Sportelli Regionali di AIMuSe

ELENCO PUNTO INFORMA A.I.Mu.SE
Sportelli d’ascolto gratuiti su prenotazione

 

LOMBARDIA

Milano

http://www.aimuse.it/wp/wp-content/uploads/2016/01/locandina-sportello-dascolto.jpg

 

Centro Medici in Famiglia

via Lazzaro Papi 20, Milano

Si riceve ogni terzo venerdi del mese dalle ore 16:00 alle ore 18:00

Per appuntamento: lombardia@aimuse.it

tel. 3283298229

Varese

c/o Studio Dott.ssa Anita Costanzo

via Tre Valli 6 -Casciago (VA)

Per appuntamento: lombardia@aimuse.it

oppure telefonare al numero: (+39) 328 3298229

 

VENETO

Padova

http://www.aimuse.it/wp/wp-content/uploads/2015/11/Locandina-Sportello-Veneto-1.jpg

Via Annibale da Bassano 91
Per prenotazioni: veneto@aimuse.it

 

TOSCANA

 www.aimuse.toscana.it/elenco-punti-informa

 

Area metropolitana Firenze

Giacomo Matteini

Vicolo della Misericordia 7, Lastra a Signa (FI)

Si riceve ogni ultima domenica del mese dalle ore 10:00 alle ore 12:00

Si riceve per appuntamento:

puntoinforma@aimuse.toscana.it

 

Area di Lucca

Claudio Franceschi

Viale S. Francesco 1, Borgo a Mozzano (LU)

Si riceve ogni ultimo Martedì del mese

Si riceve per appuntamento:

puntoinforma@aimuse.toscana.it

 

CALABRIA

Castrolibero (Cs)

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Dssa Paola Ancarani

Via Aldo Moro 20

87040 Castrolibero (CS)

Si riceve per appuntamento

Contatti: calabria@aimuse.it

tel. 3891855301

 

Crotone
https://www.aimuse.it/2017/04/crotone-attivo-lo-sportello-informativo-mutismo-selettivo/

Per appuntamento contattare il Referente Provinciale:
roberto.facente@aimuse.it
tel.  339 4429989

 

 

SARDEGNA

Cagliari

http://www.aimuse.it/wp/wp-content/uploads/2016/11/Locandina-Sportello-aimuse-sardegna.jpg

Gian Piera Giobbe, Elisa Manca

A.Ps.I.A

Via Paganini, 8 Cagliari

Si riceve ogni secondo lunedì del mese dalle ore 18:00 alle ore 20:00

Per appuntamento:

sardegna@aimuse.it

gianpiera.giobbe@aimuse.it

tel. 3200744014

 

SICILIA

 

Barcellona Pozzo di Gotto (Me)

http://www.aimuse.it/wp/wp-content/uploads/2016/03/locandinaMSsicilia.jpg

 

Dssa Caterina Fazio

Studio Psicopedagocico

Via Kennedy 394, Barcellona Pozzo di Gotto (ME)

Si riceve per appuntamento:

caterina.fazio@aimuse.it

tel 333531620

Ale, Romy e Mari: tre ragazze A.I.Mu.Se.


Esili, delicate, bellissime tutte e tre, dolcissime.

Si incontrano nel sottopasso della stazione e si riconoscono subito… a loro basta poco, quasi niente. Un gesto appena accennato, un sorriso, uno sguardo. Un respiro più forte, a volte, per dirsi chi sono. Si riconoscono, nonostante le età molto diverse, si scambiano un saluto contento: sono un giovane pezzettino di A.I.Mu.Se., piccolo ma fatto a forma di cuore.

Non so per quale alchimia o strano caso, ma sembra che rappresentino benissimo i tre momenti di superamento del mutismo selettivo: chi parla in libertà, chi inizia a farcela e chi ne è molto molto vicino. Tutte e tre stanno vincendo.

A noi bastano i gesti” sussurra Mari, ma poi risponde ad alta voce a Romy che le parla senza smettere. Ale sorride, no… Ale ride e quella risata, silenziosa, fa un bellissimo rumore di coriandoli.

