EMILIA-ROMAGNA. Castelfranco Emilia, un resoconto dell’evento

Una bella occasione di incontro e confronto sul mutismo selettivo, quella che si è tenuta a Castelfranco Emilia (MO) lo scorso venerdì 20 Aprile 2018. A.I.Mu.Se. ancora una volta ha cercato di avvicinarsi alla scuola e alle famiglie, per dare il maggior supporto possibile nell’affrontare situazioni delicate e difficili come quelle che si presentano nella relazione con bambini mutoselettivi.

Grazie a tutte le insegnanti e ai genitori che hanno partecipato. Un ringraziamento speciale alla collaborazione della Prof.ssa Silvia Zetti, che ha introdotto l’argomento sottolineando l’importanza di essere maestri sensibili e attenti verso le difficoltà degli alunni, al Dr. Giuliano Cuoghi, che ha illustrato le caratteristiche del disturbo e dato suggerimenti pratici ai docenti, all’insegnante Loretta Finch, che ha portato la preziosa testimonianza della sua esperienza di 23 anni fa con un’alunna mutoselettiva raccontando come la relazione con la bambina attraverso l’insegnamento della musica abbia potuto aprire la porta della voce, alla Dr.ssa Caterina Mirella Donato, che ha presentato un interessante intervento sul tema “mutismo selettivo e trauma migratorio” con l’esempio di un caso reale.

È stato un piacere confrontarci e condividere esperienze. Talmente tante le domande e gli interventi finali dei partecipanti, che siamo andati oltre l’orario previsto. Nelle testimonianze del pubblico abbiamo percepito soprattutto la difficoltà del sentirsi soli nell’affrontare la situazione, pur dimostrandosi docenti motivati ad aiutare i propri ragazzi – cosa degna di grande onore. Come abbiamo ricordato anche durante l’incontro, la collaborazione tra tutte le figure che stanno intorno al bambino mutoselettivo è fondamentale per il superamento del disturbo, e purtroppo a volte ancora manca. Ma da oggi non sono più da soli. Ecco, far capire loro che ci siamo, per loro, per i loro ragazzi, è il senso di questi incontri. Grazie ancora, alla prossima!

 

Chiara Mistri

Referente A.I.Mu.Se. Emilia-Romagna

Prossimi eventi AIMUSE Aprile Maggio 2018

20 aprile 2018 – VALLE D’AOSTA
Primo convegno sul Mutismo Selettivo in Valle D’Aosta
Aosta (AO) presso Aula Magna del Liceo Classico Di Aosta, in Via Cappuccini, 2
ore 14:30
“Mutismo selettivo: quando le parole si bloccano”
Relatori:
Dr. Angelo Maria Inverso – Neuropsichiatra
Dr.ssa Emanuela Iacchia – Psicologa e psicoterapeuta, membro del Comitato Scientifico
A.I.Mu.Se.

 

20 aprile 2018 – EMILIA ROMAGNA
Castelfranco Emilia (MO) presso Aula Magna Istituto Comprensivo Marconi in Via Guglielmo
Marconi, 1
ore 17:00
“Un silenzio da ascoltare. Riconoscere e affrontare il Mutismo Selettivo a scuola e a casa”
Incontro gratuito per insegnanti, genitori, specialisti e quanti interessati
Relatori:
Dr. Giuliano Cuoghi – psicologo psicoterapeuta, Centro Terapia Cognitiva di Bologna, docente
presso la Scuola Bolognese di Psicologia Cognitiva
Loretta Finch – docente scuola primaria
Dr.ssa Caterina Mirella Donato – psicologa psicoterapeuta, specialista Rete A.I.Mu.Se,
insegnante

 

20 aprile 2018 – ABRUZZO
Castel di Sandro (AQ) presso Sala Consigliare della Comunità Montana in Via Sangro, 54
ore 15:00

“Il silenzio nel Mutismo Selettivo. Come ri-conoscere, accettare, affrontare”
Seminario in-formativo per docenti, genitori, specialisti
Relatori:
Dr.ssa Marta Di Meo – psicologa psicoterapeuta
Angela Serafini – Dirigente Scolastico dell’I.C. “A. Merini” di Castel di Sangro

 

