazze meravigliosamente più sciolte, con la voglia di uscire allo scoperto. Tanti sono stati i momenti emozionanti, risate, balli, volti colorati, bracciali tintinnanti, partite a minigolf e anche riflessioni e chiacchierate importanti. Quello a cui ho assistito in vacanzina questa volta è qualcosa che non si può e non si deve spiegare troppo. Basta ciò che è evidente, queste ragazze sono pronte per esplorare non solo Armeno ma il mondo intero”.