Vanno insieme verso la scuola dove si terrà il convegno A.I.Mu.Se., sono già amiche e fanno cerchio mentre Romy si dirige, con passo deciso, a chiedere in segreteria dove si trova l’aula.
Vedete, quando si ha un vissuto emotivo e fisico comune, condividere è un attimo, un piccolo attimo di meraviglia che si apre, improvviso, e rende vivo il cuore e crea un legame – parlato, sussurrato, silenzioso – che continuerà nel tempo.
Sono tre giovanissime donne che hanno il coraggio di resistere, esistere e far sentire la loro voce, ciascuna a modo proprio.

E’ stato improvviso, nel sottopasso, quel riconoscimento per il successo meraviglioso di Romy, quello in costruzione di Mari e quello pronto a sbocciare di Ale.
Esili, delicate, bellissime ma forti e coraggiose come vere Donne.

Loro hanno scritto così:

Sabato 29 aprile 2017

(Ale)
Ore 9.00 sono sul treno in direzione Bologna, arrivata al posto vedo subito alcune persone già note per i post su fb e altre che ormai sono le colonne portanti di A.I.Mu.Se., lo spirito e l’aria mi sembrano sempre gli stessi, tutti attenti e con la voglia di condivisione. Iniziano a parlare e come è solito vedo tutti assorbiti dalla carica positiva che traspare da tutti i relatori, alla fine si passa alle domande e una ormai piccola donna si alza per parlare e viene invitata a sedere in cattedra.
Sarà anche per la questione dei neuroni specchio ma, per un attimo, si ha la sensazione che tutti abbiano trattenuto il respiro, però alla fine ci riesce, parla davanti a tutti dando un esempio e un messaggio di forza grandiosa: “si può fare!” come anche Romina che ormai chiacchiera con tutti senza freno.Romina per certi versi è l’esatto opposto di me, ma nonostante questo su alcune cose ci capiamo al volo. È importante anche quando ci confrontiamo e a volte una chiude la frase dell’altra, non mi fa sentire sola e a volte anche più forte.
Un ‘altra cosa che mi ha molto colpito e che poi è venuta fuori è stato anche il rifiuto di Mari dell’aiuto, il voler fare tutto da sé e qui il pensiero va subito anche all’incompetenza di alcune figure professionali che per eccesso di autostima direi, preferiscono fare tutto loro piuttosto che creare una rete che funzioni.
Da questi incontri si torna a casa sempre un po’ cambiati e con una prospettiva diversa, come le mamme che da persone che vedono solo il “figlio con problemi” passano ad essere una via importante per aiutare a superare il MS.


(Mari)
Ho conosciuto una ragazza che non parla con le parole ma parla in altri modi. Quello più bello che ha per comunicare è il sorriso. Quando ci siamo viste ho capito che lei può riuscire a fare uscire anche la voce perché tutti possono, piano piano. Come ho fatto io, non è impossibile bisogna solo provare e poi continuare all’infinito. Certo è un po’ imbarazzante come quando ero davanti a tutti a Bologna, ma ti deve passare, non ci devi pensare, essere sicura che non succede niente e le persone ti ascoltano e non ti giudicano. Anzi con me sono state tutte gentili.
Quindi io so che noi ci capiamo lo stesso e anche di più perché capisco i suoi gesti, noi abbiamo un modo speciale per comunicare, che gli altri non vedono e non capiscono. Ma chiacchierare con la voce sarebbe bellissimo. Quindi spero che ce la farai come ce la faccio io. Da soli è abbastanza facile, ma in due ci riusciamo meglio! In tre, con Romy che parla tantissimo ancora di più!
(La ragazzina che ha parlato al convegno)

 

(Romy)

Io e Alessandra ci eravamo date appuntamento al binario 1 della stazione centrale di Bologna. Da un sacco di tempo aspettavamo quel momento, è stato proprio come lo avevamo immaginato, siamo scese dai rispettivi treni, io dal centro Italia lei da Milano, e dopo un breve ragguaglio su whattsapp “dove sei?”, “sono qui!” ci siamo viste da lontano e corse ad abbracciarci.