21 aprile 2018 – UMBRIA
Primo convegno sul Mutismo Selettivo in Umbria
Terni (TR) presso Casa delle Donne in Via Aminale, 22
ore 10:30
“Mutismo Selettivo: dal silenzio alla voce”
Relatori:
Marco Lauciani – Vice Presidente A.I.Mu.Se.
Dr. Mario D’Ambrosio – psicologo psicoterapeuta, formatore
Donatella Pes – Referente A.I.Mu.Se. Sardegna
Romina Bracchi – Referente A.I.Mu.Se. Umbria

 

21 aprile 2018 – CALABRIA
Reggio Calabria (RC) presso Sala Nicola Calipari Consiglio della Regione Calabria
ore 9:00
“Il Mutismo Selettivo. Quando è il silenzio a parlare”
Giornata di studio gratuita patrocinata dall’Ordine degli Psicologi della Regione Calabria
A.I.Mu.Se. è stata invitata ad occupare l’intero spazio pomeridiano come esperta del Mutismo
Selettivo, con gli interventi della Referente A.I.Mu.Se. Calabria, Dr.ssa Paola Ancarani, e della
musicoterapeuta Dr.ssa Sonia Falcone

 

27 aprile 2018 – SICILIA
Marsala (TP) presso Liceo Scientifico “P. Ruggieri” in Via Giovanni Falcone, 14
ore 15:00
“Ascoltami quando (non) ti parlo”
Seminario informativo-formativo gratuito sul Mutismo Selettivo
Relatori:
Dr. Rocco Giacalone – Resp. U.O.S. Neuropsichiatria Infantile Distretto Marsala
Dr.ssa Caterina Fazio – Referente A.I.Mu.Se. Sicilia
Dr.ssa Laura Caimi – Psicologa Psicoterapeuta

 

5 maggio 2018 – SICILIA
Sortino (SR) presso Centro New Generation in Via Carlentini, 9/A
ore 15:30
“Comprendere il Mutismo Selettivo”
Seminario gratuito in-formativo
A.I.Mu.Se. sarà presente nella persona della Referente A.I.Mu.Se. Sicilia, Dr.ssa Caterina Fazio,
che interverrà durante il seminario.