Poco dopo incontriamo Marina con Daniela, sua madre, non l’ avevo mai vista di persona ma era come se ci conoscessimo da tempo. Una ragazzina dallo sguardo intenso, che dice tutto.

E pensare che io da piccola credevo di essere l’ unica silenziosa del mondo! Mai avrei immaginato un giorno di poter condividere tutto questo e confrontarmi con qualcun altro. Invece eccoci, tutte e tre sul sedile posteriore di un taxi che ci sta portando alla sede del convegno nazionale Aimuse. Io sono la più grande e quella che adesso non sta mai zitta, le osservo, Alessandra e Marina, e lo so quanta voglia di aprirsi al mondo hanno, così tanta che ancora nemmeno loro se ne capacitano.

Tutte e tre ascoltiamo attente i vari interventi degli specialisti che si susseguono, ogni volta nuovi spunti, nuova luce per poter ricomporre piano piano la sensazione di quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo.
Ad un certo punto è Marina a prendere la parola per parlarci del suo libro, un atto di grande coraggio, parlare davanti a tutti, lei ci riesce e ci fa commuovere.

È stata un’ esperienza bellissima, queste due ragazze mi hanno arricchito tanto e spero anche io di averle dato una speranza, che piano piano si può diventare delle chiacchierone moleste come me che sul treno per il ritorno ho fatto amicizia con un gruppo di ragazze semplicemente intrufolandomi in una conversazione. Cerco di continuo lo scambio e il confronto con gli altri, ma il mutismo selettivo è sempre dentro me e voglio continuare a parlarne.


Romy, Ale e Mari: insieme è meglio!

Il Convegno Nazionale A.I.Mu.Se “Quando le parole non escono. Conoscere il Mutismo Selettivo per saperlo affrontare a casa e a scuola” a Bologna

 

Il 29 aprile si è tenuto a Bologna il Convegno Nazionale A.I.Mu.Se, in un’ampia sala dell’Istituto Aldini Valeriani Sirani. Un’occasione speciale, che ha visto l’incontro di quasi tutti i Referenti Regionali, del Presidente, dei soci e di alcuni professionisti che collaborano attivamente con A.I.Mu.Se.
La successiva riunione dei Referenti è stata occasione per confrontarsi, elaborare progetti e condividere il grande lavoro svolto nell’ultimo anno.

Il convegno è stato introdotto da Elisa Marchio, Presidente Nazionale A.I.Mu.Se e da Chiara Mistri, Referente A.I.Mu.Se Emilia Romagna che hanno presentato l’Associazione, le attività svolte ed i relatori.
La Dott.ssa Emanuela Iacchia, Psicologa Psicoterapeuta dell’Età Evolutiva, Associazione “Panda Onlus” Milano – Medici in famiglia, membro del comitato scientifico A.I.Mu.Se ha inquadrato scientificamente il mutismo selettivo e si è soffermata sul trattamento del disturbo, su come intervenire a casa e a scuola e come sia necessario fare “rete”, in un’ottica di effettiva ed efficace collaborazione tra scuola, famiglia, professionisti e tutte le altre persone che si relazionano con il bambino.

Marco Vicari, Psicologo Psicoterapeuta Musicoterapeuta – Medici in Famiglia ha descritto l’efficacia del percorso di musicoterapia nei casi di mutismo selettivo, illustrando il passaggio graduale dal suono alla parola nei laboratori tenuti presso Medici in Famiglia a Milano.

La Dott.sa Caterina Mirella Donato, Psicologa Psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza – Insegnante ha descritto un caso di mutismo selettivo in un bambino immigrato, spiegando le ragioni del trauma migratorio e come possano relazionarsi al disturbo.
In conclusione Marina M., fino allo scorso anno muta selettiva, piccola co-autrice di “Ti hanno mangiato la lingua?”, ha trovato il coraggio di raccontare la sua fiaba inserita in appendice al libro, e vincere la paura di parlare davanti a tutti.
In chiusura di Convegno, sono stati molti gli interventi del numeroso pubblico, nello specifico quelli di insegnanti ed educatrici che hanno esposto casi specifici, fatto domande alla Dott.ssa Iacchia, chiesto consigli, emozionando il pubblico presente.

In margine al Convegno si è tenuta la riunione dei Soci, con relativa approvazione del Bilancio. 


Nel pomeriggio si è svolta la riunione annuale dei Referenti Regionali, proseguita anche la domenica mattina: questo importante momento di lavoro comune ha consentito di poter programmare le attività dei prossimi mesi e di discutere delle strategie da mettere in campo per migliorare l’efficacia degli interventi informativi e formativi. 

 

 

 

Bologna, emozioni e coraggio: tante voci dal convegno A.I.Mu.Se

 

 

Bologna è luminosa e ci accoglie con una giornata di primavera, tra i suoi colori caldi e l’azzurro del cielo, tra le nuvole e il sole. La sua posizione geografica speciale, crocevia di linee aeree e ferroviarie, permette a tutti noi di A.I.Mu.Se. di raggiungerla con relativa facilità. Ed è così che, di prima mattina, partiamo dalle nostre regioni per arrivare al Convegno: in aereo dalla Calabria, dalla Sardegna e dalla Sicilia, in treno da Milano e dall’Umbria, in auto dal Friuli e dalla Toscana… I messaggi su Whatsapp si rincorrono: “se mi aspetti, poi andiamo insieme!”, “sono salita sul treno!”, “a che punto sei?”, “o mamma, ho sbagliato treno, torno indietro, arrivo tardi (ad A.I.Mu.Se. succede anche questo!), “l’aereo è decollato!”, “il mio è in ritardo!”, “se vi serve un passaggio, io ci sono”… Da tutta Italia l’associazione si è mossa insieme, per essere – una volta all’anno come ogni anno – presente nello stesso posto e nella stessa ora: 10:30 tutti in aula magna al convegno Nazionale.
La parola che riassume questo momento è “incontro”, un incontro che è “ritrovarsi”, per chi già si conosce e “darsi un volto” per chi ha comunicato e si è relazionato via messaggi o internet per un anno intero.
Dare un volto, ma anche ascoltarsi, abbracciarsi come i vecchi amici che siamo. Perché prima di essere referenti, aiutanti, soci attivi, portavoce, simpatizzanti… siamo persone tese allo stesso obiettivo, che condividono esperienze simili e che vivono il mutismo selettivo sulla propria pelle.
E non c’è niente più di questo che possa avvicinare le persone.

Per me questo incontro è stato emozione. Emozione del conoscere e riconoscere, dell’ascoltare ancora una volta gli interventi dei relatori, di vedere mia figlia salire sul palco da sola e tirar fuori le sue parole. La giacca azzurro-positiva della dott.ssa Iacchia, il sorriso gentile del dott. Marco, gli occhi di Alessandra e la bellezza di Paola. Romy e le sue parole spigliate, Martino che è uguale alla foto del profilo Facebook, Elisa che mi espande il cuore, Chiara che rappresenta l’Emilia Romagna, gli altri referenti che non vedevo da tempo o non avevo mai conosciuto… E tutto il pubblico tra cui ho riconosciuto qualche volto e ritrovato qualche amica che non vedevo da un po’.
E’ stato bellissimo.
Per questo ho pensato di raccogliere le loro voci, le vostre, le nostre, e condividerle con voi.