Spazio Adulti. Il corso di sci e… di vita

Ho 45 anni e sono sposata con un appassionato sciatore. Mio marito ha sempre sciato, fin da quando era piccolissimo ed ha trasmesso questa sua passione a due dei nostri tre figli, ma solo perché il terzo è ancor troppo piccolo per infilarsi gli sci.
Io invece non ho mai sciato, nonostante le richieste e le insistenze di mio marito…. A dire il vero quando ero più giovane un tentativo l’ho fatto, ma una brutta caduta mi ha fatto cambiare idea immediatamente.
Lo sci è uno sport che mi ha sempre trasmesso incertezza e timore; incertezza per il fatto che con gli sci ai piedi bisogna riuscire a stare in equilibrio e timore per la probabilità di cadere e… farsi male.
Lo scorso anno, però, ho cambiato idea.
Sì, perché ho pensato che tra qualche anno, quando tutti in famiglia scieranno, dovrò passare le domeniche da sola in rifugio o a passeggiare sulla neve, e privarmi della possibilità di condividere del tempo con tutti loro.
Perciò mi sono decisa e mi sono iscritta ad un corso di sci organizzato dalla scuola dei nostri figli.
Il primo approccio è stato un immediato disastro: sul terreno pianeggiante riuscivo a stare in piedi, ma quando affrontavo la discesa non riuscivo proprio a reggermi, perdevo l’equilibrio e… cadevo… mi rialzavo e… cadevo… E ancora mi rialzavo e cadevo, cadevo, cadevo…
Ad ogni caduta facevo sempre più fatica ad alzarmi, anche a causa del dolore sempre più intenso, e perciò ero sempre più scoraggiata; gli altri genitori, principianti come me, se la cavavano decisamente meglio, riuscivano a reggersi in piedi, certo barcollavano ma cadevano molto meno di me, o non cadevano affatto.
L’istruttrice è stata molto gentile: “signora non si preoccupi vedrà che andrà meglio, continui a provare” e anche gli altri genitori del corso cercavano di incoraggiarmi e confortarmi. Era quello che pensavo anche io, “ce la faccio” mi ripetevo. “Sono una discreta sportiva e riesco bene in tutto, ce la farò anche questa volta”.
D’altra parte sono del segno dell’Ariete, determinata e testarda, e quando voglio arrivare da qualche parte ci riesco, stringo i denti, batto i pugni, ma ce la faccio.
Però questa volta… questa volta è stato diverso.
Le mia certezze hanno cominciato ad incrinarsi quando mi sono resa conto che con il passare del tempo non miglioravo affatto, anzi continuavo irrimediabilmente a cadere.
Anche l’istruttrice, ad un certo punto, ha dovuto mollare: mi ha detto che non poteva lasciare soli gli altri del corso per seguire solo me e mi ha affidata ad un suo conoscente incontrato per caso sulla pista, perché mi accompagnasse in fondo alla discesa.
Io intanto ero sempre più scoraggiata, arrabbiata, delusa e imbarazzata.
Ogni volta che cadevo il mio senso di inadeguatezza aumentava, ero sempre più sfiduciata, avvilita, demoralizzata, e tutti questi sentimenti mi stavano sopraffacendo a tal punto da farmi sentire totalmente incapace e completamente sola.
Non avevo ricordi di essermi mai sentita così.
Alla fine delle due ore di lezione mi sono sentita sollevata, finalmente era finita, mi sono tolta gli sci e me li sono caricati in spalla, decisa ad arrivare all’auto e togliermi definitivamente anche gli scarponi.
Nel breve tragitto tra la pista e l’auto ho pensato di mollare tutto, di rinunciare, che tutto sommato forse potevo accontentarmi di passeggiate solitarie sulla neve.
Ma ho incontrato una mia cara amica che si è accorta subito del mio stato d’animo, e mi ha chiesto cosa mi stesse succedendo. Sono esplosa e le ho rivoltato addosso tutte le mie frustrazioni. Lei mi ha guardata e, scrutando i miei occhi lucidi, ha dato voce al mio stesso pensiero: “ma se veramente stai così male perché non lasci perdere?”
E qui è successo qualcosa di inaspettato.
La mie labbra di sono socchiuse e prima che io potessi avere pienamente coscienza di ciò che stavo per dire ho sentito la mia voce che diceva: “no, non mollo, devo dimostrare ai miei figli che gli impegni si portano a termine, anche se sono faticosi”.
Voi stenterete a crederlo, ma nel momento stesso in cui ho sentito la mia voce pronunciare questa parole ho compreso nell’intimo mia figlia, muta selettiva.
Ho capito cosa significhi combattere contro le proprie paure, contro un tarlo che ti blocca e che ti impedisce di essere te stessa, contro qualcosa che è più grande di te e che ti senti dentro.
Ho capito cosa significa sentirsi inadeguati, incapaci, sopraffatti e soli.
Ho capito come si deve sentire mia figlia quando non riesce a fare quello che vorrebbe, cosa prova quando vorrebbe rispondere ad una domanda ma non ci riesce, perché si rifugia nel suo silenzio, in un estremo tentativo di difesa.
Ho compreso il suo dolore, la sua angoscia, le sue sofferenze.
Ho capito quanto le costi affrontare tutto ciò e quanta sofferenza è costretta a provare, ogni giorno, tra delusioni e insuccessi, nel tentativo estremo di attaccare e vincere questo nemico.
Ma a differenza di me, mia figlia combatte contro queste paure ogni giorno da 8 anni, io invece le ho affrontate solo per poche ore, la durata di un banale corso di sci.
Non ho nascosto le mie angosce a mia figlia, le ho raccontato della mia paura di cadere, di farmi male, della vergogna che ho provato quando gli altri riuscivano e io no, di come mi sia sentita inetta e inadeguata.
Lei mi ha vista quando ero in difficoltà sulle piste da sci, mi ha vista ruzzolare, rialzarmi e cadere, e ancora cadere, ha assistito al mio fallimento e mi ha sentita dare sfogo alla mia sofferenza.
Ma è stata lei, muta selettiva, a darmi il coraggio di affrontare le mie paure, i miei timori e a darmi la motivazione per portare a termine l’impegno che mi ero presa.
Ora finalmente sciamo tutti insieme.