Chiara Mistri, referente per l’Emilia Romagna, che in primis si è impegnata nella realizzazione di questo importante incontro scrive: “Una scoperta. Il convegno di Bologna mi ha fatto scoprire cose nuove. Molto preziose. Scoprire e ritrovare. Non solo argomenti, ma anche persone. Gli amici di Aimuse, genitori, insegnanti, specialisti. Conoscere significa imparare. Imparare significa crescere. Ecco che ogni incontro sul mutismo selettivo diventa un momento formativo: non solo nel senso didattico del termine, ma soprattutto da quello umano.
Ci sono tanti spunti importanti, tante riflessioni, tanti temi, come quelli approfonditi al convegno, dalla musicoterapia al trauma migratorio. Ma c’è una frase che mi ha colpito in particolare, e che mi porto a casa, da Bologna. È di Romina, la nostra referente dell’Umbria: “Il mutismo selettivo è un’esperienza personale”.

Sottolinea la Dott.ssa Paola Ancarani, referente della Calabria: “L’incontro a Bologna è stato come sempre arricchente, anche se io ho parlato molte volte di mutismo selettivo e ho partecipato a molti convegni Aimuse, ogni volta sembra ci sia qualcosa di nuovo che ti apre degli spiragli, sia per gli interventi del pubblico e sia per come i relatori, in modo appassionato, portano le proprie esperienze personali. Per quanto riguarda la riunione dei referenti, secondo me è una vera iniezione di fiducia, di motivazione e di condivisione. Credo che la cosa principale, quando ci si riunisce come referenti sia proprio il contatto, lo scambio al di là delle cose che si dicono che sono comunque sempre molto appropriate sia in termini di autocritica che di progettazione per il futuro. Tra l’altro, unire i due momenti dell’assemblea e della riunione tra i referenti credo sia un’ottima cosa al di là di tutto perché permette di fare una riflessione su cosa è stato fatto, su cosa vogliamo fare e soprattutto su come vogliamo farlo. Sempre viene sottolineato che è troppo poco il tempo in cui siamo insieme.

Romina Bracchi referente per l’Umbria, ci racconta gli attimi emozionanti del convegno: “Una delle cose che più mi ha colpita è stato il fatto che il convegno si sia tenuto proprio in una scuola, è stato bello arrivare e confondersi con gli studenti, passeggiare nell’atrio insieme a loro, è stata una cosa vera, molto potente. Il convegno è stato molto emozionante. Avevo già sentito varie volte parlare la dott. ssa Iacchia, ma ogni volta che la sento è veramente un’emozione, sarà per il suo tono di voce, sarà perché racconta cose che mi sono molto famigliari e le sa raccontare benissimo. Per me è stata un’emozione sentire lei, Marco Vicari che è stato bravissimo parlando di musicoterapia, poi mi ha dato prova anche nella vacanzina di questo suo metodo. E ho trovato molto molto illuminante anche l’intervento dell’altra terapista Caterina Mirella Donato che ha parlato delle famiglie immigrate. Ha detto cose che mi hanno dato dei flash pazzeschi, anche cose molto importanti sulla famiglia in generale.
Poi la Mari: quando ha parlato la Mari è stata un’emozione grandissima, perché l’emozione di tutti i presenti era palpabile e si vedeva proprio la sua determinazione, come hanno detto tutti, si vedeva che voleva a tutti i costi far sentire la sua voce, è stato bello è stata bravissima.
Poi devo dire che ogni convegno insegna qualcosa di nuovo, che non sapevo anche umanamente, anche questa volta ho fatto nuove conoscenze, ho portato l’Ale con me ed è stato bellissimo. Ogni volta mi arricchisce di qualcosa di nuovo. E’ come ritrovare una grande famiglia, perché comunque mi sento a casa, si affrontano degli argomenti che mi toccano da vicino nonostante io abbia superato il mutismo selettivo, comunque è sempre dentro di me. Qualsiasi cosa di cui si è parlato per me non è passato ma è presente”.

Elisa Marchio, Presidente A.I.Mu.Se. e referente per la Regione Lombardia, descrive invece la riunione con i referenti regionali: “L’incontro tra referenti e consiglio direttivo è per me il momento più atteso dell’anno perché significa ritrovarci tutti insieme: da una parte i vecchi compagni che fin dalla costituzione di Aimuse non hanno mai mollato e dall’altra i nuovi referenti che sono approdati in tempi più recenti. Per questi ultimi finalmente si dà un volto e una voce a un profilo Whatsapp e un indirizzo mail.
E’ bello vedere che tutti fin dal primo istante sono già coinvolti in un clima di gioiosa condivisione e voglia di fare.
Abbiamo dedicato gran parte del tempo alla programmazione delle attività future, ai nuovi eventi che si intendono realizzare, a riflettere insieme  su come migliorare ulteriormente le capacità di comunicazione dell’Associazione, come incrementare le risorse, come riuscire a fare sempre meglio e sempre di più perchè sentiamo come “nostri” tutti i bambini e ragazzi  MS che abbiamo incontrato sulla nostra strada. E ne parliamo, chiediamo aggiornamenti su di loro anche se di persona non li abbiamo mai conosciuti perché sappiamo che esistono.

L’atmosfera è partecipativa e democratica, si ascoltano i vari punti di vista e nessuno prevale sull’altro. Il brain storming diventa un’esplosione di idee, di proposte quasi sempre condivise all’unanimità.
Ma non siamo solo referenti, presidenti, consiglieri: siamo anche e soprattutto un gruppo di amici che condivide un percorso umano e familiare fatto a volte anche di fatiche. E incontrarci, stare insieme dal vivo è un pò come rigenerarci prima di ripartire”.

Quello che rimane ha anche valore per la propria professione, come scrive Caterina Fazio, referente per la Regione Sicilia: “Questa mattina ho iniziato il tirocinio pre laurea in un AIAS. Questi due giorni a Bologna sono stati per me doppiamente importanti e formativi: da un lato perché acquisisco nozioni tecniche, dall’altro perché quasi tutti i referenti sono genitori e mi arricchiscono tantissimo le loro storie quotidiane.

Le ultime parole, che sono poesia, le scrive Donatella Pes, referente per la Regione Sardegna: “Dopo averne fatti tanti, credo sempre di essere pronta ad affrontare un convegno sul MS. Invece no. Ogni volta gli eventi mi smentiscono: ogni convegno è diverso.
Il contenuto non cambia, ma basta una testimonianza, un pensiero, una parola e tutto prende una piega emozionale unica.
Un piccolo particolare aggiunto, una maestra che racconta la sua esperienza, un genitore che si commuove o una bambina MS che parla al microfono di se stessa. Questa è stata Bologna. Teatro di emozioni vere e forti. Concentrato di umanità coraggiosa, in cammino verso la comprensione di un silenzio che spaventa sempre meno e viene ascoltato sempre di più. Grazie.”

 

Daniela Conti

L’empatia, i neuroni specchio e le emozioni

 

“La risata è contagiosa” recita un detto popolare.
Si dice anche che circondarsi di atmosfera positiva alla lunga faccia bene e riesca a tranquillizzare chi di solito tranquillo non è. Allo stesso modo, quando si avverte un clima di tensione, di riflesso possiamo subirne le ripercussioni. Sono sensazioni quotidiane comuni che tutti noi, senza rendercene conto, proviamo.
Ma come spiegare tutto ciò? La risposta è piuttosto complessa.

“L’uomo è un animale sociale”, ricordo questa frase di Aristotele scritta a caratteri cubitali nel libro di diritto del primo anno delle superiori. Allora non riuscivo ancora bene a comprendere questo concetto. Ai tempi infatti ero ancora chiusa nel mutismo tanto da considerare quasi normale vivere profondamente nella mia interiorità.

In realtà, non potevo neanche immaginare che ogni gesto, ogni pensiero, ogni sentimento inespresso, ogni lacrima portata a casa erano segni primitivi e punti di contatto col mondo esterno. Ogni essere umano scalpita interiormente per riuscire a comunicare e farsi comprendere, sia con la voce sia con qualsiasi altro metodo di scambio.