 

Daniela B.

Spazio Giovani. Io, mia sorella e il mutismo selettivo

All’inizio non riuscivo a capire il perché, mi domandavo il motivo per cui mia sorella aveva smesso di parlare in pubblico, volevo chiederlo a lei personalmente ma ogni volta che cercavo di affrontare questo argomento vedevo che si trovava a disagio e si arrabbiava, allora ho smesso di cercare risposte.
Ma questo inizialmente ha creato un distacco tra noi due: io non riuscivo a comprendere perché continuava a comportarsi così, non sapevo cosa rispondere agli altri quando mi chiedevano del suo atteggiamento, mi sentivo come se lei lo facesse apposta per un dispetto o qualche altro motivo.
Inizialmente pensavo fosse timidezza e paura, ma una risposta ben precisa non c’era mai.
Per un certo periodo ero frustrata, poi col passare del tempo mi sono abituata, e non mi ha dato più fastidio, era diventata la sua caratteristica, certo, delle volte era lo stesso difficile dover affrontare alcune situazioni, o bisognava fare dei passi in più poter accomodare le sue esigenze.
Il problema più grave è stato quando, insieme al mutismo selettivo, si è unita anche la sua chiusura verso gli altri, e non solo quelli estranei ma anche i suoi famigliari me inclusa, ed è qui che ho iniziato a soffrire, perché pensavo non mi volesse più bene, e non potevo ricevere da lei nessuna spiegazione.
Poi i miei genitori hanno scoperto l’associazione AIMUSE, che grazie ai vari incontri organizzati mi hanno fatto capire che quello che stava avvenendo a mia sorella non era qualcosa di completamente fuori dal normale, ma che il mutismo selettivo era un qualcosa che esisteva e che poteva capitare. Ho imparato che non bisogna isolare o arrabbiarsi con chi è in qualche modo “diverso”, ma con pazienza, tranquillità e guardando tutto con un altro punto di vista, si riesce pian piano a trovare una soluzione.
Adesso anche se mia sorella non parla sempre con tutti, ci sono stati senza dubbio dei progressi e siamo riuscite a trovare dei punti in comune attraverso cui abbiamo stabilito un buon rapporto.
Spero con tutto il cuore che mia sorella un giorno riuscirà a superare questo suo blocco verso gli altri, ma affinché le sarà necessario continuare così cercherò di essere un appoggio per lei ed aiutarla, non avendo la possibilità di poter sentire quello che prova lei.
Avere qualcuno in famiglia con mutismo selettivo può essere difficile all’inizio, e la migliore soluzione è quello di incoraggiarlo sempre, e stargli vicino. Mai perdere la speranza e tenere duro, è solo un periodo che passerà con un po’ di aiuto e sostegno!

 

Katrin

Spazio Giovani. Perle di saggezza: quello che non dovreste dirci mai

Nella vita si incontrano tante persone, alcune riescono a comprendere e sdrammatizzare, altre invece
con piccole frasi o parole incisive, danno sfoggio alla loro insensibilità e mancanza di empatia.
In questo articolo abbiamo voluto racchiudere alcune delle frasi più stupide che ci siamo sentite dire e
provato a pensare a quello che avremmo potuto rispondere.
Ecco un elenco di contributi raccolti da ciascuna di noi “ragazze A.I.Mu.Se.”

– Un giorno, un mio professore, durante un colloquio con i genitori, ha specificato: “beh, non c’è niente di male se vuole fare l’eremita”. Immaginate la faccia scandalizzata dei miei genitori!! Cosa gli avrei risposto io? “Almeno non dovrei più ascoltarla…”

– Una delle domande più sciocche che mi sia stata fatta, da una prof, è stata: “Allora che voto ti daresti per la tua partecipazione in classe? Lascio decidere a te” penso avrei voluto rispondere quanto si sarebbe data lei per la sua “sensibilità”

– Molti mi chiedevano se mi avessero tagliato la lingua e perché non parlassi. Io in quel momento avrei voluto dirgli di farsi gli affari loro…