C’è un sottile collegamento che ci lega all’universo tutto e ai nostri simili, qualcosa di antico, ancestrale, di cui non abbiamo coscienza ma lo avvertiamo in diversi modi. Esiste un termine per provare a spiegare questo universo di sensazioni: empatia.

L’empatia è un’attitudine della psiche a percepire le emozioni delle persone con cui entriamo in contatto, un’ attitudine innata, ce l’ abbiamo lì da sempre, un dono.
Empatia significa “sentire dentro”, è l’emozione di quando per esempio ci troviamo di fronte a un’opera d’arte, quel brivido che proviamo, che ci fa dimenticare il tempo e lo spazio e ci mette in contatto con l’artista che l’ha creata.
Ma se da una parte l’empatia è un dono che ci avvicina al mondo circostante e ce lo fa interiorizzare con tutti i suoi sentimenti, dall’altra può diventare un’arma a doppio taglio. Abbiamo il potere di entrare in contatto con l’altro, ma succede che a volte il processo di identificazione causi inibizioni e blocchi.
Un bambino empatico, per esempio, può non riconoscersi nei modelli comportamentali appresi dagli adulti e “ribellarsi”.
Questo sconvolgimento dovuto al fatto di non riuscire ad adeguarsi a modelli di condotta imposti, può impedire l’adattamento e generare ansia, sentimento indispensabile per la sopravvivenza.

Jung ipotizzò la presenza di un inconscio collettivo fatto di simboli primordiali, provenienti da molto lontano nel tempo, denominati archetipi. Tale inconscio si accumula in seguito alle ripetute esperienze di innumerevoli generazioni.
Per sviluppare una propria autonomia rispetto a questa eredità culturale l’uomo deve affrontare un percorso a volte doloroso, deve riconoscere i modelli collettivi ereditati che impediscono la sua realizzazione individuale e saperci “giocare”.

L’empatia è potenzialmente possibile perchè in ognuno di noi esiste un inconscio collettivo, una struttura comune popolata da archetipi.

Nei primi decenni del 900, Edith Stein, un’allieva del filosofo e matematico Edmund Husserl, affrontò con immediatezza l’argomento empatia, lasciando spunti interessanti per la neuroscienza attuale.

Scriveva Edith Stein:

“l’empatia, come fondamento dell’esperienza intersoggettiva, diviene la condizione di possibilità di una conoscenza del mondo esterno esistente.”

Entriamo in contatto con l’altro e ritorniamo a noi stessi arricchiti dall’esperienza altrui e questo sentire avviene su vari livelli, molto importante è il ruolo della corporeità, la sola presenza fisica di un’altra persona e qualsiasi gesto percepito scatena emozioni.

Qualunque situazione è terreno fertile per avvertire empatia, quelle che riguardano le arti soprattutto. Si pensi per esempio a quanta carica emotiva può darci il nostro cantante o gruppo preferito, scatta automatico, molto spesso, il bisogno di condivisione: le parole di una certa canzone, toccano corde nascoste in noi ed è soprendente vedere come emozioni di egual potenza possiamo ritrovarle nell’ amico che sta ascoltando lo stesso pezzo. Il sentire non è uguale da entrambe le parti, anzi, può essere diversissimo.

Quando diciamo “ti capisco”, in realtà non stiamo dicendo che abbiamo capito perfettamente come si sente l’ altro, stiamo facendo una similitudine col nostro vissuto e ci abbiamo trovato “qualcosa”, questo qualcosa poi si astrae dalle parti e ha vita propria, diventa prezioso e ci sostiene.

Mi sento di voler provare a fare un esempio pratico che riguarda la mia esperienza col mutismo selettivo. Posso affermare con certezza che l’empatia ha svolto un ruolo fondamentale nel superamento del mio blocco: non è un caso se ho parlato per prima con le persone con cui avevo stabilito, a pelle, un rapporto empatico, grazie ad esse poi è stato tutto molto più semplice.

Credo che siano sensazioni piuttosto indefinibili e difficili da interpretare, ho sempre avvertito con largo anticipo le intenzioni degli altri nei miei confronti, se qualcuno veniva da me per spronarmi a parlare era impossibile aprire bocca, se qualcun altro si avvicinava con un cd da ascoltare insieme invece, può essere che usciva fuori il fruscio di una risata impossibile da trattenere.

Ricordo che ero al mare con i miei genitori, avevo circa otto anni. Erano con noi una coppia di amici dei miei che frequentavano spesso casa nostra, ma con i quali non avevo mai proferito parola.
Ricordo una giornata in spiaggia, divertentissima, mamma e papà ridevano e scherzavano come bambini. L’ atmosfera era di allegria condivisa e nessuno pensava al mio “problema” e io ero a mio agio. In me scattò una sensazione di benessere compartecipativo e alla fine di quella giornata ero lì che parlavo come se niente fosse con quegli estranei.

Ecco perché esperienze come quelle della Vacanzina Terapeutica (ndr organizzata da Medici in Famiglia insieme ad A.I.Mu.Se,) le considero utilissime.
Il gioco, le attività di gruppo, le risate collettive, stimolano la naturale reazione a interagire, non so come si attivi tecnicamente ma si sente.

Ho sempre pensato, da quando ho cominciato a prenderne coscienza, che per uscire dal mutismo selettivo occorre uscire “fuori”. Scendere in cortile, andare a una festa, iscriversi a un corso di musica, andare al supermercato, viaggiare, anche per brevissimi tratti. Il ruolo dei genitori in questo caso è quello di aiutare il bambino a capire che ha tutti i mezzi necessari ad uscire nel mondo con le proprie forze.

Ovviamente non è che si può socializzare o empatizzare con tutti, ma l’importante è creare occasioni di scambio con gli altri, fare in modo che la personalità di ognuno, a contatto col gruppo, venga stimolata ed alimentata. Perchè poi la parola viene naturale, credetemi, la parola esce fuori dal bisogno di interagire, di entrare in contatto con qualcuno.
La parola non è tutto, io comunicavo per anni attraverso la scrittura e la figurazione, comunicavo in questo modo forse meglio di quanto faccio con la parola, ma poi ho pensato: “perchè no?”.

Per spiegare la corrispondenza biologica del processo dell’ empatia, da qualche decennio si parla di neuroni specchio.
Scoperti alla fine del secolo scorso da un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma coordinato da Giacomo Rizzolatti, i neuroni specchio sono stati originariamente individuati nella corteccia premotoria ventrale del macaco. Essi si attivano sia quando la scimmia esegue uno specifico atto motorio – ad esempio afferrare un’ arachide – sia quando essa osserva un altro individuo (scimmia o uomo) eseguire un atto motorio identico o simile.

Molteplici esperimenti mediante tecniche non invasive di neurofisiologia ed esperimenti di brain imag-ing (visualizzazione dell’attività cerebrale in vivo), hanno dimostrato che un meccanismo specchio è presente anche nell’uomo.
Come nella scimmia infatti, l’azione osservata raggiunge le aree motorie e le attiva.

In questi ultimi anni, una serie di esperimenti è stata condotta anche per quanto riguarda le emozioni, per verificare cioè se le stesse strutture corticali che si attivano quando un individuo prova un’emozione si attivino anche quando questi osserva un’emozione simile in un’altra persona.
Questa scoperta ha portato ad un importante cambiamento di paradigma scientifico perchè ha indotto a considerare come interconnessi l’aspetto motorio e il processo della cognizione.
Queste cellule sono posizionate in una regione chiave del cervello, quella che corrisponde alla capacità umana di cogliere i sentimenti altrui e di capirne le intenzioni.

I neuroni specchio sono utilissimi per spiegare, dal punto di vista fisiologico, il metterci in relazione con gli altri.
Quando conversiamo con qualcuno, la trasmissione delle informazioni va oltre la semplice comprensione delle parole, è proprio bello ciò che può avvenire: un fluire di emozioni condivise che immerge i partecipanti in una comunione metalinguistica.

 

Romina Bracchi