– Un giorno la psicologa mi ha detto, credendo di fare la simpatica: “o uno va a vivere in un eremo o in
un convento” e vedendo che sorridevo ha continuato:”ti alletta come idea?” Sarebbe stato bello dirle “ceeeerto è la mia aspirazione da tuuuuttttaaaa la vita…”

– È odioso anche quando continuano a farti notare le cose tipo “oh, hai sorriso” “oh hai guardato questo? Ti piace”… come fare passare la voglia di comunicare a chiunque…

– Durante l’intervallo la mia prof è venuta li vicino dicendo anche a compagni che non sanno nulla del MS “aiutiamo la R. a sconfiggere gli uccelli della tristezza”, avrei voluto ucciderla…

– Una delle cose più stupide che mi sono sentita dire è stata: “ma tu lo capisci l’italiano?” Oppure “ma tu ci senti?”, sinceramente non so cosa avrei risposto, sarei stata tentata di fargli vedere il mio certificato di nascita dove si accerta che sono nata in Italia, a Roma. Però vi giuro che me l’hanno fatta un milione di volte. “Ma sei italiana vero?” Probabilmente sono state le cose a mio parere più stupide.

– La domanda più stupida che mi hanno fatto è stata anche quella che mi ha “offesa” di più. È stato quando una volta mi hanno schiacciato un piede e io ho spostato il piede senza dire nulla. Allora quello che mi ha schiacciato il piede mi ha detto “ma non dici neanche ahia?” E un altro che era lì mi ha chiesto: “ma se ti violento urli?” Non mi sono proprio offesa ma boh, non sapevo cosa fare… però con il tempo mi sono vendicata abbastanza.

 

– Ricordo che un giorno durante un’ora in cui era assente una professoressa, alcune compagne si sono messe a parlare di fidanzati e la mia vicina di banco mi fa: “ti dà fastidio se parliamo di ragazzi?” Io avrei voluto risponderle: “no, mi danno fastidio le tue domande idiote.”

– In comportamento avevo sempre il voto più alto e qualche mio compagno di classe se ne usciva con questa frase: “ma è normale che a M. mettete 9 in comportamento? Sta sempre zitta.”Geni proprio.

– A volte le prof provavano a farmi qualche domanda in classe io ovviamente facevo scena muta e dei compagni dicevano: “sì ma secondo me è perché non ha studiato” inutile dire che poi erano i soliti che non aprono mai un libro…

– Una mia compagna ha detto una cosa tipo: “ma guarda che se continui così come farai quando finisci la
scuola? Guarda che non va bene nel mondo del lavoro se stai zitta eh.” Eh, non lo sapevo grazie di avermelo fatto notare…

– Una dottoressa mi disse: “ma ti hanno mangiato la lingua?” ancora con questa storia… io non so, credo che farei come sempre, fregandomene e andandomene.

– Alle superiori nel periodo di Natale la prof ci fece scrivere dei propositi per l’anno nuovo, leggendoli mi disse: “mi aspettavo che avresti scritto che avresti iniziato a parlare”… come fare passare l’ansia ad una persona…

– Alle elementari , la mia maestra di matematica un giorno mi ha detto: “se non mi parli tu, non ti parlo neanche io!” Avrei voluto risponderle che sembrava una bambina dell’asilo.

La stessa maestra, un giorno ha detto alla classe: “oggi piove perché M. ha parlato!” E io ci ho pure creduto! Sono uscita e ho detto alla mamma: “oggi piove per colpa mia!”

– Alle medie avevo una prof che continuava a dirmi cose come: “cosa pensi che farai nella vita?” E soprattutto insisteva sull’esame di terza media. Il giorno dell’esame anche una mia compagna di classe (simpatica come un dito in un occhio) mi ha detto la stessa cosa mentre stavo per entrare a fare l’esame orale. Penso che una delle soddisfazioni più grandi che ho avuto sia stata proprio in quel giorno, quando all’esame sono riuscita a parlare davanti a questa prof che è rimasta basita (credeva in me meno di quanto non ci credessi io, cioè – 11 su una scala da 1 a 10). Penso che alla fine sia stato quello a farmi sbloccare: la voglia di riscatto è di dimostrare ,alle persone che mi rompevano, che potevo farcela.

 

Ale, Fedù, Ilù, Julia,Mari, Maria, Rebù, GI